Martedì 17 Marzo 2026 | 21:37

Cerignola, morto dopo aggressione in discoteca, parla il padre di Donato: «Appello bis è come ripercorrere l'inferno»

Cerignola, morto dopo aggressione in discoteca, parla il padre di Donato: «Appello bis è come ripercorrere l'inferno»

Cerignola, morto dopo aggressione in discoteca, parla il padre di Donato: «Appello bis è come ripercorrere l'inferno»

 
Redazione online

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Cerignola, una start up nel ricordo di Donato, picchiato a morte in discoteca

Donato Monopoli, il 26enne morto cinque anni fa

Lettera dei familiari del 26enne morto nel 2019, «ad ogni udienza la ferita si riapre»

Martedì 17 Marzo 2026, 19:52

«Siamo arrivati a un nuovo, sofferto bivio: dopo il pronunciamento della Suprema Corte di Cassazione, ci attende ora un processo d’Appello bis. Per molti questi sono solo termini tecnici, passaggi procedurali o freddi rinvii tra aule di tribunale. Per noi, che siamo i genitori di Donato, ogni nuova udienza è una ferita che si riapre. Sono passati quasi otto anni da quella terribile aggressione e quasi sette da quando Donato ci ha lasciato per sempre». E’ uno dei passaggi di una lettera aperta scritta da Giuseppe Monopoli, il padre di Donato, il giovane di Cerignola (Foggia) morto a 26 anni, dopo sette mesi di agonia trascorsi in ospedale, dopo un violento pestaggio compiuto all’esterno di una discoteca di Foggia nell’ottobre del 2018. La lettera arriva a pochi giorni dall’inizio del processo d’appello bis fissato per il 23 marzo dopo che la Cassazione, a febbraio del 2025, ha annullato con rinvio la sentenza del processo di appello per l’omicidio del giovane.

Gli imputati sono Francesco Stallone e Michele Verderosa, condannati in secondo grado rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione. Nel maggio 2024, la Corte di Assise di appello di Bari derubricò in omicidio preterintenzionale la precedente condanna a omicidio volontario, con conseguente riduzione della pena. La Corte d’Assise di Foggia nel giugno del 2022 aveva condannato a 15 anni e 6 mesi Stallone e ad 11 anni e 4 mesi Verderosa.

«Tornare in aula per un Appello Bis - continua il padre - significa per noi ripercorrere l’inferno dall’inizio. La vicenda di Donato riguarda i figli di tutti noi. Un paese in cui si può morire a 26 anni, e dopo quasi otto anni non si ha ancora una parola definitiva sulla colpevolezza, è un paese che deve riflettere sul senso della propria giustizia. Non sappiamo quanto sarà ancora lungo e tortuoso questo cammino, ma sappiamo con certezza che lo percorreremo insieme, fino all’ultimo centimetro, senza mai indietreggiare. Lo dobbiamo a Donato, lo dobbiamo alla sua innocenza. La nostra speranza è che l’appello bis riconosca, una volta per tutte, il peso incalcolabile di ciò che ci è stato tolto».

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