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Due fermo per gli esecutori dell'agguato a Giovanni Cristalli. Impegnati oltre 100 militari

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FOGGIA - Un’organizzazione criminale di tipo mafioso dedita al traffico di ingenti quantità di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi anche da guerra, aggravate dallo scopo di avvantaggiare la compagine mafiosa è stata sgominata sul Gargano. I carabinieri hanno arrestato a Vieste quindici pregiudicati in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura della Repubblica - DDA di Bari. L’accusa di associazione a delinquere dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, detenzione e il porto illegale di armi, anche da guerra, aggravate dallo scopo di avvantaggiare la compagine mafiosa.

Nell’operazione chiamata «Neve di Marzo», sono state impiegate unità cinofile e oltre un centinaio di carabinieri. Nel territorio viestano, sul Gargano, recentemente è tornata ad infiammarsi una sanguinosa faida tra schieramenti opposti che si contendono il controllo delle attività illecite, come il traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni.

Due pregiudicati di Vieste, Michele Notarangelo e Michele Pinto, sono stati fermati dai Carabinieri di Foggia su disposizione della Dda di Bari per il tentato omicidio del pregiudicato 34enne Giovanni Cristalli, ritenuto vicino al gruppo dei Raduano, avvenuto a Vieste il 14 ottobre scorso. In quell'occasione i sicari esplosero in pieno giorno, vicino la villa comunale, 7 colpi di una pistola calibro 9, uno dei quali ferì Cristalli. L’agguato, hanno ricostruito gli inquirenti, «rappresenta la ripresa delle attività cruente» ha detto il procuratore Giuseppe Volpe, nell’ambito della guerra tra i gruppi criminali Raduano e Perna per il controllo delle attività illecite nella città garganica che negli ultimi 3 anni ha visto succedersi 14 agguati tra omicidi e tentati omicidi, dopo il vuoto di potere lasciato dalla morte del boss Angelo Notarangelo. «Per la prima volta - ha detto Volpe - la persona che accompagnava la vittima ha collaborato con gli inquirenti. La realtà garganica è tale che è quasi impossibile ottenere dichiarazioni accusatorie. Speriamo che sia il segno di un mutamento dei tempi e che le indagini e le risposte che le istituzioni danno ai fenomeni criminali indicano sempre più persone a collaborare con gli inquirenti». Nel corso dell’esecuzione dei fermi, i Carabinieri hanno anche rinvenuto droga ed una molotov. Alla identificazione degli autori dell’agguato, gli investigatori sono giunti grazie al monitoraggio, con videoriprese e intercettazioni, che era in corso da tempo nell’ambito di altre indagini sulla mafia garganica.

PUSHER PUNITI A MARTELLATE - «Se questo sta in giro lo uccido col martello in mezzo alla strada che poi mi devo mangiare il cuore. Gli devo zappare in testa, gli devo tagliare le mani. Lo uccido, poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua». È una delle intercettazioni captate dagli inquirenti della Dda di Bari nell’indagine che ha portato oggi all’arresto di 15 persone, 12 in carcere e 3 ai domiciliari, ritenute componenti del gruppo criminale Raduano di Vieste (Foggia).

Agli indagati sono contestati, descritti in 240 capi d’accusa, i reati di associazione per delinquere finalizzata a traffico e spaccio di droga, armi e ricettazione con l'aggravante mafiosa. L’operazione è stata ribattezzata 'neve di marzò perché un grosso sequestro di droga fu possibile grazie alle orme lasciate dai trafficanti sulla neve fresca. Stando agli atti, nell’organizzazione c'era un gruppo di picchiatori con il compito di punire i pusher che infrangevano le regole. Un primo tassello dell’indagine si è chiuso un anno fa, con i fermi dei pregiudicati Marco Raduano e Liberantonio Azzarone, già a processo insieme con Luigi e Gianluigi Troiano, che rischiano condanne tra i 20 e i 4 anni di reclusione.

Le indagini dei Carabinieri sono state coordinate dai pm Ettore Cardinali, Giuseppe Gatti, Simona Filoni e dall’aggiunto Francesco Giannella. Gli inquirenti hanno evidenziato l’utilizzo di tecniche particolari, come le fototrappole che normalmente si usano per gli animali, posizionate nei luoghi abitualmente frequentati per prendere o spostare la droga. Anche da questa indagine emergono la «straordinaria capacità di controllo militare del territorio da parte della mafia garganica» ha spiegato Gatti, e «la violenza, il clima di terrore che genera una condizione di assoggettamento». Per lo spaccio il gruppo sceglieva «luoghi simbolici della vita sociale della città: scuole, campi di calcetto, poste di pattinaggio, ristoranti» ma con questo ennesimo blitz «la stagione di Gomorra in quelle terre si può dire definitivamente conclusa. Vieste - ha aggiunto Gatti - ha avuto un risveglio di coscienza civile importante" anche grazie a un «vero e proprio accerchiamento investigativo" che per il procuratore Volpe ha consentito anche di prevenire reati «quasi come nel film Minority Report»

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