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L’input dalla denuncia, la prova dai filmati. Ecco sintetizzata l’indagine di Procura e carabinieri sfociata ieri nell’arresto di 13 dipendenti comunali presunti assenteisti, e nella sospensione dal lavoro di altri 7. «C’è una sorta di andazzo: gli impiegati si assentano ripetutamente dal proprio posto di lavoro sia di giorno sia nei rientri pomeridiani: a turno ognuno di loro attesta la presenza degli assenti marcando al loro posto il badge, fino ad una decina contemporaneamente». È uno stralcio della denuncia sporta il 15 gennaio del 2015 ai carabinieri della compagnia di Foggia da Giuseppe Mainiero, consigliere comunale di «Fratelli d’Italia», che parlava della situazione negli uffici comunali di viale Sant’Alfonso dove c’è il «servizio integrato attività economiche».
Raccolta la denuncia, gli investigatori del nucleo operativo della compagnia di Foggia, su decreto del pubblico ministero che ha coordinato l’inchiesta, installarono inizialmente due telecamere all’interno degli uffici di viale Sant’Alfonso, e successivamente una terza telecamera all’esterno. L’obiettivo - scrive il gip Carmen Corvino nelle 40 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare - era «documentare l’entrata e uscita dall’edificio degli impiegati; verificase se timbrassero regolarmente i loro badge; identificare eventualmente coloro che erano soliti assentarsi dal posto di lavoro per lungo tempo senza timbrare l’uscita, nonchè coloro che timbravano i badge al posto dei colleghi».
La... candid camera dell’Arma è andata avanti per due mesi, dal 23 febbraio al 24 aprile 2015, quando le telecamere sono state rimosse dopo aver dimostrato - nell’ottica accusatoria - che c’erano impiegati assenteisti. «Le riprese video» annota ancora il giudice «confermarono sostanzialmente quanto riferito da Mainiero. Le indagini sono consistite nell’estrapolazione delle immagini (riprese dalle telecamere) inerenti gli ingressi e le uscite effettuate dai dipendenti comunali in servizio nel plesso di viale Sant’Alfonso; nell’acquisizione dell’elenco dei dipendenti assegnati a quegli uffici; dei tabulati delle presenze tramite i marcatempo; ancora nell’acquisizione di informazioni su tipologie dei contratti di lavoro, permesso, congedi e benefici vari; e infine nelle annotazioni dei carabinieri scritte in occasione dei servizi di appostamento».
Cosa è emerso da due mesi di filmati? «Comparando i tabulati delle presenze, contabilizzate e remunerate agli indagati, registrate dal marcatempo, con i dati estratti dalle telecamere, è emersa la sostanziale prova, e non mero indizio per quanto grave, della truffa. Gli indagati, tutti pubblici dipendenti con un orario di lavoro da rispettare, attestavano falsamente la loro presenza in ufficio, uscendo (anche più volte durante l’orario di lavoro) senza timbrare il cartellino marcatempo. Oppure arrivavano in ritardo, o uscivano in anticipo e facendo timbrare il proprio badge a colleghi compiacenti». Questa si chiama truffa ai danni del Comune.

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