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Foggia, inflitti 5 anni al capo-clan Moretti per pizzo da 200mila euro

Un uomo fu intimato di ritirarsi dall’acquisto di terreni del Comune, rifiutò e fini sotto estorsione

Foggia, inflitti 5 anni al capo-clan Moretti per pizzo da 200mila euro

FOGGIA - Quattro condanne a complessivi 17 anni e 4 mesi (con 5 anni e 4 mesi inflitti al boss Rocco Moretti) con riconoscimento dell’aggravante della mafiosità; un’assoluzione; un rinvio a giudizio e un proscioglimento al termine del processo-abbreviato/udienza preliminare nei confronti di 7 foggiani accusati a vario titolo di 4 imputazioni: 3 di estorsione e una di armi. L’inchiesta è quella di Dda e carabinieri sul tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore al quale la «Società foggiana» impose di ritirarsi dall’acquisto di terreni del Comune a borgo Incoronata; e che dopo il rifiuto cercò di estorcergli 200mila euro a titolo di... indennizzo: ci sono state 4 condanne e un rinvio a giudizio. Assoluzioni e proscioglimenti invece per l’estorsione sempre ai danni dello stesso imprenditore perché assumesse un imputato come escavatorista in una sua azienda; per il tentativo di estorsione per l’imposizione di una seconda assunzione; e per l’accusa di armi. La Dda aveva chiesto 2 rinvii a giudizio e la condanna dei 5 imputati del rito abbreviato a complessivi 56 anni di reclusione, con pene dai 10 ai 12 anni, per tutti i 4 capi d’imputazione. I fatti contestati vanno dal dicembre 2015 sino ai primi d’ottobre 2017.

Oltre 5 anni a Moretti Il gup di Bari Annachiara Mastrorilli tenendo conto dello sconto di un terzo della pena previsto dal giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, e 6mila euro di multa, Rocco Moretti, foggiano di 68 anni, detto «il porco», capo storico della «Società foggiana», al vertice dell’omonimo clan, detenuto anche per questa imputazione dal 9 ottobre del 2017 quando fu fermato su decreto della Dda dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia. È stato riconosciuto colpevole d’essere il mandante del tentativo di estorsione da 200mila euro; e assolto dalle altre due imputazioni di estorsione perché il fatto non sussiste; e dall’accusa di concorso in porto illegale di armi anche da guerra utilizzate per intimidire la vittima per non aver commesso il fatto. Riconosciuta dal gup l’aggravante della mafiosità; il pm della Dda Federico Perrone Capano nell’udienza del 19 marzo scorso - il processo si è celebrato nell’aula bunker di Bionto - chiese la condanna di Moretti a 12 anni per tutti i capi d’imputazione.
Tre anni a Valentini Inflitti 3 anni e 4 mesi, e 3mila euro di multa, a Domenico Valentini, 46 anni, foggiano, ai domiciliari per questa vicenda, ritenuto un emissario di Moretti nel tentativo di estorsione da 200mila euro: il pm ne aveva chiesto la condanna a 10 anni. È stato l’unico condannato a ottenere la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti.

Il braccio destro del boss Quattro anni e 8 mesi, e 4mila euro di multa, la pena inflitta dal gup a Vincenzo Giuseppe La Piccirella, 61 anni, di San Severo (nel suo passato una condanna a 27 anni per mafia e omicidio finita di scontare nel 2014), ritenuto il braccio destro di Moretti su San Severo, a piede libero per questa vicenda, ma finito in cella il 6 giugno scorso nel blitz antimafia ed antidroga «Ares» (50 ordinanza cautelari, 47 eseguite) quale capo dell’omonimo clan. È stato riconosciuto colpevole di concorso nel tentativo di estorsione da 200mila euro aggravato dalla mafiosità; ed assolto dalle altre due estorsioni perché il fatto non sussiste; il pm aveva chiesto la condanna a 12 anni di La Piccirella. Quattro anni di carcere e 3mila euro di multa - a fronte di una richiesta di condanna di 10 anni - la pena inflitta a Carmine Delli Calici, 45 anni, sanseverese, a piede libero per questo processo, ma arrestato una settimana fa nel blitz «Ares»: anche per lui condanna per il tentativo di pizzo da 200mila euro aggravato dalla mafiosità; e assoluzione per le restanti due estorsioni.

L’unico assolto Assoluzione per Nicola Paradiso, 39 anni, di Torremaggiore, a piede libero per questo processo ed ai domiciliari per altra causa: era accusato di concorso con Moretti, La Piccirella, Delli Calici e Putignano nell’estorsione finalizzata proprio alla sua assunzione con le mansioni di escavatorista in un’azienda della parte offesa. II guha ha stabilito per lui e i coimputati che il fatto non sussiste; il pm aveva chiesto anche per Paradiso la condanna a 10 anni.

Risarcire vittima e fai I 4 imputati condannati per il ricatto da 200mila euro sono stati condannati dal gup anche a risarcire i danni all’imprenditore ed alla Fai (federazione antiracket italiana) costituitesi parte civile nel giudizio abbreviato: l’entità del risarcimento sarà quantificata - ha stabilito il giudice di primo grado - in una eventuale causa civile.

Uno a giudizio, uno prosciolto Dei 7 imputati dell’inchiesta, 5 hanno chiesto il rinvio a giudizio mentre per altri due la Dda chiedeva il rinvio a giudizio. Richiesta accolta dal gup per Giovanni Putignano, 41 anni di Torremaggiore, a piede libero per questa vicenda e ai domiciliari per altro, accusato di concorso nelle tre estorsioni oggetto dell’inchiesta: prima udienza del processo con rito ordinario il prossimo 3 dicembre davanti ai giudici del Tribunale di Foggia. Rigettata invece la richiesta del pm di rinvio a giudizio; e quindi proscioglimento per Marco Lombardi , 42 anni, foggiano ritenuto legato al clan Sinesi/Frencavilla, a piede libero: caduta nei suoi confronti l’accusa di concorso con Moretti, La Piccirella, Delli Calici e Putignano in tentata estorsione aggravata dalla mafiosità e tesa - diceva l’accusa - all’assunzione dello stesso Lombardi in un’azienda dell’imprenditore. A fronte delle richieste della Dda (2 rinvii a giudizio e 5 condanne per 56 anni complessivi) gli avvocati Luigi Marinelli, Ettore Censano, Francesco Santangelo, Rosario Marino, Giancarlo Chiariello sollecitavano assoluzioni e proscioglimenti, parlando di inattendibilità della vittima e di presunte incongruenze nel suo racconto; in subordine chiedevano l’esclusione dell’aggravante della mafiosità e condanne al minino della pena. L’avv. Marinelli si dichiara soddisfatto per l’assoluzione di Paradiso, si dice fiducioso che il processo in aula a Foggia a Putignano dimostrerà la sua estraneità al fatti, e annuncia appello contro la condanna di La Piccirella a 4 anni e 8 mesi di reclusione, pur a fronte delle assoluzione per due delle tre estorsioni contestate; come faranno appello i difensori degli altri tre condannati. 

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