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FOGGIA - Promosso a pieni voti, Fabio Porreca stacca il tagliando del secondo mandato con voto palese e all’unanimità dei ventidue consiglieri presenti. I due assenti (Biscotti e Giannatempo) hanno forse mandato all’aria l’en plein scontato, anche il sindacalista Gianni Ricci che sedeva più defilato ha allargato suo malgrado la schiera dei “non votanti”: il venticinquesimo seggio sarà suo quando saranno state ultimate le procedure di insediamento. Il nuovo consiglio si affida a molte facce nuove (la scheda a fianco), ma chiede al presidente di restare. L’imprenditore della Confcommercio è stato nei primi cinque anni una guida sicura, cambiare non avrebbe avuto senso e se n’erano accorti anche i vecchi consiglieri che l’avevano candidato all’unanimità, pur non potendolo molti di essi più votare. Porreca promette: «Ora dobbiamo cambiare marcia, non direzione».

È stato il presidente del pareggio di bilancio, traguardo tagliato «con due anni d’anticipo - ricorda - e quando si temeva che con il taglio di 5 milioni di contributi questo ente avrebbe perso l’autonomia e sarebbe stato accorpato». L’imprenditore dei servizi, 49 anni, titolare della Svicom (sviluppo di gallerie commerciali in tutta Italia) considerato oggi uomo delle istituzioni a tutto tondo, spendibile anche per altri ruoli: c’è chi lo vedrebbe bene anche come sindaco, le elezioni sono lontane il tempo giusto per pensarci. Per il momento c’è però da tenere in piedi l’ente camerale, un contenitore indebolito dal governo Renzi, oggi riempito di tante nuove funzioni (orientamento, formazione, progetti comunitari) quasi che il legislatore si fosse divertito a metterlo alla prova. «E noi in questi anni abbiamo organizzato il Suap telematico oggi utilizzato da 48 su 61 comuni, avviato il processo di sburocratizzazione dell’ente, attivato nuovi servizi: punto impresa digitale, le procedure semplificate per le imprese, dato una spinta alle startup legate alle nuove tecnologie ospitando Startup weekend. La programmazione comunitaria non si è interrotta - ricorda Porreca - siamo partner del progetto Eléna per l’efficientamento energetico degli edifici, abbiamo attivato 5 progetti Interreg di cooperazione internazionale». Ma il presidente della Camera di commercio è stato in questi anni anche una sorta di playmaker su tutti i temi dello scacchiere economico e non solo. La legalità innanzitutto: «Prima Camera di commercio a costituirsi parte civile in un processo per mafia». E poi le infrastrutture: «Siamo fermi ancora a cinquant’anni fa».

I neoconsiglieri gli chiedono di «mettere un punto fermo sulle tante programmazioni avviate». Porreca ne elenca qualcuna: «Il completamento della pista del Gino Lisa, la seconda stazione ferroviaria, la diga di Piano dei limiti, la strada regionale 1. Stiamo faticosamente cercando di far entrare questi interventi nella pianificazione regionale - ammette - dobbiamo avere il coraggio di guardare al medio periodo». Una grande opportunità, sottolinea il riconfermato presidente, il «Contratto di sviluppo con il governo. Ma attenzione - avverte - a non farci trovare impreparati». Perchè è chiaro che sugli investimenti e sulle infrastrutture in particolare, si gioca la partita dei prossimi anni: «Senza investimenti rilevanti sul territorio le nostri sorti non potranno cambiare, siamo una provincia in crisi e vi resterà». L’agenda è davanti agli occhi di tutti, per Porreca i punti cardinali si chiamano «Zes (zone economiche speciali: ndr), l’attivazione di startup innovative nell’agroalimentare alla fiera di Foggia, il Distretto turistico del Gargano. L’attivazione del contratto di sviluppo del Gargano proposto da Invitalia - osserva - finanzierebbe attività e servizi per le aree turistiche. Dobbiamo fare in modo - aggiunge - che le risorse del patto per la Puglia non rimangano solo un documento scritto». Sul fronte interno, Porreca annuncia l’intenzione di voler riprendere il concorso per la nomina del nuovo segretario generale (in consiglio a fargli gli auguri anche uno dei sei candidati, Biagio Di Iasio), bloccato da sei mesi e di fare assunzioni di nuovi dirigenti, «sperando che ci sblocchino il turnover». 

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