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LUCERA - C’è un filo oscuro e inquietante che lega tra loro alcuni imprenditori di Lucera, e purtroppo non sono pochi quelli accomunati dall’essere vittime di furti nelle rispettive aziende, con danni economici e morali spesso ingenti. Invece sono molto pochi quelli che parlano e cercano di ribellarsi alle situazioni. Il fenomeno è tutt’altro che marginale, non riguarda solo il settore agricolo, ma la percentuale di quelli che emergono davanti all’opinione pubblica è sempre piuttosto bassa, sia perché non c’è modo e voglia di percorrere vie mediatiche, sia perché magari a volte è più facile (ma pericoloso e illegale) farsi trasportare da un «cavallo di ritorno». Non è certamente il caso di Marcello Mastrolilli, imprenditore lucerino che conduce la sua impresa nella zona Asi di Lucera, il quale ha fatto sapere di aver subito un raid nella notte tra venerdì e sabato scorsi quando sono stati portati via un autocarro e quattro saldatrici, per un valore di decine di migliaia di euro.

Mastrolilli è andato oltre la classica e formale denuncia ai carabinieri, perché subito dopo ha voluto manifestare il suo pensiero, inviando una lettera formalmente indirizzata al sindaco di Lucera ma più concretamente rivolta a prefetto e questore, i primi responsabili della sicurezza sul territorio che in realtà alcune azioni di contrasto al fenomeno le hanno organizzate anche di recente, con risultati visibili ma evidentemente ancora parziali e non soddisfacenti per tutti, specie nella zona Asi di Lucera non nuova a episodi del genere. «Egregio signor sindaco, abbiamo subito un furto presso il nostro opificio» ha scritto Mastrolilli «e hanno portato via mezzi ed attrezzature con le quali svolgiamo quotidianamente il nostro lavoro. E’ facile immaginare che oltre al rilevante danno economico stiamo scontando anche il problema della diminuita operatività della azienda sulle commesse in corso.

Noi ci occupiamo di carpenteria metallica e non ci occupiamo di ordine pubblico e di contrasto alla malavita. Facendo il nostro dovere fino in fondo noi siamo riusciti a crescere ed a superare i tanti momenti difficili di una crisi economica infinita. Facendo il nostro dovere abbiamo mantenuto ed in parte accresciuto il numero dei nostri dipendenti in un territorio che ha bisogno di lavoro come il pane. Con grande delusione ma senza spirito polemico chiediamo a Lei se stanno facendo il proprio dovere fino in fondo le persone che a tutti i livelli hanno la responsabilità (e percepiscono uno stipendio) del mantenimento della sicurezza dei cittadini e dei loro beni. Noi le chiediamo di farsi portavoce del nostro malessere. Di questi tempi è già molto duro mantenere aperte le aziende per le difficoltà del mercato. Non è possibile sostenere altri oneri. Di questo passo finiranno per chiudere quelle poche aziende che operano sul territorio. Il problema di questo genere di furti non è ancora percepito nella sua gravità reale. Bisogna farlo capire a chi di dovere».

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