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«Si è dovuto difendere»

Foggia, il litigio culminato a coltellate. Invocata la legittimi difesa

Ucciso per un parcheggio«Si p dovuto difendere»

«Sì, è stato il mio assistito Alberto Donato Riccio a colpire con il coltello l’altra sera sera Pompeo Piserchia, ma l’ha dovuto fare per difendersi, per non essere ucciso dopo che il coinquilino del 4° piano l’aveva aggredito nel portone, prima con pugni e quindi con il coltello che Riccio è riuscito a strappargli dalle mani, rimanendo anche ferito: questo è un caso classico di legittima difesa». Lo rimarca nella tarda mattinata parlando con il cronista l’avvocato Michele Sodrio, noto penalista foggiano, difensore del presunto assassino, all’uscita dal carcere dopo aver incontrato per due ore Riccio.

Perché Riccio non l’ha detto al pm ed ai poliziotti nell’interrogatorio in Questura dell’alta notte, avvalendosi della facoltà di non rispondere?
«Perché sono stato io» risponde l’avv. Sodrio «a consigliargli in quel momento di non rispondere alle domande e contestazioni, perché il ragazzo era sotto shock e non certo in grado di sottoporsi ad un interrogatorio».

Questo significa che Riccio parlerà quando ci sarà nei prossimi giorni l’udienza di convalida dal gip?
«Senza alcun dubbio, lo posso preannunciare già adesso. Riccio ha tutto l’interesse a dire come sono andate le cose in quanto ha agito, ribadisco, per legittima difesa: chiederò quindi al giudice di rimettere in libertà il mio assistito».

Secondo la sua versione dei fatti, allora come sarebbero andate le cose venerdì sera?
«Donato Riccio è rincasato poco dopo le 20, lavora in una impresa di pulizia. Nel rientrare a casa è stato affrontato nell’androne del palazzo di via San Giovanni Bosco da Piserchia».

Hanno litigato e il suo cliente l’ha accoltellato, dice l’accusa
«Nient’affatto, non è andata così. Riccio questa mattina» (ieri per chi legge ndr) «mi ha raccontato cosa è successo, e lo dirà al giudice. E’ stato aggredito alle spalle e colpito da Piserchia con una serie di pugni. Tant’è che in Questura l’altra notte ho chiesto che Riccio venisse fotografato in tutto il corpo, e la polizia “scientifica” l’ha fatto, perché risultassero le ferite ed ecchimosi per i colpi ricevuti».

E come è spuntato fuori il coltello da questa scazzottata, secondo la versione difensiva?
«Riccio pratica una sorta di boxe thailandese, una disciplina in cui si usano calci e pugni ed è pure abbastanza bravo: nel momento in cui è stato aggredito dal coinquilino, si è difeso ed ha avuto la meglio. E’ stato a questo punto che Piserchia ha estratto il coltello».

Da dove?
«Riccio mi ha spiegato che il coinquilino lo aveva in un marsupio a tracolla. Riccio ha schivato un primo fendente ed ha bloccato il polso di Piserchia, afferrando il coltello tanto da tagliarsi profondamente alla mano destra, ed anche questa ferita - di cui peraltro dà atto la stessa Polizia al momento dell’intervento a casa Riccio - ho chiesto che venisse fotografata in Questura. A quel punto il mio assistito ha colpito il coinquilino ed è scappato a casa, sotto shock».

E come mai quella che l’accusa indica come l’arma del delitto, un coltello a serramanico con una lama di 10 centimetri, è stato ritrovato dagli agenti delle «volanti» a casa di Riccio?
«Era talmente sotto shock da non ricordare di aver portato con sè l’arma».

Eppure quando ha aperto la porta di casa agli agenti, Riccio con la mano sanguinante ha detto di essersi ferito cadendo accidentalmente su un vetro
«Le ripeto che era sotto shock e non si rendeva conto di quanto successo. Riccio che ho rivisto questa mattina in carcere è ancora molto scosso e dispiaciuto, tant’è che voleva subito inviare una lettera ai parenti della vittima: gli ho detto che per questo ci sarà tempo, ora non è il momento».

Il movente del delitto?
«Contrasti per il parcheggio condominiale, dove mettere le rispettive auto delle due famiglie. Contrasti peraltro recentissimi, visto che Riccio e il Piserchia si conoscevano da anni, sono cresciuti insieme vivendo porta a porta e sino a qualche tempo fa, direi qualche giorno fa, i rapporti tra loro erano normali. Poi...».
Poi?

«Nei giorni scorsi, mercoledì 24 agosto, c’è stata una discussione sempre per il parcheggio. Intervenne anche una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza del “118” in quanto la mamma di Riccio si sentì male».

Nel passato del suo assistito ci sono una condanna per tentata estorsione ed una per ricettazione, con il sospetto di contiguità con un clan cittadino
«Sono vicende remote che risalgono a 9 anni fa, Riccio non è stato mai coinvolto in fatti di sangue sino all’altra sera quando ha agito per legittima difesa».

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