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Vandali danneggiano stele Unesco della Foresta Umbra

Vandali non ancora identificati hanno danneggiato la stele Unesco nella Foresta Umbra, in Puglia, ad un anno dal riconoscimento delle faggete Patrimonio dell’Umanità

L’ipotesi degli investigatori è che qualcuno abbia cercato di abbatterla o rimuoverla provocando una lunga crepa sulla spessa lastra di vetro

FOGGIA - Vandali non ancora identificati hanno danneggiato la stele Unesco nella Foresta Umbra, in Puglia, ad un anno dal riconoscimento delle faggete Patrimonio dell’Umanità. La stele commemorativa è stata posizionata nel cuore della Foresta Umbra e ricorda l’iscrizione delle faggete vetuste nel Patrimonio Naturale dell’Umanità. L’ipotesi degli investigatori è che qualcuno abbia cercato di abbatterla o rimuoverla provocando una lunga crepa sulla spessa lastra di vetro su cui è incisa la data del 7 luglio 2017, quando a Cracovia la Commissione UNESCO-World Heritage premiò gli alberi secolari della Foresta Umbra.

«Questo gesto - si legge in una nota - non rovinerà la festa che il Parco Nazionale del Gargano e il Comune di Monte Sant'Angelo hanno organizzato per celebrare il compleanno dell’importante riconoscimento, il primo assegnato all’Italia per il valore biologico ed ecologico ed il secondo alla città di Monte Sant'Angelo, dopo il Santuario di San Michele». L’evento proseguirà domenica 8 luglio nella faggeta della particella 'Pavarì dove sarà allestita una mostra fotografica a cura di Giovanni Fiorentino con scatti inediti della Foresta Umbra ripresa dall’obiettivo nelle diverse stagioni. Dal luogo della mostra partirà un’escursione tra le faggete Unesco con una guida d’eccezione: Alfredo Di Filippo, ricercatore del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia. Di Filippo ha seguito l’iter di candidatura di tutti i siti italiani e attualmente sta coordinando il progetto di ricerca della National Geographic Society con il quale si intende studiare la struttura e la crescita dei faggi vetusti che ricadono nella rete Unesco.

Nel corso dell’escursione, il ricercatore fornirà i dati relativi al monitoraggio che si sta effettuando su alcuni alberi della riserva Falascone e della particella 'Pavarì e condurrà tutti i presenti alla scoperta del faggio che con i suoi 350 anni è il più anziano della foresta.

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