L’Italia cerca di rilanciare le relazioni economiche con l’Africa attraverso il Piano Mattei e una dotazione finanziaria di 5,5 miliardi di euro. Una piccola dotazione, rispetto ai 150 miliardi di euro messi in campo dall’Unione europea e a quanto stanno facendo Cina e Stati Uniti.
Il Piano Mattei è stato approvato per iniziativa del Governo, tramite un decreto legge del novembre scorso, poi convertito in legge dal Parlamento agli inizi di quest’anno. È seguita la Conferenza Italia-Africa, tenutasi a Roma il 29 gennaio, con la partecipazione di leader dell’Unione africana. È un piano tutto da scrivere, che prevede interventi in vari settori, fra cui la cooperazione allo sviluppo, la salute, il partenariato energetico, il contrasto all’immigrazione illegale.
Per capire la reale portata del Piano Mattei non possiamo non partire dalla strategia che il continente africano sta portando avanti dagli inizi degli anni 2000 nelle relazioni con il resto del mondo, in particolare, con le principali economie mondiali (Stati Uniti, Cina e Unione europea).
Il continente africano in prospettiva L’Africa è il secondo continente più popoloso al mondo, dopo il continente asiatico. Con i suoi 1,4 miliardi di persone, l’Africa conta oggigiorno il 17,5% della popolazione mondiale. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, la popolazione africana raggiungerà 2,5 miliardi di persone nel 2050 e 4,4 miliardi nel 2100. In termini relativi, l’Africa conterà il 26% della popolazione mondiale nel 2050 e il 40% nel 2100. Si comprende bene perché il continente africano sia visto come una terra dalle grandi opportunità e perché le maggiori potenze economiche mondiali (Stati Uniti, Unione europea e Cina) stiano costruendo da un lungo tempo relazioni con l’Africa, sostanziate da un volume crescente di investimenti. Per porsi alle spalle la storia coloniale e prendere nelle proprie mani il proprio futuro, gli Stati africani, nel 2002, hanno dato vita all’Unione Africana, un’organizzazione internazionale e un’area di libero scambio.
Le relazioni dell’Africa con le principali economie mondiali L’Unione Africana è impegnata nel costruire relazioni internazionali che rispondano agli interessi del popolo e dell’economia africana, in particolare, relazioni con l’Unione europea, la Cina e gli Stati Uniti, relazioni che sono andate consolidandosi nell’ultimo ventennio, attraverso vari accordi. Non è un compito facile, anche in virtù della forte pressione esercitata negli ultimi decenni dalle economie avanzate verso i paesi in via di sviluppo, fra cui i paesi africani, alla ricerca di nuove occasioni d’investimento e di nuovi flussi commerciali. Nel corso dell’ultimo ventennio sono diventate particolarmente importanti le relazioni del continente africano con la Cina. Basti considerare il forte aumento degli investimenti diretti esteri cinesi in Africa, passati da 75 milioni di dollari nel 2003 a 5 miliardi di dollari nel 2021 e che a partire dal 2013 gli investimenti cinesi hanno superato quelli degli Stati Uniti, che, a loro volta, dal 2010 hanno registrato un trend in calo (Fonte: China-Africa Research Analysis). Gli Stati Uniti hanno avviato nel 2000, sotto la presidenza Clinton, l’iniziativa AGOA (African Growth and Opportunity Act), diretta a migliorare le relazioni economiche con l’Africa, una iniziativa portata avanti dai successivi presidenti e tuttora in essere.
Le relazioni tra l’Unione europea e l’Unione africana Nonostante l’attivismo statunitense e cinese, gli investitori europei rimangono di gran lunga i maggiori detentori di stock di investimenti esteri diretti (IDE) in Africa, guidati da Regno Unito (60 miliardi di dollari), Francia (54 miliardi di dollari) e Paesi Bassi (54 miliardi di dollari). È presente anche l’Italia con uno stock di IDE pari a circa 27 miliardi di dollari. Nel complesso dei 27 Paesi dell’Ue gli IDE in Africa hanno raggiunto nel 2019 la cifra di 241 miliardi di euro, configurando così l’Ue come il primo investitore estero in Africa.
All’attivismo dei singoli Paesi europei si è aggiunta l’iniziativa diretta dell’Ue per guidare una strategia unitaria europea in Africa, che agli inizi degli anni 2000 ha stipulato un accordo di base con l’Unione Africana, poi nel 2015 ha lanciato la «Strategia dell’Unione europea per l'Africa: verso un patto euro-africano per accelerare lo sviluppo dell’Africa», aggiornata nel 2020 con una nuova Comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Verso una strategia globale per l’Africa». Nel 2021 l’Ue ha lanciato l’iniziativa «Global Gateway” che prevede investimenti infrastrutturali esterni all’Ue di 300 miliardi di euro, di cui 150 diretti all’Africa, da realizzare entro il 2027.
Il Piano Mattei È, dunque, in questo ambito di relazioni internazionali, in particolare delle relazioni UE-UA, che va inquadrato il Piano Mattei. Il punto di forza del Piano è sicuramente quello di voler rafforzare la collaborazione italo-africana. Ma trattasi di una tradizionale iniziativa bilaterale tra Italia e singoli Paesi Africani, non ben inquadrata nelle relazioni UE-UA: nella legge con cui il Parlamento italiano ha approvato il Piano Mattei non c’è alcun riferimento alla strategia e alle iniziative europee. È opportuno, dunque, che il Piano Mattei si inserisca organicamente nello spazio di relazioni tra UE e UA, puntando a elaborare progetti coerenti con la strategia europea per l’Africa e con l’iniziativa europea Global Gateway.
















