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Le dichiarazioni

Renzo Arbore: «Vi racconto quando feci da babysitter a Lucio Dalla»

Renzo Arbore: «Vi racconto quando feci da babysitter a Lucio Dalla»

Di qualche anno più grande, Renzo Arbore ricorda il suo primo incontro con Lucio Dalla, in occasione della presentazione della mostra «Lucio Dalla - Anche se il tempo passa», all’Ara Pacis a Roma fino al 6 gennaio

21 Settembre 2022

Redazione online

FOGGIA - «Sono il più antico amico di Lucio Dalla. Lui per me è stato il figlio della signora Melotti, la modista amata da mia madre, ma non da mio padre perché le faceva spendere un sacco di soldi in abiti, che veniva a Foggia a vendere l’ultimo grido della moda di Bologna. Avevo 7 anni, quando un giorno arrivò la signora Melotti con le sua valigie e cominciò a spargere i vestiti: c'era questo bambino irrequieto, suo figlio, che mi fu affidato perché lo trastullassi». Di qualche anno più grande, Renzo

Arbore ricorda il suo primo incontro con Lucio Dalla, in occasione della presentazione della mostra «Lucio Dalla - Anche se il tempo passa», all’Ara Pacis a Roma fino al 6 gennaio.
Fu solo anni dopo però che le loro strade artistiche si incrociarono. «Lo vidi la prima volta a Sorrento che suonava con i Flippers ed Edoardo Vianello e poi quando arrivò scortato da Gino Paoli, con due paia di occhiali uno sull'altro. Un tipo strano, ma capii subito che sarebbe diventato qualcuno».

Arbore e Dalla trovarono subito punti in comune: l’amore per la Puglia (Dalla passò le estati della sua infanzia a Manfredonia), per Napoli, la passione per il clarinetto jazz. "Ci intendevamo. E quando arrivai secondo a Sanremo con Il clarinetto fu il primo a chiamarmi. Mi disse: 'Grazie per il pezzo per il nostro strumentò. Tante volte ci è capitato di suonare insieme e io l’ho sempre ospitato nelle mie trasmissioni». Lo sarà, in qualche modo, anche nel nuovo programma al via su Rai5 dal 10 ottobre «Appresso alla Musica». "Ci sarà una sua fantastica apparizione in cui smonta il clarinetto e fa vedere cosa si può fare con lo strumento smontato. Aveva doni straordinari: la grande fantasia e l'ecletticità, attingeva a tutte le musiche del mondo partendo dal jazz. E poi era dominato dalle passioni».

Per Arbore un unico cruccio: «oltre a Caruso, avrebbe potuto far conoscere il suo repertorio anche all’estero». 

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