Processo immediato dal 23 giugno per Antonio Pio Giannino, vent’anni’ da compiere tra qualche mese, studente universitario foggiano, arrestato lo scorso 13 febbraio e posto ai domiciliari per stalking nei confronti di Arianna Petti, la coraggiosa giovane che denunciando pubblicamente la persecuzione di cui fu vittima per mesi ha portato il caso alla ribalta nazionale. La foto frutto di fotomontaggi col suo volto abbinato a quello di donne nude e con frasi diffamatorie, fu affissa anche davanti ad alcune scuole, oltre che su muri di palazzi, pali della luce, cabine elettriche. Dietro questa persecuzione ci sarebbe un ex amico della vittima, stando all’atto di accusa. “Abbiamo fatte le scuole insieme, dall’asilo sino alle medie; non so perché l’abbia fatto” raccontò la Petti in una diretta sulla Rai.
Il pm ha chiesto e ottenuto dal gip Armando Dello Iacovo, il giudice che ordinò l’arresto del presunto molestatore, il processo immediato per Giannino saltando così la preliminare. Prima udienza il 23 giugno davanti al giudice monocratico. I difensori, gli avv. Riccardo Ariostino e Michelangelo Metta, valuteranno adesso se andare al processo con rito ordinario per interrogare parte offesa e testimoni a carico e discarico; oppure optare per il rito abbreviato. In tal caso il fascicolo processuale sarà trasmesso al gup che emetterà la sentenza sulla base degli atti d’indagine, con riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. L’imputato respinge le accuse. Arianna Petti si costituirà parte civile con l’avv. Fabio Verile.
Giannino è accusato di atti persecutori e diffamazione per fatti datati giugno/settembre 2025. La Procura gli contesta “d’aver compiuto reiteratamente atti persecutori con una condotta perdurante nei confronti di Arianna Petti”. In che modo? “Offendendone la reputazione, affiggendo in diversi luoghi pubblici di Foggia e anche in prossimità di luoghi frequentati da amici della vittima e di scuole, numerose immagini frutto di fotomontaggi ritraenti il volto della vittima abbinato a fotografie di donne nude”. Foto corredate da frasi offensive, come quella suggerita dall’intelligenza artificiale: “sguardo da pantera cervello da tappeto”. Alle immagini erano allegati i numeri di telefono della giovane e la scritta “tutto gratis”. Il presupposto del reato di atti persecutori è “aver cagionato nella parte offesa un perdurante e grave stato di ansia e paura, costringendola a mutare le proprie abitudini di vita, e comunque a temere per la propria incolumità”.
L’indagine prese le mosse dalla querela sporta dalla Petti a fine luglio 2025, dopo aver visto il fotomontaggio affisso davanti al liceo classico Lanza al Palazzo degli Studi. La donna nella denuncia indicò tra le persone in possesso di sue foto Giannino. “Le indagini si concentrarono su un coetaneo della vittima” scrisse la Questura lo scorso 13 febbraio nel dar notizia dell’arresto del presunto stalker “che fino a poco prima aveva intrattenuto una lunga relazione di amicizia con la ragazza”. Le foto del volto della Petti di cui sarebbe stato in possesso Giannino, “si sono rivelate compatibili con quelle usate per confezionare i fotomontaggi” aggiungeva la Polizia che sequestrò al sospettato “dispositivi informatici, rinvenendo nella disponibilità dell’indagato una foto artefatta con una didascalia corrispondente a quella affisse vicino al liceo Lanza. Come furono rinvenute tracce di conversazioni tra l’indiziato e il sistema di intelligenza artificiale ChayGpt cui chiese di formulare frasi per destare scalpore e ridicolizzare la vittima”.
















