Martedì 23 Aprile 2019 | 23:50

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Foggia, giovane salentino ucciso
per errore: c'è un altro indagato

Il delitto avvenne a giugno scorso: in carcere è finito il fratello della vittima designata

Foggia, giovane salentini ucciso per errore: c'è un altro indagato

C’è un secondo foggiano indagato a piede libero nell’inchiesta sull’omicidio di Luigi Antonio De Rocco, il trentaduenne di Casarano ucciso a Foggia la sera del 29 giugno scorso, quando fu colpito per errore da una fucilata diretta verso il vero obiettivo dei sicari, il foggiano Bruno Carella di 42 anni, del capoluogo dauno e già noto alle forze dell’ordine, che era in auto insieme al giovane salentino. Intanto i tre giudici del Tribunale della libertà di Bari hanno rigettato il ricorso della difesa che chiedeva la scarcerazione del presunto autore dell’omicidio, Marco Carella foggiano di 38 anni fratello della vittima designata, che fu fermato sette giorni dopo il delitto dai carabinieri e che si dice innocente: il «Tdl» (ne riferiamo più diffusamente a fianco ndr) ha comunque escluso la sussistenza dell’aggravante della premeditazione contestata dalla Procura.

Sono queste le due novità dell’inchiesta coordinata dalla Procura dauna e condotta dai carabinieri sull’omicidio di fine giugno, che sarebbe legato a rancori di natura familiare tra i fratelli Carella. Avvenne poco prima delle 9 di sera in via Forcella, una traversa di via San Severo non lontano da casa di Bruno Carella: da un’auto in corsa, una «Renault Scenic», con a bordo due o tre persone furono esplose due fucilate contro una «Peugeot 807» che era ferma e su cui c’erano 4 persone: Bruno Carella, organizzatore di spettacoli con cantanti neomelodici, sedeva davanti al lato passeggeri accanto al figlio che era alla guida; dietro c’erano De Rocco giunto da qualche ora a Foggia per eseguire lavori per conto di Carella, e un altro salentino. Una delle fucilate colpì erroneamente alle spalle Luigi Antonio De Rocco che morì poco dopo: gli altri tre occupanti l’abitacolo rimasero illesi. Le indagini dei carabinieri del reparto operativo e della Procura, anche sulla scorta di alcune dichiarazioni rese nell’immediatezza dell’omicidio dalla vittima mancata, puntarono subito su Marco Carella, nei cui confronti il pm spiccò infatti un decreto di fermo per omicidio premeditato, che fu eseguito il 5 luglio successivo in provincia di Caserta dove il presunto assassino venne rintracciato e fermato: si dice innocente.

Il pubblico ministero Maria Giuseppina Gravina si è ora affidata ai «Ris» di Roma, i carabinieri della «scientifica», per eseguire accertamenti balistici e biologici. I primi riguardano frammenti di pallettoni esplosi dal fucile, i secondi tracce di sangue prelevate dal cadavere della vittima. Trattandosi di un accertamento tecnico non ripetibile, come da prassi in questi casi il pm ha dato avviso agli indagati dell’omicidio ed ai familiari della vittima per dar loro la possibilità di nominare propri consulenti. Un avviso è stato notificato a Marco Carella detenuto in carcere dal 5 luglio ed al suo difensore di fiducia, l’avvocato Francesco Santangelo. Il secondo è stato invece notificato dai carabinieri ad un foggiano di una quarantina d’anni imparentato con presunto assassino e vittima mancata.

Il secondo indagato a piede libero è difeso dall’avvocato Michele Sodrio che così commenta la notifica dell’atto: «secondo l'ipotesi dell’accusa, ed è bene rimarcare che si tratta di un’ipotesi, il mio assistito sarebbe stato complice del parente Marco Carella, ipotesi di accusa che respingiamo. Nei giorni immediatamente successivi al grave fatto di sangue, il mio assistito» spiega ancora il difensore «fu interrogato più volte dai carabinieri cui ha sempre ribadito la propria versione dei fatti, dichiarandosi estraneo alla vicenda e fornendo anche un alibi che numerosi testimoni possono confermare. Il mio assistito seppe dell’omicidio soltanto a distanza di qualche ora, avendo ricevuto telefonate dai familiari. Considerata la totale estraneità ai fatti dell’indagato, abbiamo piena fiducia nel lavoro della Procura e non abbiamo ritenuto necessario nemmeno nominare un nostro consulente che partecipasse a questi accertamenti biologici e balistici disposti dal pm. Attendiamo la conclusione delle indagini e mi aspetto una richiesta di archiviazione da parte della Procura». Gli esperti della «scientifica» dell’Arma - l’incarico peritale è stato conferito nei giorni scorsi a Roma nella sede del «Ris» - hanno chiesto due mesi di tempo per rispondere ai quesiti della Procura.

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