Giovedì 22 Gennaio 2026 | 15:45

Foggia, con l’omicidio di Moretti si punta al cambio delle gerarchie nel clan: quali gli scenari

Foggia, con l’omicidio di Moretti si punta al cambio delle gerarchie nel clan: quali gli scenari

 
redazione foggia

Reporter:

redazione foggia

Foggia, con l’omicidio di Moretti si punta al cambio delle gerarchie nel clan: quali gli scenari

Chi ha ordinato la morte di un Moretti, famiglia mafiosa da tre generazioni al vertice della criminalità organizzata dauna, ma senza aver mai perso un proprio familiare sino a oggi, ha puntato in alto

Giovedì 22 Gennaio 2026, 13:38

Colpire in atto. Destabilizzare il nemico. Mandargli il segnale: non ti penso proprio. No, i mafiosi di casa nostra non leggono Sun Tzu e la sua Arte della guerra. Ma studiano la storia della “Società foggiana”. E imparano che se apri le ostilità, allora inizia col far cadere il re rivale o chi ne fa le veci. L’omicidio di Alessandro Moretti - il trentaquattrenne detto “Sassolino”, nipote del boss Rocco Moretti, assassinato a colpi di pistola la sera del 15 gennaio su via Sant’Antonio da un sicario in moto che ha affiancato la vittima a bordo di uno scooterone e l’ha crivellata - è nel segno della logica della “Società” raccontata da 40 anni di vita e morte; da 7 guerre con 42 caduti, 2 lupare bianche, 23 agguati falliti. Già nei precedenti conflitti l’esordio fu spesso scritto dal sangue del rivale numero 1 da abbattere. La costante pare ripetersi con il primo delitto del 2026, che potrebbe dare la stura a una nuova guerra di mafia.

Chi ha ordinato la morte di un Moretti - famiglia mafiosa da tre generazioni al vertice della criminalità organizzata dauna, ma senza aver mai perso un proprio familiare sino a oggi - ha puntato in alto. Sia per il nome dell’uomo da eliminare, sia per il suo peso specifico negli organigrammi malavitosi. Con capi e luogotenenti sepolti da anni di carcere, sarebbe stato proprio Alessandro Moretti tornato libero da oltre un anno dopo 8 anni tra carcere e domiciliari, a gestire o cogestire gli affari della più potente delle tre batterie della “Società”. Si poteva uccidere qualcun altro del suo stesso livello e peso, ma senza quel cognome. Invece la scelta di assassinare un Moretti può essere letta come un messaggio di forza. Di chi deve aver valutato e messo in conto di scatenare la reazione/vendetta di un gruppo che oltre alla propria potenza di fuoco ha la possibilità di chiedere aiuto agli alleati garganici, sanseveresi, trinitapolesi, baresi, giusto per non sconfinare fuori regione… Se questi ragionamenti di sangue decidendo la morte di “Sassolino” li abbiano poi fatti rivali storici del gruppo Moretti/Pellegrino/Lanza, cioè i Sinesi/Francavilla; oppure se provengano da una scissione nella batteria, lo diranno le indagini. E forse e purtroppo i morti futuri.

Senza dover aver studiato la teoria su cicli e ricorsi di Giambattista Vico (secondo il filosofo la storia segue cicli ricorrenti di progresso e declino; studiare il passato non è solo un esercizio accademico, ma un modo per comprendere le dinamiche umane e sociali e per prepararsi a costruire un futuro migliore), i mafiosi foggiani hanno comunque guardato al passato per colpire in alto e prepararsi a un futuro di morte e ferocia finalizzato al predominio nelle loro speranze/ambizioni.

La prima guerra della storia della “Società” col clan Rizzi-Moretti che sterminò i Laviano, fu inaugurata il 31 gennaio ’86 dal tentato omicidio del boss Pinuccio Laviano; se la cavò quel giorno, sfuggì a altri 2 agguati, prima d’essere inghiottito a gennaio ’89 dalla lupara bianca. Il secondo conflitto con l’ascesa di Roberto Sinesi, visse in pochi giorni a giugno ’90 prima l’omicidio di Gerardo Agnelli, quindi il ferimento di Michele Mansueto (poi assassinato a giugno 2011), che erano ritenuti i reggenti della “Società” per conto di Rizzi e Moretti carcerati. La terza guerra del ‘98/99 con 12 morti e 2 agguati, fu aperta dalla morte di Mario Francavilla, “Mario il nero” padre di Antonello e Emiliano attuali capi-clan, fedelissimo e braccio destro di Sinesi in quel periodo detenuto. La quinta guerra venne “battezzata” dal clan Sinesi: cercò senza riuscirvi di ammazzare a maggio e luglio 2007 Vincenzo Antonio Pellegrino “Capantica” e Pasquale Moretti, ossia braccio destro e figlio-erede di Rocco Moretti che era in cella. Anche la settima guerra - 10 sparatorie nel 2015/2016 con 3 morti e 11 feriti/scampati - vide agli esordi il tentativo fallito del clan Sinesi/Francavilla d’uccidere Vito Bruno Lanza, “u lepre”, al vertice del gruppo Moretti/Pellegrino/Lanza, che gestiva il clan anche per la detenzione dei compari-sodali.

Ora la morte violenta di Alessandro Moretti pare seguire le pagine di una trama in parte “copiata” dal passato e ancora tutta da scrivere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)