Lunedì 19 Gennaio 2026 | 15:44

Il coraggio di Papa Leone e gli schemi ideologici che ingabbiano la realtà

Il coraggio di Papa Leone e gli schemi ideologici che ingabbiano la realtà

 
Loredana Perla

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Loredana Perla

Il coraggio di Papa Leone e gli schemi ideologici che ingabbiano la realtà

Il discorso che Leone XIV ha pronunciato in occasione dello scambio di auguri d’inizio anno col Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede è il suo primo manifesto culturale

Lunedì 19 Gennaio 2026, 12:50

Stranamente non ha ricevuto la dovuta attenzione mediatica il bellissimo discorso che Leone XIV ha pronunciato in occasione dello scambio di auguri d’inizio anno col Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. E invece si tratta del primo manifesto culturale del nuovo Papa: un testo importante che esprime tutta la ricchezza e la profondità della sua visione.

Uno degli stralci più significativi è quello in cui il Papa si sofferma a riflettere sulle due forme di indebolimento che stanno mettendo a rischio il destino della Terra: l’indebolimento del multilateralismo (l’Onu, a ottanta anni dalla sua nascita è sempre meno incisivo nel frenare le tensioni dei belligeranti) e quello delle parole che vengono usate con significati sempre meno aderenti alla realtà. E mette in relazione le due cose.

Lo scopo del multilateralismo – dice Leone XIV - è quello di offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale. Ma per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Mentre oggi si tende ad usare le parole mutandone il significato a seconda degli scopi che si vogliono ottenere per cui la vera sfida da abbracciare oggi è di riscoprire il significato delle parole. Il riferimento implicito è all’attuale tendenza wokista a far perdere l’aderenza delle parole alla realtà inventandone di «neutre» come modus operandi dell’inclusività odierna, o di ciò che si spaccia per essa. Ma così a perdersi non è solo il significato e il senso delle parole, ma lo stesso uomo.

È la prima volta che un Papa prende una posizione contro il wokismo. Ma leggiamo direttamente dal discorso del Papa: «Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti».

E qui il Papa indica anche il «metodo»: ciò dovrebbe avvenire ovunque, nelle piazze, nelle case, nelle aule, nella politica, sui social fino ai rapporti multilaterali. La libertà di espressione è garantita, dice il Papa, dalla certezza del linguaggio e dal suo ancoraggio alla verità. E invece, purtroppo, duole constatare che, soprattutto in Occidente, vada sviluppandosi un linguaggio di sapore orwelliano che, nel tentativo di essere più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano.

Il linguaggio, insomma, è diventato l’ambito più importante dei conflitti culturali e, di conseguenza, di quelli materiali che hanno nei primi la loro causa prima. Si screditano parole che sono parte integrante del vocabolario tradizionale. Si è instaurato un regime da «polizia linguistica» che tende al controllo linguistico dell’intera società, bersagliando termini in quanto datati o «problematici». Vengono inventate parole nuove e si esercita una pressione affinché esse vengano accettate in nome dell’inclusività sino alla negazione della realtà naturale, come il paradossale «persona con utero» che cancella la parola donna all’interno di discorsi che la riguardano in prima persona, in favore di termini considerati neutri.

La deriva dell’Occidente sta anche in questa incapacità di stare davanti alla realtà che taluni vorrebbero ingabbiare in schemi ideologici. Chesterton lo aveva previsto quasi un secolo fa: «Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto».

Quel tempo è arrivato.

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