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In Puglia e Basilicata

Il tentato omicidio

Progettano di uccidere imprenditore, 7 in carcere a Foggia: tra loro il boss Francavilla

Progettano di uccidere imprenditore, 7 in carcere a Foggia: tra loro il boss Francavilla

L'agguato si sarebbe dovuto consumare la sera del 26 giugno

29 Luglio 2022

Redazione online

FOGGIA - Avrebbero organizzato un agguato per uccidere il 26 giugno un imprenditore edile di Foggia le sette persone che sono finite in carcere con le accuse, a vario titolo, di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa. Tra loro c'è anche Emiliano Francavilla, tornato in libertà a marzo dopo 12 anni di reclusione, e ritenuto al vertice del clan foggiano 'Sinesi-Francavillà. 

L’operazione è stata effettuata dalla squadra mobile del capoluogo dauno e dagli agenti del Servizio centrale operativo, coordinati dalla Dda di Bari. Le persone fermate sono Michele Ragno, Mario Lanza e il figlio Antonio, Giovanni Consalvo, Giuseppe Sonnino e Domenico Solazzo. Nei giorni scorsi il gip del tribunale di Foggia Marialuisa Bencivenga ha convalidato i fermi per tutti e sette gli indagati, e subito dopo si è dichiarata incompetente perché i reati sono aggravati dal metodo mafioso e ha trasmesso gli atti per competenza al gip tribunale di Bari. L’agguato sarebbe dovuto avvenire la sera del 26 giugno scorso all’uscita del casello 'Foggia-Zona Industrialè, al rientro dell’imprenditore da una località balneare. Lì il commando armato avrebbe dovuto colpire l’imprenditore. L'intervento della Polizia che aveva individuato due 'vedettè ha impedito che l’agguato fosse portato a termine.

Le indagini sull'agguato sono partite da una serie di intercettazioni telefoniche relativa all’omicidio di Roberto Russo, compiuto il 21 marzo scorso a Foggia. Secondo le indagini della squadra mobile, che sono ancora in corso, l’imprenditore bersaglio dell’agguato (non indagato e che nel procedimento risulta la vittima) avrebbe ricevuto denaro dal clan Francavilla per reinvestirlo, e poi non lo avrebbe restituito. Inoltre, secondo l’ipotesi accusatoria, l'omicidio dell’imprenditore sarebbe servito a ridefinire gli assetti di potere nella mafia foggiana dopo il duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla e del figlio 15enne, il 2 marzo scorso a Nettuno (Roma), dove il capo clan foggiano era detenuto ai domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Domenico Solazzo, dipendente dell’imprenditore, aveva posizionato sotto l'auto di quest’ultimo un dispositivo gps per monitorarne gli spostamenti. A sparare avrebbero dovuto essere Emiliano Francavilla, Antonio Lanza e Giuseppe Sonnino. La base operativa del commando era un casolare abbandonato dove sono stati rinvenuti e sequestrati auto, documenti d’identità e cellulari. Consalvo e Mario Lanza, che si erano appostati a ridosso dell’uscita autostradale dove avrebbe dovuto essere ucciso l'imprenditore, sono stati bloccati dagli agenti. Mentre i poliziotti facevano irruzione nel casolare hanno visto passare una Fiat 500 rossa ad alta velocità. Ne è nato un inseguimento per alcuni chilometri al termine del quale gli agenti hanno bloccato il veicolo con a bordo un uomo che è ritenuto l’autista del commando. In auto hanno rinvenuto una bottiglia con del liquido infiammabile che il commando avrebbe dovuto utilizzare, una volta compiuto l’omicidio, per dar fuoco al veicolo e cancellare ogni traccia.

IL COMMENTO DEL MINISTRO LAMORGESE

«Nella Capitanata, lo Stato, mettendo in campo energie e risorse straordinarie, sta offrendo una dimostrazione di fermezza e di determinazione come risposta all’aggressione criminale finalizzata al controllo del territorio». Lo afferma il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, commentando l’operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla DDA di Bari, che ha portato al fermo di sette persone indiziate di diversi reati aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa.
«Prosegue intensa l’attività investigativa della magistratura e delle forze di polizia - rileva il ministro - per contrastare la criminalità organizzata e comune che opera a Foggia e in provincia, tentando, anche con l’uso della violenza, di infiltrare il tessuto economico e sociale». «I brillanti risultati conseguiti grazie al rinforzo delle strutture operanti sul territorio, come l’istituzione della Sezione operativa della Dia, e all’azione sinergica della DNA, della DDA di Bari, della Procura di Foggia, della Prefettura di Foggia e delle Forze di polizia, sono la testimonianza - conclude la titolare del Viminale - dell’impegno quotidiano ed attento profuso nell’attività di prevenzione e di contrasto alle attività illecite dei diversi gruppi criminali, gravemente colpiti dalle numerose indagini ed operazioni di polizia».

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