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Evviva, il Sud sta crescendo e proprio adesso vogliono «differenziarlo»

Evviva, il Sud sta crescendo e proprio adesso vogliono «differenziarlo»

Evviva, il Sud sta crescendo e proprio adesso vogliono «differenziarlo»

 
Lino Patruno

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Lino Patruno

Evviva, il Sud sta crescendo e proprio adesso vogliono «differenziarlo»

I dati Istat dicono che nel 2023 il Pil (il reddito prodotto) del Sud è cresciuto dell’1,7 per cento rispetto allo 0,8 del Centro Nord

Sabato 14 Settembre 2024, 13:21

Facciamo il gioco del «vero» o «falso». Su un argomento in genere considerato noiosissimo e dalle risposte scontate: l’Italia e il suo Sud. Allora è vero o falso che in Italia il Centro Nord cresce più del Sud? È vero o falso che in Italia l’export del Centro Nord cresce più di quello del Sud? È vero o falso che l’occupazione al Centro Nord cresce più che al Sud? Risposte che dovrebbero essere automatiche: tutto vero.

Sarebbero considerati colpi di sole di questa estate bollente risposte secondo cui è tutto falso. E invece è proprio tutto falso e senza insolazioni sospette. Conferma che il pregiudizio prescinde dai dati, specie quando i dati si permettono di smentire sia il giudizio che il pregiudizio.

I dati Istat dicono che nel 2023 il Pil (il reddito prodotto) del Sud è cresciuto dell’1,7 per cento rispetto allo 0,8 del Centro Nord. Anzi è avvenuto addirittura per l’intero quinquennio 2019-2023, durante il quale il Pil medio del Sud è cresciuto del 3,37 per cento, superando sia quello del Centro Nord (3,4) che quello nazionale (3,5), restando inferiore solo a quello del Nord Est. E quanto alle esportazioni, nel 2023 sono aumentate al Sud del 14,1 per cento rispetto al più 2,8 per cento del Nord Ovest e addirittura alla flessione del Nord Est (meno 1 per cento) e del Centro (meno 4,6 per cento). Andamento anche qui confermato per il quinquennio precedente: export meridionale al più 32,3 per cento, oltre il più 28,6 per cento del nazionale e il più 28,2 per cento del Centro Nord. Infine l’occupazione: nel 2023, più 3,1 per cento al Sud, più 2,1 per cento l’Italia.

Bisognerebbe ricordare Pitagora (un meridionale): «Partiamo dai numeri, che confesseranno ogni cosa». Ma prima di rispondere alle scontate reazioni dei censori che fanno sempre la lezione al Sud (ah, allora è inutile che stiate sempre a lamentarvi), cerchiamo di capire perché i numeri li hanno per una volta smentiti (con Campania e Puglia in testa).

La spiegazione è anzitutto nelle quattro «A» più «F». Le quattro «A»: Agroalimentare, Automotive, Abbigliamento, Aerospazio. La «F»: Farmaceutico. Sono i settori (oggi le chiamano «filiere») che più hanno tirato reggendo anche alla concorrenza internazionale. Il che vuol dire che se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe gran parte della dieta mediterranea, delle auto e dei componenti per auto, dell’abbigliamento (a cominciare dalla moda di lusso maschile napoletana), degli aerei e dei componenti di aerei che si producono, oltre che dei farmaci (compresi i più importanti e salvavita).

Un’espressione pugliese dice: «fruscio di scopa nuova», nel senso che non dura oltre il primo impiego della scopa. Vero o falso? Anche qui falso, perché le previsioni per il 2024 vanno nella stessa direzione: crescita del Pil al Sud attorno all’1 per cento, almeno in linea col dato nazionale. Ma exploit delle esportazioni già registrato nel primo semestre: Sud più 3,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023, Italia meno 1,7. Sud italiano che batte anche il Giappone (meno 4,1), la Cina (più 2,7), gli Stati Uniti (più 1,6). Fantascienza.

Ma cosa ha dato ulteriore spinta a settori che già in passato erano stati benzina per il Sud? (Bisognerebbe aggiungerci una «T»: turismo, ma non si deve strafare). La spesa del Pnrr (Piano ripresa e resilienza dopo il Covid), seppur tardiva, parziale, non adeguata a quanto al Sud sarebbe spettato. La «Zes» unica, incentivi agli investimenti, nonostante le riserve sulla centralizzazione a Roma di ogni decisione e sull’improprio allargamento a ogni territorio. I fondi dello Sviluppo e Coesione, benché da sempre accordati al Sud come risarcimento per quanto non fatto dallo Stato al Sud e fatto nel resto d’Italia. Il minor onere fiscale e previdenziale per le assunzioni al Sud, vantaggio che senza un nuovo negoziato l’Europa ci toglie a fine anno.

Allora, tutto risolto per il Sud, avete finito di scocciare? Più falso di una Vuitton comprata in spiaggia. L’occupazione, per esempio: conta più il numero dei nuovi posti o il numero di ore effettivamente lavorate? E si possono considerare lavori in più e basta quelli tanto poco pagati da rischiare di essere più povertà che ricchezza? E poi, crescere di più in cinque-sei anni è una conferma della capacità del Sud di fare il più col meno, ma non elimina l’infinito meno ricevuto dal Sud in tutta la sua storia. Non elimina quel divario causato da una spesa pubblica dello Stato che ha sempre considerato (e considera) i meridionali diversamente italiani rispetto agli altri italiani, diciamo, veri.

Ma nonostante tutto, il Sud solo con i propri (forzatamente sperequati) mezzi si mostra capace di una «crescita differenziata». L’Italia dovrebbe ringraziarlo. Invece decide che è il momento giusto per ributtarlo indietro con l’«autonomia differenziata» per i già privilegiati del Nord.

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