Martedì 09 Agosto 2022 | 19:58

In Puglia e Basilicata

La riflessione

Nel turismo si raccoglie ciò che si semina

Turisti a Santa Croce, Lecce

E' sempre in agguato il rischio di vedere stravolta la propria immagine

06 Agosto 2022

Michele Partipilo

Per strano che possa sembrare il turismo assomiglia molto all’agricoltura. Si raccoglie quel che si semina, ma ci sono anche fattori imponderabili, come l’acqua e il sole al tempo giusto o nel momento sbagliato, che favoriscono o distruggono un raccolto. La Puglia da un ventennio ha avviato un percorso virtuoso che l’ha portata a diventare la regina del turismo.

È stato fatto un grande lavoro di «semina» da parte di istituzioni e privati. Dagli incentivi ai voli a basso costo alla partecipazione a fiere e rassegne specializzate; dai contatti con grandi operatori internazionali alle manifestazioni culturali; dagli interventi ambientali al miglioramento e alla qualificazione dell’offerta alberghiera; dai set cinematografici alle fiction; dal recupero di monumenti e centri storici alla ristorazione. Insomma un lavoraccio che, a parte qualche inevitabile stonatura, ha visto un impegno corale. I risultati non sono mancati e non è un caso se oggi possiamo vantare il mare migliore d’Italia e fare una vacanza in Puglia diventa irrinunciabile.

A dare una mano alla semina fatta da pubblico e privato anche un paio di situazioni impreviste e imprevedibili: l’esplosione del terrorismo islamico, che ha dirottato masse di vacanzieri dalle coste africane verso mete più sicure e altrettanto belle, come il mare pugliese; la diffusione del coronavirus che per due stagioni ha bloccato i viaggi all’estero, inducendo molti italiani a godersi le bellezze – quasi sempre sconosciute – del proprio Paese. È anche per questo che la Puglia turistica è diventata meta irrinunciabile e ha indotto molte compagnie di navigazione a dirottare le loro crociere verso i nostri porti.

La stagione in corso vede all’apice l’immagine della Puglia fatta di paesaggi da sogno, mare da bere, ospitalità calorosa e cucina irresistibile. Ma è anche la prima stagione che ha visto riaprire le frontiere e, nonostante spostarsi in aereo sia diventata un’impresa da Indiana Jones, molti italiani sono tornati verso mete estere. Tanti stranieri possono però soddisfare il desiderio di una vacanza in una regione la cui immagine all’estero è vincente. Sono cominciati così i confronti e le analisi critiche e alla Puglia è stato contestato di essere diventata costosa, talvolta con servizi non all’altezza di quanto pagato. Secondo l’agenzia britannica del Post office travel money - come riportato anche dal sito della Gazzetta - il Tacco d’Italia sarebbe addirittura tra le mete più costose al mondo. Un dato che sarebbe indirettamente confermato dal calo di presenze rispetto alle previsioni e dagli sfoghi dei turisti, diventati virali sul web.

Le classifiche sono quanto di più ingannevole possa esistere, perché attraverso la scelta degli elementi su cui basarle si può determinare il risultato che si viole raggiungere. Senza contare che è molto difficile assegnare un punteggio a certe componenti la vacanza: quanto vale un bagno nelle acque delle Tremiti o di Castro o di Maruggio? Quanto vale una frisa divorata all’ombra di Santa Croce a Lecce? Quanto vale un bicchiere di vino al fresco di un trullo? Sono gli aspetti non misurabili, che fanno preferire un posto a un altro, perché decide il fascino, prevalgono i sentimenti che accendono, domina l’effetto che hanno sul nostro corpo e sulla nostra testa.

Al di là di questo, però, qualche segnale di allarme c’è. Il calo di presenze, ancorché lieve, e circoscritto al solo mese di luglio, risente della ripresa dei voli verso l’estero e che a fine stagione avrà effetti non solo sui dati della Puglia, ma su quelli dell’intero Stivale. Più insidiosa invece la critica sui prezzi, oggettivamente cresciuti e talvolta a fronte di una minore qualità dei servizi.

L’aumento dei costi energetici ha avuto un impatto pesante su alberghi, ristoranti e trasporti ma in qualche caso – ed è la critica ricorrente sui social – il caro prezzi è stato determinato anche dalla voglia degli operatori di recuperare subito quanto perso negli anni della pandemia. È un tema delicato. Così come è cresciuta l’immagine della Puglia turistica allo stesso modo e più repentinamente può essere distrutta. Per evitarlo, allora, bisogna andare alla questione di fondo che già in un editoriale di qualche settimana fa poneva il direttore Iarussi: che Puglia vogliamo? Vogliamo un turismo elitario e costoso? Bene, è una scelta. Ma bisogna avere un’offerta adeguata.

È vero che i ricchi spendono, ma pretendono e se sono diventati ricchi è anche perché sono attenti al denaro più dei poveri. Al contrario, vogliamo un turismo a basso costo fatto prevalentemente di prezzi bassi ma anche con servizi di bassa qualità? Dal tempo della semina, che c’è stata e ha dato molto frutto, ora bisogna passare al tempo della gestione, senza fidare troppo sull’immagine creata e per fortuna ancora molto positiva. Come insegna il boom di Gallipoli, per qualche anno fenomeno internazionale, è sempre in agguato il rischio di vedere stravolta la propria immagine: da paradiso per i giovani a meta dello sballo e, purtroppo negli ultimi giorni, anche della violenza.

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