Venerdì 03 Aprile 2026 | 12:42

«Recupero crediti», il nuovo business della Società foggiana: i clan intermediari su soldi e preziosi

«Recupero crediti», il nuovo business della Società foggiana: i clan intermediari su soldi e preziosi

«Recupero crediti», il nuovo business della Società foggiana: i clan intermediari su soldi e preziosi

 
Redazione Capitanata

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«Recupero crediti», il nuovo business della Società foggiana: i clan intermediari su soldi e preziosi

Una delle face ancora poco esplorate della criminalità, è emersa in tutta la sua ferocia nell’inchiesta che il 25 marzo ha portato al fermo di 4 foggiani, accusati a vario titolo di tentata estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso

Venerdì 03 Aprile 2026, 10:57

Recupero crediti. I mafiosi al servizio, pagato, di chi deve recuperare soldi, preziosi, merce di valore. E’ uno dei business ancora poco esplorato della “Società foggiana”. Ce n’era già traccia in altre indagini. Ora è emerso in tutta la sua ferocia nell’inchiesta di Dda, squadra mobile e carabinieri che il 25 marzo ha portato al fermo di 4 foggiani - Daniele Barbaro, Ciro Spinelli, il cognato Luca Pompilio, Giuseppe Bruno - accusati a vario titolo di tentata estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di un commerciante foggiano gambizzato la sera del 14 marzo. Lo si voleva costringere a consegnare un orologio “Patek Philippe” del valore di 160mila euro rapinato quello stesso giorno a un molisano mentre era in compagnia proprio del commerciante foggiano (poi gambizzato), sospettato dagli indagati d’aver simulato d’essere interessato all’acquisto del “Patek Philippe” per attirare a Foggia la vittima e consentire la rapina. Non denunciata alle forze dell’ordine.

Il rapinato per riavere l’orologio si sarebbe rivolto a elementi della criminalità cerignolana, che avrebbero interessato Barbaro agli arresti domiciliari a Campomarino dopo l’arresto nel luglio 2025 per possesso di 6 chili e 700 grammi di hashish, con condanna a 4 anni e 6 mesi. “Il fatto che un soggetto di spicco della criminalità cerignolana quale…” (non è indagato) “si rivolga a Barbaro per il recupero dell’orologio, è indicativo della crescente rilevanza acquisita da Barbaro e dal suo gruppo” annotano i pm Bruna Manganelli e Luciana Silvestris nel decreto di fermo. Barbaro affiliato sin da ragazzino al clan Sinesi/Francavilla, primo baby-mafioso della storia della “Società”, è cresciuto di peso criminale negli anni nonostante dal settembre 2008 a oggi sia stato sempre in carcere o ai domiciliari. E’ lo stesso Barbaro a rivendicare di avere “una squadra” quando al telefono con un interlocutore il 14 marzo gli dice: “ma tu lo sai che sto passando io? L’inferno sto passando, mi hanno arrestato una squadra”. Il riferimento è forse all’arresto 48 ore prima di due spacciatori foggiani bloccati vicino Vieste con un chilo di cocaina e 4 chili e 600 grammi di hashish.

Barbaro davanti al gip che ha convalidato il fermo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le intercettazioni che lo accusano sono pesanti. Sanno tanto di “confessione” stragiudiziale; e/o nella prospettiva di chi indaga di rivendicazione della propria forza criminale. Barbaro e i presunti complici si muovono in fretta; alle 16.30 la rapina dell’orologio, alle 21 la gambizzazione.

Alle 18.01 del 14 marzo Barbaro detenuto ai domiciliari, parla con lo spacciatore arrestato 2 giorni prima e rinchiuso in cella. Gli spiega l’affare in corso. “Hai capito che ha fatto…” (riferito al commerciante poi gambizzato) “Ha preso un fornitore di Campobasso che favorisce sia i cerignolani sia a loro qua. Gli ha detto quel Patek Philippe di 160mila euro, vieni che sta il cristiano che lo vuole vedere. Si è fatto trovare all’appuntamento. E ha fatto la parte che si è fatto rapinare lui del Rolex submarine di 10mila euro che teneva al polso, e gli hanno tolto l’orologio a quello. Ho parlato con il figlio di…” (il cerignolano interessato al recupero dell’orologio rapinato al commerciante molisano) “e ha detto: cumbà è una cosa mia, il coso lo devo dare a quella persona là che ci favorisce”. Barbaro aggiunge che per la sua mediazione nel recupero del Patek Philippe ha chiesto 50mila euro ma è pronto a chiederne 80mila, “se no l’orologio ce lo teniamo noi”.

