Una distanza siderale tra chi guida Banca Mps e la condizione reale di chi ogni giorno garantisce operatività e risultati. La nuova proposta di modifica dello statuto fotografa questo abisso tra management e lavoratori. Nello specifico, due ipotesi preoccupano il personale. La prima: l’aumento del tetto della remunerazione variabile del top management fino al 200 per cento. La seconda: l’abolizione della riserva del 25% degli utili, finora destinata alla patrimonializzazione e che adesso si vuol distribuire come dividendo tra agli azionisti.
La Fisac Cgil Lecce è indignata. Sono decisioni che appaiono inaccettabili e fuori dalla realtà, specie se a lavoratrici e lavoratori si continuano a chiedere sacrifici significativi: riorganizzazioni, carichi di lavoro crescenti, pressioni commerciali sempre più intense. Senza contare il perdurare dei mancati riconoscimenti professionali, nonostante l’aumento di responsabilità e competenze richieste, a fronte delle quali permangono blocchi ai percorsi di crescita interni.
Eppure nel frattempo per il management si individuano risorse e margini per incrementi retributivi rilevanti. Una disparità di trattamento inaccettabile e profondamente ingiusta.
Le decisioni assunte risultano ancor più inopportune se inserite nel particolare momento che sta attraversando Banca Mps, caratterizzato da un’alta esposizione pubblica e mediatica, oltre che per la fusione con Mediobanca anche per alcune indagini in corso.
In un contesto di questo tipo, non accantonare le riserve per aumentare i dividendi è incomprensibile: quelle risorse andrebbero orientate invece a favore di chi lavora, del miglioramento delle condizioni di lavoro e per il rafforzamento occupazionale, a fronte di probabili tagli causati dall’avvento dell’AI.
La scelta di sbilanciare la gestione a favore dei vertici pone angoscianti interrogativi sul futuro di lavoratrici e lavoratori all’interno di Banca Mps, perché tale scelta nel breve e medio termine si incrocia con gli effetti dell’intelligenza artificiale, uno tsunami che impatterà nei settori del back office, del middle office e nei ruoli legati al risk management. In Puglia potrebbero essere interessati da questo pericoloso mix soprattutto i 350 dipendenti di Direzione generale (rivenienti dall’incorporazione di Banca 121) rimasti nel tempo senza una direzione territoriale di riferimento.
Un indubbio impoverimento per il territorio, che potrebbe non essere il solo se andasse in porto la creazione di un nuovo soggetto per la consulenza finanziaria con governance esclusiva affidata a Mediobanca, a discapito di Widiba (galassia Mps): una sciagura che va evitata per proteggere i circa 40 lavoratori della sede di Lecce ed i circa 700 promotori finanziari che a livello nazionale lavorano per Widiba (di cui 72 operativi in Puglia e Molise), oltreché la storia e le competenze maturate nel tempo sul territorio fin dagli anni Novanta.
In questo contesto così articolato, ai vertici di Banca Mps andrebbe consigliata cautela per evitare scelte che possano minare il clima interno, la fiducia dei lavoratori e la credibilità dell’Istituto all’esterno.
Piuttosto, specie alla luce della sua storia recente e del rilevante sostegno pubblico ricevuto, Mps dovrebbe ispirarsi a sobrietà e prudenza, equità e senso di responsabilità sociale e comprendere finalmente che la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori viene prima di tutto.














