Giovedì 19 Febbraio 2026 | 16:24

Foggia, per lo spaccio di droga gli indagati smentiscono i due pentiti

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Foggia, per lo spaccio di droga gli indagati smentiscono i due pentiti

 
redazione foggia

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Foggia, per lo spaccio di droga gli indagati smentiscono i due pentiti

Antonio Salvatore, esponente di spicco del clan Sinesi/Francavilla, vuole il confronto con i pentiti garganici Pettinicchio e  Raduano che lo accusano di traffico di droga

Giovedì 19 Febbraio 2026, 14:09

Antonio Salvatore, alias “Lascia lascia”, esponente di spicco del clan Sinesi/Francavilla, vuole il confronto con i pentiti garganici Matteo Pettinicchio e Marco Raduano che lo accusano di traffico di droga, mentre lui replica di non averli mai incontrati. Tempo di interrogatori ieri pomeriggio per 3 dei 19 imputati della tranche foggiana del processo Game over in corso da dicembre 2023 in Tribunale. Sono accusati a vario titolo di traffico e spaccio di droga (Salvatore anche di un’estorsione) aggravati dalla mafiosità per metodi usati e per aver agito per agevolare la “Società”. Salvatore e come lui il foggiano Ciro Carretta e il cerignolano Vincenzo Fratepietro hanno accettato di rispondere alle domande di difensori e pm: scelta del silenzio per i restanti 16 coimputati tra cui il boss Rocco Moretti e il nipote Rocco junior.

Il patto mafioso - L’inchiesta sfociata nel blitz del 24 luglio 2023 con 82 arresti fotografa il monopolio sullo spaccio di cocaina imposto a Foggia dai 3 clan Sinesi/Francavilla; Moretti/Pellegrino/Lanza; Trisciuoglio/Tolonese per costringere grossisti e spacciatori a rifornirsi solo dalle batterie mafiose in base a quantitativi e prezzi preordinati: 55/60 euro al grammo, mentre i clan la pagavano meno di 40 euro acquistandolo soprattutto da Cerignola. Secondo la Dda, ogni mese a Foggia la mafia smerciava 50mila dosi pari a 10 chili, con un guadagno di 200mila euro: parte dei soldi finivano nella cassa comune creata per pagare stipendi ad affiliati, mantenere le famiglie dei detenuti, acquistare altro stupefacente. Il processo a 85 imputati per 100 capi d’imputazione - traffico di cocaina, 98 episodi di spaccio, 1 estorsione con l’aggravante della mafiosità - si è diviso in 4 tronconi: 1 patteggiamento; 5 assoluzioni e 58 condanne a 560 anni nel giudizio abbreviato; in appello lo scorso 11 dicembre 54 condanne a 390 anni; 21 i rinviati a giudizio a Foggia in 2 distinti processi a 19 e 2 imputati. Secondo l’accusa i clan Moretti e Sinesi/Francavilla misero da parte rivalità per spartirsi il ricco business della droga; accordo siglato da Rocco Moretti e da Alessandro Aprile (condannato a 20 anni in appello nel giudizio abbreviato) per il gruppo Sinesi/Francavilla.

“Lascia lascia” – A Salvatore, come a Rocco Moretti senior, la Dda contesta il ruolo di “capo e organizzatore con funzioni di direzione e coordinamento delle fasi di approvvigionamento e successiva commercializzazione dello stupefacente”: rischia 30 anni. Rispondendo alle domande del suo difensore avv. Claudio Caira, il mafioso ha respinto le accuse che poggiano anche sulle dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui il montanaro Matteo Pettinicchio ex numero due del clan Li Bergolis, e i viestani Marco Raduano e Gianluigi Troiano. Salvatore ha replicato d’aver conosciuto il solo Troiano in carcere; e di non aver mai incontrato gli altri due, raccontando anche che quando Pettinicchio sostiene d’essersi recato a casa sua a Foggia e d’aver conosciuto il figlioletto, il bambino non era ancora nato. I pentiti hanno anche parlato sia del presunto coinvolgimento di Salvatore in un progetto (rimasto tale) d’omicidio di Rocco Moretti nel 2016; sia del fatto che lo stesso Salvatore doveva essere ucciso nell’ambito della rivalità tra clan. Al termine dell’interrogatorio l’avv. Caira ha formalmente chiesto alla corte di disporre un confronto tra l’imputato (che l’aveva sollecitato in una precedente udienza) e Pettinicchio e Raduano. I giudici si sono riservati di decidere.

“Siamo innocenti” – Ha protestato la propria innocenza negando d’essere la persona citata nelle intercettazioni il foggiano Ciro Carretta, difeso dall’avv. Ettore Censano, accusato di traffico e spaccio di droga quale presunto “addetto alla commercializzazione al dettaglio della cocaina mensilmente assegnata dai clan secondo quantitativi predeterminati”. Quanto al cerignolano Vincenzo Fratepietro, assistito dall’avv. Santangelo, la Dda lo accusa di traffico e spaccio quale presunto “stabile fornitore di consistenti quantitativo di cocaina” alla “Società”; Fratepietro ha replicato di non conoscere nessuno dei coimputati tranne il concittadino Zagaria; e rimarcato che era in Centroamerica nel 2017/2018, periodo di contestazione dei fatti. Nella prossima udienza spazio all’interrogatorio dei primi testi a discarico citati dalla difesa.

I 19 imputati - Oltre a Salvatore, Carretta e Fratepietro, sono sotto processo a Foggia Francesco Battiante 28 anni, accusato di traffico e 1 spaccio; Nicola Cannone (35), traffico e 1 spaccio; Francesco Carretta (50), traffico e 1 spaccio; Francesco Compierchio (69), Cerignola: 1 spaccio; Michele Consalvo (31): traffico e 1 spaccio; Rocco Moretti (75), traffico; il nipote Rocco Moretti junior (28), traffico e 1 spaccio; Pasquale Portante (56), traffico e 1 spaccio; Francesco Roma (39), traffico e 1 spaccio; Antonio Spiritoso (51), 1 spaccio; Giuseppe Spiritoso (69), traffico e 2 spaccio; Pasquale Vacca (35), traffico e 1 spaccio; Ciro Albanese (33), traffico e spaccio; Bruno Carella (46), spaccio; Filippo Ciavarella (39), 1 spaccio; Antonio Valentino (55), Cerignola, 2 spaccio. Si dicono tutti innocenti.

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