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Riccardi: «Colpa dell’inerzia dell’ente se ho dovuto firmare il divieto di balneazione». E ora scatta la fuga dei bagnanti: molti hanno chiesto d’essere rimborsati dai gestori dei lidi

Manfredonia, il depuratore di Aqp non va e il sindaco denuncia l'Acquedotto

MANFREDONIA -  Il litorale sud della riviera di Manfredonia. pullulante di bagnanti che affollavano i lidi balneari, si è all’improvviso svuotato dei bagnanti giustamente impauriti dall’inquinamento che ha invaso il mare, che ha costretto il sindaco a firmare nei giorni scorso il divieto di balneazione in 5 tratti di mare, poi revocato. Tanti villeggianti hanno chiesto e ottenuto dai gestori delle attività balneari, il rimborso di quanto già versato: hanno lasciato queste spiagge per andare altrove.

La revoca parziale del divieto di balneazione di alcuni tratti di mare del litorale sipontino, non sposta più di tanto il grave e annoso problema dell’inquinamento di gran parte del golfo in corrispondenza della foce del torrente Candelaro. Intanto rimane, confermato dall’Arpa, la non conformità dei parametri monitorati e dunque l’inquinamento <da 300 metri a destra fino a 800 metri a sinistra della foce del Candelaro corrispondente al lido “L’ultima spiaggia”». Un inquinamento stagionale dal momento che ormai puntualmente viene in evidenza nel periodo della balneazione. Il «balletto» delle analisi che cambiano pressoché ad horas, non rassicura più di tanto sulla effettiva salubrità delle acque del mare. I bagnanti per precauzione preferiscono abbandonare. D’altra parte che il mare sia stracolmo di alghe fin sulla battigia, lo si vede ad occhio nudo. E non è certo immaginabile che a quel punto l’inquinamento al limite dei 300 e degli 800 metri alzi un muro evitando la sua naturale espansione. Il problema c’è ed è grave. Del resto è quanto mai emblematica la foto che ritrae la chiazza scura che fuoriesce dal Candelaro invadere e propagarsi nel mare. Ma circolano altre foto di privarti che fissano la sconvolgente situazione.

Si tratta di un problema mai affrontato radicalmente. Ne è dimostrazione l’attivismo che sta dimostrando l’attuale assessore comunale all’ambiente Innocenza Starace, che pare voglia affrontare il problema nella sua variegata complessità. È la prova in ogni caso che in tutti questi anni, non solo quanti l’hanno preceduta in quella carica ma anche le rispettive compagini amministrative, non sono mai andati oltre le dichiarazioni rassicuranti di circostanza stagionale. Anche gli interventi effettuati dalle forze dell’ordine hanno cristallizzato la situazione ma non hanno sortito presso le autorità specifiche di competenza, nessuna iniziativa volta a debellare il problema che ha radici lontane e complesse che coinvolgono il composito hinterland che agisce sulle sponde di quel torrente. Ci sarà la svolta?

E’ più che evidente che ci sono precise e circostanziate responsabilità politiche, tecniche, amministrative. Emergono dalle analisi che si vanno esponendo, comportamenti colposi ma anche dolosi e omissioni che si riversano sul litorale sipontino e sul golfo che hanno determinato danni non solo economici ai gestori di attività balneari che hanno investito nelle concessioni e che di punto in bianco sono stati costretti ad interrompere l’attività. Una mazzata suppletiva ad una situazione ansimante che non ci voleva. Chi pagherà per questi danni?

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