Sabato 25 Giugno 2022 | 19:52

In Puglia e Basilicata

La riflessione

La «sinistra possibile» nella cultura politica

La «sinistra possibile» nella cultura politica

Il Pd non può essere l’unico contenitore

22 Maggio 2022

Sandro Frisullo, ex vicepresidente della giunta Vendola alla Regione Puglia

È accaduto anche nel passato che si registrassero orientamenti popolari in netta opposizione/dissenso con talune decisioni dei governi. Ma, di certo, non nelle forme così evidenti e persistenti registrate nel giudizio sulla guerra e sulle sue conseguenze. E ciò si manifesta mentre i canali di una parte consistente dell'informazione (carta stampata e tv) sono risucchiati in una narrazione acritica segnata dal mainstream di opinionisti e commentatori strenuamente impegnati a liquidare le ragioni del pacifismo e a banalizzare le posizioni volte al negoziato e alla necessaria trattativa-compromesso. Ma quello che è accaduto nel campo di una parte della sinistra (o che ad essa fa riferimento) è davvero impressionante.

Nell'arco di poche settimane i gruppi parlamentari del Pd hanno votato provvedimenti per l'aumento delle spese militari e l'invio di armi, oltre le sanzioni economiche la cui efficacia è già oggetto di una discussione tra i diversi partner europei per l'evidente riflesso sull'andamento delle economie nazionali. Il dissenso espresso da grandi manifestazioni popolari, dall'Anpi e dai sindacati, è stato subito bollato in modo aggressivo e volgare sino a evocare il sospetto di mobilitazioni filoputiniane e di rigurgiti antioccidentali. Come se essere parte dell’Occidente significasse una inevitabile subalterneità alle politiche militaristiche, di riarmo e di potenza degli Usa. Alcuni commentatori sono arrivati a considerare il pacifismo un comodo esercizio salottiero, riservato ad «anime belle» o, nella migliori delle ipotesi, una posizione priva del necessario realismo a sconfiggere l'aggressore russo. E così l'ideologia del «si vis pacem para bellum» penetra in ambienti democratici rovesciando i fondamentali di una cultura politica che ha formato, a sinistra, intere generazioni.

Ad esempio: nel celeberrimo discorso pronunciato a Bergamo il 20 marzo 1963, il passo cruciale di Togliatti era riferito alla terribile «novità» rappresentata dai rischi di un conflitto termonucleare che, cambiando la natura della guerra, avrebbe annientato il genere umano. «La guerra diventa cosa diversa da ciò che mai sia stata (…) e la pace, a cui sempre si è pensato come a un bene, diventa qualcosa di più e di diverso: diventa una necessità se l’uomo non vuole annientare se stesso. Ma riconoscere questa necessità, non può non significare una revisione totale di indirizzi politici, di morale pubblica e anche di morale privata. Di fronte alla minaccia concreta della comune distruzione la coscienza della comune natura umana emerge con forza nuova» (Togliatti 1963). E, ancora, Berlinguer nel 1983: «Oggi noi ci battiamo per bloccare la nuova spirale in atto degli armamenti... Il disarmo totale può essere considerato una “utopia”? Io dico di no. Io dico che esso diventerà una necessità, non solo per sopravvivere, ma anche per risolvere i problemi dell’umanità a cominciare da quelli dello sviluppo. Certo oggi il mondo sembra andare in un’altra direzione, ma io credo che questa che è stata una tipica utopia del movimento socialista ritorna oggi di grande attualità».

Intere generazioni, educate a questa idea della pace, come terreno di una concreta battaglia politico-culturale e come asse su cui ridefinire un nuovo ordine mondiale democratico incardinato sul dialogo e sulla coesistenza pacifica, si sono sentite ingannate dalla disinvolta metamorfosi operata da una parte gruppo dirigente del Pd rispetto agli ideali e ai convincimenti profondi che hanno motivato il «popolo della sinistra».

Anche per questo considero necessitata la costruzione di un partito di sinistra che si definisca esplicitamente socialista. Non solo perché la sua assenza costituisce un’anomalia nel panorama europeo, laddove agiscono accanto ai tradizionali partiti socialisti, nuove formazioni e aggregazioni di sinistra.

Non v’è dubbio, infatti, che l'assenza, in Italia, di una autonoma e vitale forza del socialismo, rende debole la democrazia, spingendo fasce di elettorato verso l'astensionismo o un voto di protesta (ingrossando le file del sovranismo e del populismo). Dovrebbe lo stesso Pd, senza polemiche e con realismo, considerare utile e necessaria alla coalizione democratica, il formarsi, alla sua sinistra, di un partito con una netta identità socialista, laburista, socialdemocratica. E la considerazione polemica che non si riesca a farlo, se conferma le difficoltà odierne, di certo, non cancella la possibilità di costruirlo.

Il Pd non può pretendere di riassumere in sé, in modo eclettico e alquanto confuso, ispirazioni e culture diverse. E di ritenersi l'unico contenitore della «sinistra possibile». Non è un caso, infatti, che la proposta di Bersani di una fase costituente e della «ripartenza» di un campo largo della sinistra sia stata derubricata, nella proposta di Letta, alle Agorà, un «format» utile più alla propaganda e a «nobilitare» il possibile rientro del gruppo dirigente di «Art.1». E si dovrà pure prendere atto che nel percorso dal Pci-Pds-Ds al Pd si è progressivamente indebolita la tradizione e la cultura politica ed istituzionale del Pci (la risibile abiura di qualche leader di non essere mai stato comunista!) sino ad assumere i caratteri di una forza progressista con un chiaro impianto liberal-democratico.

Ma per me e per tanti altri non è sufficiente la sola definizione di democratico. Non può esistere un partito della sinistra senza un chiara cultura politica di riferimento, senza una limpida identità sociale e politica. Tanto più per una sinistra che ambisca a governare lungo un progetto di trasformazione (uguaglianza e libertà) della società.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

BAT

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725