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Presidenzialismo? Per la riforma serve un ampio accordo

Presidenzialismo? Per la riforma serve un ampio accordo

Si caratterizza in entrambi i casi con l'elezione popolare del Capo dello Stato, in via diretta in Francia e attraverso «grandi elettori» scelti dal popolo negli Usa

15 Agosto 2022

Pino Pisicchio

Abbiamo assistito al rito para-folkloristico delle consegne di simboli elettorali - che meriterebbero uno studio antropologico a sè per l'esplosione delle fantasie italiche di aspiranti conducatores politici («Sacro Romano Impero» e «Follia Creativa» tra i più cool. Andrebbero subito ammessi per meriti speciali..) - e già s'odono strilli di trombe e colpi di cannone dei capi che si dovranno misurare sul campo.

Giorgia Meloni, che si rappresenta già tra i broccati e gli arredi preziosi della famiglia Chigi, rassicura in tre lingue l'Europa e il Mondo sulla sua estraneità al fascismo e la sua fervida fede occidentalistica. Il suo Occidentalis Karma, però, non convince Letta che ha scelto di considerare la leader di Fratelli d'Italia come avversario alla sua altezza. Non piace quella fiammella residuo del Msi almirantiano: stilizzava la tomba di Mussolini secondo una teoria prevalente. E poi il presidenzialismo gettato lì, come un mantra antico, alla maniera del taglio dei parlamentari dei Cinque Stelle. Qualcuno a destra ha detto qualche parola in più e la conclusione è stata: se la destra vince troppo vorrà votarsi da sola il presidenzialismo per cacciare Mattarella.

Siccome questa campagna elettorale avrà come cifra la distrazione di massa e la disaffezione del corpo elettorale (qualcuno dice «apposta»), sarà opportuno chiarire qualche concetto. A futura memoria.

Che cos’ è poi il presidenzialismo di cui tanto si parla? È una forma di governo presente in paesi democratici , nella forma piena, quella del presidenzialismo americano, o in quella «parziale», nota come semipresidenzialismo, in Francia. Si caratterizza in entrambi i casi con l'elezione popolare del Capo dello Stato, in via diretta in Francia e attraverso «grandi elettori» scelti dal popolo negli Usa. Quanto ai poteri di cui gode il presidente in America investono direttamente anche l'Esecutivo: Biden, in altri termini, ha i poteri di Mattarella e di Draghi insieme, mentre in Francia Macron, che presiede il Governo, esercita il potere esecutivo in modo «diarchico» dovendo dividerlo con il Capo del governo da lui nominato. Se la maggioranza che sostiene l’Esecutivo è la stessa che ha eletto il Presidente della Repubblica francese, tutto fila liscio e Macron sta sereno. Se, invece la maggioranza non gli è favorevole (è più o meno quello che hanno sancito gli elettori francesi con le ultime elezioni), il presidente si ridimensiona. Parecchio. Chiedo scusa per la brutale semplificazione, ma va più o meno così.

In Italia abbiamo una forma di governo parlamentare: il presidente del Consiglio e il suo governo ricevono la fiducia - revocabile - dal Parlamento e il Capo dello Stato, che viene eletto dal Parlamento, non ha poteri di Governo. Il Presidenzialismo (o il semipresidemnzialismo: non s'è capito ancora bene cosa vuol fare la destra) può funzionare in Italia sì o no? Non è un tabù, non è una bestemmia: è, però, un mutamento radicale di sistema e non si può fare con piccoli interventi chirurgici. Da trent'anni più o meno, dall'avvento delle leggi elettorali maggioritarie che ebbero un impatto enorme sull'ordinamento costituzionale, assistiamo ad una manomissione della Costituzione col metodo «spizzichi e molliche», senza una visione di riforma organica, in grado di calare le modifiche in un contesto coerente. Quando qualcuno ha provato a dare un senso più largo alle revisioni - vedi riforma costituzionale della destra berlusconiana del 2006 e la più recente di Renzi del 2014 - il popolo ha bocciato con i referendum. In verità si è proceduto in questi anni a fare le riforme più organiche con le maggioranze che sostenevano il governo, che erano naturalmente partigiane. E le riforme costituzionali non si possono fare così. Se la Destra fosse in grado di varare con i propri numeri una riforma in senso presidenzialistico potrebbe - in un parlamento manomesso nelle sue dimensioni - operare al riparo del voto referendario (se avesse la maggioranza di due terzi, 138 Cost.). Una modesta proposta: perché non siglare un accordo oggi tra tutte le forze politiche per eleggere con voto popolare (proporzionale con voto di preferenza, vivaddio!!!) una commissione per la revisione di alcuni aspetti della seconda parte della Costituzione, da sottoporre poi al voto referendario? Sarebbe, un buon gesto di civiltà politica: l'atto fondativo della nuova Repubblica.

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