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Prevale la linea foggiana

Riforma Consorzi di bonifica
«Salvi» Capitanata e Gargano

Riforma Consorzi di bonifica«Salvi» Capitanata e Gargano

MASSIMO LEVANTACI

Dunque il “Consorzio di bonifica Centro Sud Italia”, con i soppressi enti di Arneo, Ugenti li Foggi, Stornara e Tara e Terre d’Apulia, non comprenderà anche i due consorzi foggiani di bonifica della Capitanata e del Gargano. Due modelli di gestione considerati più volte «virtuosi» dalla Regione anche in epoca vendoliana, che non sarebbero potuti finire nel calderone di una riforma «inconcepibile», vista da Foggia e non solo. Eppure fino all’ultimo manovre di palazzo avevano tentato di farli finire dentro. C’è in gioco il business dell’acqua sullo sfondo, già il ruolo di Acquedotto pugliese che subentrerà nella gestione degli enti nel 2018 viene guardato con sospetto. Con i due bocconi foggiani il piatto sarebbe stato ancor più prelibato. Perplessità espresse anche dalla Coldiretti: «È stato fatto passare il messaggio - dice il direttore Angelo Corsetti - che Aqp sia un modello a cui fare riferimento, ente pubblico su cui già pesano reiterate critiche dei cittadini per la discutibile gestione dell’acqua ad uso potabile e della ‘rete colabrodo’, quando, invece, bastava mutuare l’esperienza del Consorzio di bonifica della Capitanata che costituisce un modello italiano di ‘buon autogoverno’ e corretta gestione dei servizi».

Per questo alla fine un risultato che poteva sembrare scontato, viene salutato con sollievo e un certo disappunto per una melina portata avanti in consiglio regionale fino alle estreme conseguenze. Era stato infatti il consigliere regionale Giandiego Gatta, martedì sera, a lanciare un pubblico ammonimento: «Ingiusto equiparare i due consorzi foggiani agli altri. Non ci sto». Poi a tarda serata, il testo di due righe che rimette le cose a posto e il voto a tarda sera a sigillo della riforma.
Comprensibile ora la soddisfazione dei presidenti, Giuseppe De Filippo (bonifica di Capitanata, 450mila ettari) e Giovanni Terrenzio (bonifica del Gargano, 150 mila). «Resto sbalordito per come fino all’ultimo si sia cercato di associare il nostro consorzio agli altri che sono perennemente in crisi di gestione - rileva De Filippo - il nostro ente, fino a prova contraria, non è in salute per grazia divina ma perchè i nostri consorziati sono abituati a versare regolarmente i contributi». «Anche noi - rileva Terrenzio - operiamo in un contesto difficile, siamo l’unico ente montano, d’Italia. Ma per andare avanti la prerogativa è avere conti in ordine ed equilibrio e questo i consorziati lo hanno capito».

Il Consorzio di Capitanata, 90 mila soci-agricoltori e 450 dipendenti, esiste da novant’anni e governa la distribuzione irrigua a beneficio di uno dei comprensori più agricoli d’Italia. «Siamo più grandi degli altri consorzi messi insieme - aggiunge De Filippo - ma questo aspetto nel dibattito politico non è emerso completamente. Dobbiamo dare atto al lavoro di squadra dei consiglieri Gatta, De Leonardis e all’assessore Di Gioia se siamo riusciti ad affermare un principio. Abbiamo sensibilizzato anche i 5 stelle interessando la consigliera Barone, ottenendo un buon esempio di politica. Abbiamo seguito direttamente anche noi in consiglio le varie fasi del dibattito, proprio per il quadro di incertezza che veniva fuori. Per questo, ripeto, sarebbe stata una gravissima ingiustizia essere equiparati agli altri: il nostro consorzio è un modello di gestione idrico-irrigua anche all’estero, tempo fa abbiamo ricevuto una delegazione dalla valle del Giordano venuta a capire come si fa la gestione delle risorse idriche in un territorio assetato come il nostro. Ora - conclude De Filippo - ci auguriamo che non sia più scandaloso pensare che la Regione torni a erogare al nostro ente quei 2,5 milioni di euro per la manutenzione ordinaria che non vengono più versati da tre anni».

Il consorzio del Gargano, che a maggio compirà 60 anni (25 mila soci e 30 dipendenti) punta tutto sulla valorizzazione degli acquedotti rurali e la sentieristica per migliorare la tutela del suolo: «Abbiamo inaugurato la filiera del legno che mi auguro porterà anche occasioni di lavoro - ricorda Terrenzio - collaboriamo con il parco e i comuni, cercando di portare avanti un programma che abbracci un territorio molto esteso e impegnativo esteso per il 40% su una superficie boschiva».

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