Mercoledì 14 Gennaio 2026 | 17:28

Dal palazzo al tinello, la politica porta a porta del sindaco di Galatina

Dal palazzo al tinello, la politica porta a porta del sindaco di Galatina

 
Maristella Massari

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Maristella Massari

Dal palazzo al tinello, la politica porta a porta del sindaco di Galatina

La politica bussa. E chiede addirittura permesso. È un gesto che colpisce, perché ribalta un abusato cliché

Mercoledì 14 Gennaio 2026, 15:17

Fabio Vergine, sindaco di Galatina al timone di una coalizione di liste civiche che strizzano l’occhio al centrodestra, ha aperto il suo quarto anno di mandato elettorale inaugurando la stagione della politica «porta a porta».

Tranquilli, Vergine non vende nulla, né tanto meno vuol fare le scarpe a Bruno Vespa. Al massimo chiede un caffè. Il sindaco di Galatina sui social si è presentato senza volantini né consigli rateizzabili, ma con una proposta che fa notizia proprio perché appare controcorrente: «prendiamoci un caffè». Ha chiesto di entrare nelle case per ascoltare. In un’epoca in cui spesso i politici si parlano addosso, l’idea che qualcuno dica «mi inviti?» suona quasi sovversiva.

La politica bussa. E chiede addirittura permesso. È un gesto che colpisce, perché ribalta un abusato cliché: non è più il cittadino a salire da penitente le scale del Palazzo, ma è il sindaco che attraversa l’uscio di casa dei suoi elettori per ascoltare bisogni e richieste.

Tinelli e salotti al posto degli uffici con la foto di Mattarella, tazzine del servizio buono piuttosto che microfoni.

C’è dell’astuzia comunicativa, certo. Ma anche una consapevolezza profonda del tempo che viviamo: oggi la politica, per essere ascoltata, deve prima saper ascoltare. O almeno dimostrare di volerlo fare davvero…

Non è un caso che questa grammatica del contatto diretto viaggi sugli stessi binari dei social.

Da tempo Antonio Decaro, mattatore assoluto della scena politica contemporanea, ha trasformato Facebook e Instagram in una sorta di diario di bordo quotidiano, diventando (comunque la si pensi) il simbolo di una politica che si racconta mentre agisce, o che agisce mentre si racconta.

Il sindaco, poi europarlamentare e oggi presidente di Regione che parla quasi quotidianamente dagli schermi dei nostri telefoni, che commenta, che spiega, che ammonisce. La Puglia come una grande chat collettiva.

Il caffè di Vergine si infila perfettamente in questo solco: accorcia le distanze, umanizza il ruolo, restituisce l’illusione (spesso necessaria) di una politica a portata di mano. Funziona perché è semplice, «funziona perché è meravigliosamente mediocre» per citare un Checco Zalone della prima ora. E perché la semplicità, oggi, è diventata una forma sofisticata di potere.

Ma proprio qui si allungano le ombre. Perché tra ascolto e auto-rappresentazione il confine è sottile. Tra il ruolo e il personaggio ancora di più. Il rischio è che l’immagine preceda il contenuto, che il racconto sovrasti il governo, che l’io diventi più importante del noi. Che il politico, preso dal bisogno di esserci sempre, finisca per occupare tutta la scena, lasciando ai problemi reali della gente solo lo sfondo.

La politica non è una serie a puntate. Non è un format. È (o dovrebbe essere) l’arte di governare, di servire la cosa pubblica, secondo la definizione da manuale di greco antico che fu già culla della nostra civiltà. Decidere, scegliere, assumersi responsabilità. Anche quando non porta like. Anche quando costa consenso. Anche quando non funziona per una storia su Instagram.

E allora ben vengano i caffè, gli incontri, le porte delle case dei cittadini che si aprono. Ma a una condizione: che restino strumenti, non fini, ribaltando Machiavelli. Che l’ascolto non diventi un esercizio narcisistico. Che la prossimità non si trasformi in autocelebrazione del politico. La domanda, in fondo, è semplice e scomoda insieme: in questa stagione di politica domestica, social e iper-personalizzata, chi governa davvero? Il personaggio o il ruolo?

La risposta non sta nelle tazzine di moka e nemmeno nei post. Sta, come sempre, nei fatti. E nel silenzioso lavoro che non fa rumore, non bussa alle porte, ma tiene in piedi la casa e la cosa comune.

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