Giovedì 17 Gennaio 2019 | 04:27

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Contigui al clan Moretti

Foggia, pizzo a compagno di cella tre arresti della Mobile

Il detenuto avrebbe dovuto versare 10mila euro una volta in libertà

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FOGGIA - Il pizzo imposto anche dal carcere non è una novità nel ricco panorama estorsivo foggiano, lo è invece quello preteso in prigione dal compagno di cella avvertito che una volta tornato libero doveva versare 10mila euro, altrimenti dalla sezione detentiva in cui si trovava rischiava di finire in quella destinata a detenuti accusati di pedofilia e violenze sessuali. Il singolare tentativo di estorsione nei confronti di un commerciante del capoluogo, per fatti avvenuti in città tra il luglio e l’ottobre scorso e cominciati nella casa circondariale, l’hanno portato alla luce la Procura dauna e gli agenti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile, che 48 ore fa hanno arrestato 3 foggiani ritenuti legati o contigui al clan Moretti, una delle tre «batterie» della «Società», la mafia cittadina.

Gli arrestati sono Francesco Abbruzzese, 41 anni, detto «Stoppino», libero da fine luglio dopo due anni e mezzo in cella ed ai domiciliari in quanto finito in carcere nel blitz antimafia «Ripristino» del 28 gennaio 2016; Emilio Ivan D’Amato, 45 anni, già coinvolto nel blitz analogo «Criseide» nel novembre 2014 relativo a tre tentativi di estorsione, e che si trovava agli arresti domiciliari da qualche mese dopo essere stato arrestato in flagranza il 22 maggio scorso per concorso in una rapina ai danni in una farmacia agricola cittadina (è stato ora riportato in cella); e Fausto Rizzi, 38 anni, foggiano, nipote di quello che negli anni Ottanta e Novanta era (anche dal carcere) il capo indiscusso della mafia foggiana, Giosuè Rizzi poi ammazzato a gennaio 2012 in un agguato di mafia su via Napoli , un anno e 2 mesi dopo essere tornato libero dopo una lunga carcerazione iniziata nel febbraio dell’88. Il gip del Tribunale di Foggia Rossella Grassi ha accolto le richieste del pm Rosa Pensa che ha coordinato le indagini della squadra mobile e dello «Sco», disponendo il carcere per i tre indagati.

I particolari dell’indagine li hanno resi noti ieri mattina in Questura gli investigatori, nel corso di una conferenza stampa cui ha partecipato anche il procuratore capo Ludovico Vaccaro. Stando alla ricostruzione dell’accusa, D’Amato - finito in carcere il 22 maggio per la rapina nella farmacia agricola - nello scorso luglio avrebbe preteso dal commerciante suo compagno di cella il pagamento di 10mila euro, in quanto aveva guadagnato bei soldi mettendo su affari illeciti legati ad un giro di prostituzione, ma senza aver preventivamente ottenuto l’avallo della criminalità foggiana. Abruzzese, tornato libero proprio a fine luglio dai domiciliari, e Rizzi si sarebbero invece occupati - secondo l’ottica accusatoria - di cercare di rintracciare anche presso alcuni familiari il commerciante una volta che questi era tornato libero, per riferirgli «un’ambasciata» dal carcere: da qui l’accusa nei loco confronti di concorso in tentata estosione contestata dal pm.

«D’Amato all’epoca del tentativo di estorsione» hanno detto gli investigatori nella conferenza stampa «era detenuto nella stessa cella con la vittima e le impose per conto del proprio gruppo criminale di versare 10mila euro» una volta scarcerato. Il commerciante provò a tirarsi indietro, dicendo di non avere quella somma, salvo poi «accettare temendo ripercussioni alla propria incolumità mentre era in carcere», prosegue la ricostruzione della Polizia. D’Amato di fronte ai tentennamenti del taglieggiato, l’avrebbe avvertito che «nella sezione non puoi stare», col rischio di finire in un altro un reparto carcerario «dove ti puoi aspettare di tutto». Il commerciante al compagno di cella avrebbe così detto di poter pagare non più di 2mila euro una volta scarcerato, la replica fu che quella somma poteva andar bene per cominciare, ma che doveva comunque versare il resto, un tanto al mese.

«Questa indagine» hanno aggiunto i poliziotti «è nata in seguito a un controllo casuale del commerciante» ai primi di ottobre. «Sul suo cellulare» dicono gli investigatori «fu notato un messaggio proveniente da un telefonino in uso a D’Amato che riferiva testualmente: “che delusione sei stato caro...”, sms che suscitò i sospetti investigativi», dando il via all’indagine sfociata nel blitz con l’arresto dei tre foggiani per concorso in tentata estorsione. Lunedì gli indagati compariranno davanti al gip firmatario delle ordinanze cautelari per gli interrogatori di convalida e fornire la propria versione dei fatti.

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