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Sulla scena economica arriva il «Minipia» ma il troppo «stroppia»

Sulla scena economica arriva il «Minipia» ma il troppo «stroppia»

Sulla scena economica arriva il «Minipia» ma il troppo «stroppia»

 
Nicola Didonna

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Nicola Didonna

Sulla scena economica arriva il «Minipia» ma il troppo  «stroppia»

Ha fatto il proprio ingresso sulla scena economica regionale la misura sostitutiva denominata MINIPIA.

Venerdì 17 Maggio 2024, 14:30

Dopo la chiusura della misura regionale «Titolo II» con cui banche e imprese avevano imparato a finanziare agevolmente gli investimenti produttivi delle Pmi, ha fatto il proprio ingresso sulla scena economica regionale la misura sostitutiva denominata MINIPIA.

E con essa si è dato il via a numerosi convegni a cui imprese e colleghi stanno partecipando in una altalena di sentimenti che va tra l’interesse e lo sconforto.

Come suggerisce l’acronimo, infatti, i MINIPIA sono agevolazioni dedicate a finanziare «mini» Programmi di Iniziative Agevolate per investimenti di importo compreso fra i 30 mila euro e i 5 milioni.

Sulla scia del gradimento riscontrato dalle Medie Imprese per il PIA nel ciclo di programmazione precedente, l’Unione Europea ha pensato bene di abbassare la dimensione delle imprese e l’importo dei programmi di investimento usando lo stesso strumento, adattato alle esigenze delle micro e piccole imprese.

In parole povere l’idea è che ormai nessuna impresa, a prescindere dalla propria dimensione, può limitarsi ad acquistare immobilizzazioni – macchinari, impianti, attrezzature e immobili – senza fare innovazione di processo, di prodotto, formazione, digitalizzazione, internazionalizzazione, ecc.

Giustissimo! Lo ripetiamo ogni giorno che i nostri imprenditori spesso nascono e muoiono facendo sempre lo stesso mestiere, acriticamente, e che le nostre imprese spesso operano in settori maturi e a basso valore aggiunto.

Innovare è elemento essenziale per competere. Per far crescere il valore aggiunto creato sul territorio.

Tuttavia la perplessità che sta crescendo ogni giorno di più nel corso dei convegni fra imprese e addetti ai lavori è se lo strumento, nato per imprese medie, sia adatto anche agli investimenti delle micro e piccole imprese compresi fra 30mila e 200 mila euro.

Se, come detto, lo strumento va bene per una media impresa, a mio avviso appare improbabile che una micro e piccola impresa possa solo immaginare di realizzare un «progetto di innovazione» con tanto di acquisto di servizi di innovazione per un investimento di 100 mila euro.

L’innovazione da sempre le micro e piccole imprese l’hanno assorbita per osmosi, se non subita, dal sistema della fornitura, specialmente per investimenti di importo ridotto.

Il risultato è che con le misure pronte, dopo un anno di attesa, languono gli investimenti delle micro e piccole imprese e soffrono anche le imprese della filiera della fornitura.

Interi settori dell’artigianato e del commercio, tipici delle nostre micro e piccole imprese, fanno melina sugli investimenti e spesso rinunciano a chiedere le agevolazioni riversando sul sistema bancario l’intero onere finanziario.

Eppure la stessa Unione Europea, quella che sogna inaspettate capacità di innovazione delle Pmi, quella che non permette di varare misure agevolative senza il preventivo consenso per evitare di alterare la concorrenza, dal 1 gennaio del 2024 ha modificato la regola del de minimis.

Significa che ogni impresa ha a disposizione un plafond triennale di agevolazioni fino a 300 mila euro non soggetti a preventiva autorizzazione della Unione Europea.

Significa che Stato e Regioni possono dare alle Pmi piccoli aiuti in modo molto più rapido.

E allora, visto che il plafond de minimis proprio le micro e piccole imprese spesso non riescono ad utilizzarlo interamente, perché non immaginare un «ritorno al futuro»? E cioè, rispolverando ad esempio il vecchio ma efficace «Titolo II» per investimenti materiali fino a 200 mila euro? Non si tratterebbe di un passo indietro, ma di una integrazione a misure che già funzionano, ma che possono funzionare sempre meglio e coprire un ventaglio ancora più ampio di imprese, anche quelle micro e piccole che sono ancora la maggioranza.

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