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Davos insegna: serve più diplomazia contro i conflitti

Davos insegna: serve più diplomazia contro i conflitti

 
Piero Liuzzi

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Piero Liuzzi

Davos insegna: serve più diplomazia contro i conflitti

Nel Forum dello scorso gennaio, Henry Kissinger si collegò con Davos per dare il suo contributo di riflessione. In quell’occasione disse testualmente: «Prima di questa guerra ero contrario all'ingresso dell'Ucraina nella Nato perché temevo che avrebbe scatenato il processo che abbiamo visto ora»

Domenica 21 Gennaio 2024, 13:37

Nel Forum dello scorso gennaio, Henry Kissinger si collegò con Davos per dare il suo contributo di riflessione. In quell’occasione disse testualmente: «Prima di questa guerra ero contrario all'ingresso dell'Ucraina nella Nato perché temevo che avrebbe scatenato il processo che abbiamo visto ora. Ma ora che questo processo ha raggiunto tale livello, l'idea di un'Ucraina neutrale in base a quelle condizioni non ha più senso». Non mancò tuttavia di ammonire l’Ucraina: «sappia abbinare all’eroismo mostrato sul campo di battaglia un approccio saggio verso l’equilibrio europeo e mondiale».

In altre parole, il campo di battaglia lasci il passo alla diplomazia.

Già nel 2014, quando la Russia invase la Crimea il suo commento fu sferzante: «L’Ucraina è indipendente da soli 23 anni; dal XIV secolo è sempre stata sotto un dominio straniero. Non sorprende che i suoi leader non abbiano imparato l’arte del compromesso, ancor meno quella della prospettiva storica».

Kissinger aveva chiaro che lo scontro con la Russia avrebbe inclinato Mosca verso Pechino, così come avrebbe preferito un atteggiamento meno assertivo e muscolare degli Stati Uniti sulla questione Taiwan. Ora che Kissinger non c’è più sarà interessante vedere quali parole di saggezza verranno da Davos.

Al momento l’attenzione si concentra sull’immane entità delle diseguaglianze, sintomo evidente di un sistema sull’orlo dell’autofagia. Dalle fredde vette svizzere, dalle dorate comfort zone degli autorevoli analisti, giungerà alle cancellerie di mezzo mondo la premonizione sull’era glaciale prossima ventura dei rapporti internazionali? Lo scenario, oltre le montagne innevate, è quello di un debito globale di 307mila miliardi di dollari con due guerre in corso e Taiwan in stallo, per di più con un esito elettorale da «anatra zoppa». Il presidente eletto, l’indipendentista Lai Ching-te non ha la maggioranza nel parlamento di Taipei e dovrà ricorrere ai voti del Partito Popolare di Taiwan.

Nel 2020 il debito globale si attestava a 226 mila miliardi di dollari per arrivare l’anno dopo a 303. C’era il Covid di mezzo ma le previsioni per fine 2024 arrivano a 310. Stati Uniti e Giappone in testa ma l’80% grava sui cosiddetti paesi sviluppati. Complimenti!

Naturalmente anche Pechino non se la passa bene e se i crediti generosamente sparsi nei paesi africani e lungo la Via della Seta si rivelassero difficilmente esigibili, il baratro sarebbe immenso, sommandosi alla bolla immobiliare in corso.

La guerra in Ucraina è iniziata il 24 febbraio 2022; quella di Gaza ha doppiato i 100 giorni. L’abnegazione di Anthony Blinken è ammirevole ma non si vede un barlume di risultato. Vediamo il segretario di stato scendere e salire scalette d’aereo in un tourbillon negoziale senza precedenti.

Con tutta evidenza non solo l’Ucraina e Gaza richiedono un salto di qualità della diplomazia ma un mondo con il problema di un debito di 307 mila miliardi di dollari non può pensare di farlo risolvere agli economisti.

È con tutta evidenza un problema politico e quindi diplomatico.

Ma Kissinger non c’è più e, oltre tutto, è morto senza eredi.

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