Barbaro cerca di contattare il commerciante foggiano. Alle 18.09 telefona a Ciro Spinelli, a sua volta ai domiciliari per droga, amico del commerciante foggiano. “Quello si deve spaventare con noi. Tu mo’ mandaci il messaggio perché non risponde: digli di rispondere”. Il commerciante non risponde. Barbaro allora telefona a Giuseppe Bruno. “Giuseppe puoi arrivare a casa di un cristiano? Praticamente sto scornacchiato lo stiamo chiamando ma non risponde. Bisogna che vai a casa, se risponde la moglie le dici: devi chiamare tuo marito perché lo stanno chiamando i compagni e se lui non risponde, noi ci buttiamo nella casa con tutto il rispetto che siete una femmina”.

Alle 21 del 14 marzo il commerciante viene rintracciato. Si reca in campagna da Spinelli. Barbaro in video-chiamata avverte il commerciante. “Buonasera, sta tarantella, ste chiacchiere come vuoi sistemare? E’ inutile che perdiamo tempo. L’orologio te lo sei preso tu oh frat’. Sentimi a me, o ci dai l’orologio, se no ti do la mia parola che ti faccio azzoppare di testa a terra. Devi risolvere il problema dell’orologio, non me ne frega niente: l’orologio l’ha preso tu”. Il commerciante nega: “Io mi sono preso l’orologio? Io sono una persona onesta. Ma come vi permettete a bussare a casa”. Rivendica la sua amicizia con Ciro Spinelli. Barbaro: “Sono stato io a bussare a casa tua, ti vengo a prendere sino a casa tua. Daniele Barbaro è stato. L’amicizia tua la devi mettere da parte perché Ciruzzo mi è fratello a me, ok? E fa quello che dico io”. Poi rivolto a Spinelli: “Uccidili a tutti e due questi infamoni” (il commerciante è con un parente). Spinelli obbedisce e spara alla gamba del commerciante. Che si reca in ospedale alle 21.29, dove riferisce d’essere stato ferito da uno sconosciuto in via Volta.

Barbaro chiude la telefonata con Spinelli. Subito dopo telefonata un foggiano in carcere a Rossano per confidargli: “Ho avuto un battibecco col figlio di… L’ho sparato. Questo cornuto ha tolto un orologio da 160mila euro a un compagno di quelli di Cerignola. Gli ho detto: vedi che devi portare l’orologio indietro se no ti rompo le corna”.

Le intercettazioni del giorno dopo raccontano di un Barbaro pronto a alzare ulteriormente il tiro contro il commerciante. “Non hanno capito che devono sistemare? Dobbiamo salire fino nelle case loro. Lo facciamo vivere col terrore. Diglielo che il prossimo è il padre. Diventano tutti invalidi”. Tre giorni dopo, il 17 marzo, il recupero pare andare in porto. Lo dice Barbaro al detenuto a Rossano, telefonata delle 17.02. “Il discorso l’abbiamo chiuso stamattina. E’ venuto…” (un mafioso parente del commerciante gambizzato) “ha detto sì, sì, io vi chiedo scusa; deve portare l’orologio e dobbiamo prendere 100 carte”. Invece nella trattativa si intromette un malavitoso foggiano che avrebbe contattato il parente del commerciante gambizzato consigliandogli di accordarsi col suo gruppo (il clan Francavilla) per non darla vinta a Barbaro. Che è furioso. “E’ andato quel cornuto del mercenario” (riferito al malavitoso intromessosi nella trattativa) “sicuramente gli ha detto: non dargliela vinta se no tieni il problema con noi. Secondo me vogliono scendere al compromesso: metà a noi e metà a loro. Quello” (riferito al malavitoso) “è un traditore di merda. Mamma, se lo acchiappo lo spezzo. Gli faccio proprio del male. Gli schiaccio la testa. Con quello spenderei 10mila euro, mi compro 2 Kalashnikov e glieli scarico in faccia. Così il funerale glielo devono fare con la bara chiusa”.

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