Telenovela Emiliano-Decaro: si conclude la seconda stagione. Come una serie su Netflix (per la verità non troppo avvincente), giunge al capolinea - con un finale già scritto - la difficile convivenza politica tra i due astri del centrosinistra pugliese. Al centro della prima stagione, una sorta di «parricidio» sventato, quello che l’ex pupillo Decaro (oggi presidente della Puglia) voleva mettere in atto nei confronti dell’ex mentore, nonché predecessore, Emiliano. Nella seconda, invece, l’accordo tra i due sfidanti su un ruolo «accomodante», ma non troppo di peso nella Regione, per l’ex governatore. Quanto basta per accontentare tutti a Bari e riferire a Roma (in casa Pd) che i patti sono più o meno rispettati.
Finale senza sorprese, dunque. Perché se ti spingi a chiedere a qualcuno di non candidarsi nemmeno in consiglio regionale (prima stagione), poi non puoi chiamartelo dalla porta principale come assessore nel nuovo governo che annunci in discontinuità (seconda stagione). Ed ecco, dunque, materializzarsi la soluzione «mediana» individuata da Decaro nel finale: il ruolo giusto per l’ingombrante Emiliano, che non ne vuole sapere di re-indossare la toga, è quello di consigliere giuridico del presidente.
Il finale della seconda stagione, in realtà, lo scriverà il Csm, chiamato a decidere se un incarico fiduciario possa ritenersi equiparato a quello elettivo o a quello esecutivo, gli unici ruoli che consentono ad un magistrato di poter proseguire la sua aspettativa ed evitare di tornare alla professione dopo 22 anni consecutivi di assenza. E dunque si saprà solo allora se il «serial» è davvero concluso. Ma anche questo finale, a giudicare dai «rumors», sembra già scritto e non si annuncia proprio come un «happy end» tra i due. Il «fuori ruolo» ci sarà per Emiliano e Decaro non avrà ombre sul suo cammino. Le frizioni, invece, resteranno. In ogni caso da queste due stagioni, a dirla tutta, entrambi i protagonisti non ne escono benissimo.
Il primo (Decaro) sgomitando per togliere di mezzo chiunque potesse fare ombra sulla sua «nuova Puglia» e sui suoi poteri decisionali dei prossimi cinque anni. Il secondo (Emiliano) abbozzando e digerendo un ruolo di secondo piano pur di preservare un’adeguata pensione sulla soglia dei 70 anni, senza dover tornare alla professione e abbandonare, così, l’amata politica. Da padre spirituale di un ventennio di primavere pugliesi - come era immaginabile per lui nel finale di stagione - a membro di «staff» del successore tra i vari «ciambellani» della corte di Lungomare Nazario Sauro, è stato un passo.
Sullo sfondo delle due stagioni, la Puglia e i suoi problemi, diventati strutturali nel frattempo. Mentre un popolo di «telespettatori» attoniti assisteva al serial della politica e alle baruffe tra i due protagonisti, fuga dei cervelli in Lombardia, ospedali intasati, dighe prosciugate, malamovida in città, lavoratori-poveri, industria in crisi, trasporti a singhiozzo e bolla da overtourism. Beh, possono aspettare.
A quasi due mesi dalle urne, chiuse con un risultato bulgaro, ancora deve insediarsi il «parlamentino» chiamato a legiferare per risolvere quei problemi e il presidente eletto non può occuparsene a tempo pieno, se non con qualche foto-opportunity sui social, preso com’è dalla «sistemazione» dei suoi (compreso l’ingombrante predecessore) nelle caselle di giunta, agenzie regionali, partecipate, enti pubblici e organigrammi di palazzo.
Ora una Giunta esecutiva almeno c'è e ci piace pensare che sia questo il finale della seconda stagione: assessori a tempo pieno e uffici funzionanti, seppur con i litigi di trasferimento da film di Fantozzi in via Gentile. Ma non preoccupatevi, cari telespettatori pugliesi, qualche altra sorpresa la telenovela infinita presto ve la riserverà. Forse si sta già scrivendo la terza stagione: la «vendetta» del consigliere giuridico.
















