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La riflessione

Un’architettura federale nel futuro di un’Europa più attenta ai bisogni del Sud

 Europa

Lo scetticismo iniziale di molti al lancio della Conferenza, esercizio inedito di democrazia partecipativa a livello europeo, ha lasciato il posto all’ammirazione per l’impegno profuso dagli oltre 700mila partecipanti coinvolti in un anno di lavori

20 Maggio 2022

Leonardo Sforza

I risultati della Conferenza sul futuro dell’Europa presentati a Strasburgo il 9 maggio, insieme alle emergenze ormai durevoli e multipolari cui l’Unione Europea deve far fronte, sono suscettibili di ispirare positivamente il rilancio dell’Unione Europea nei mesi a venire sia nel metodo di lavoro, rendendolo più efficace e democratico, che nei contenuti, con scelte strategiche di breve, medio e lungo periodo più aderenti alle sfide geopolitiche e alle attese degli europei. L’Italia ed il Mezzogiorno in primis ne trarrebbero beneficio. Sta già avvenendo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNNR), al quale si aggiungeranno, se approvati dal Consiglio Ue e se il nostro Paese saprà trarne profitto, le nuove proposte della Commissione comprese nel «REPowerEU» in materia di sicurezza ed efficienza energetica, e quelle nel settore della difesa.

Lo scetticismo iniziale di molti al lancio della Conferenza, esercizio inedito di democrazia partecipativa a livello europeo, ha lasciato il posto all’ammirazione per l’impegno profuso dagli oltre 700mila partecipanti coinvolti in un anno di lavori. Le 49 raccomandazioni e le oltre 320 proposte contenute nel rapporto finale della Conferenza riflettono bene tanto le preoccupazioni di vita quotidiana quanto il desiderio di vedere una Ue più trasparente ed efficace nel suo funzionamento, e più determinata a sviluppare una leadership responsabile sul piano globale.

Per avere un senso della ricchezza delle proposte, gli argomenti centrali intorno ai quali queste ultime sono articolate vanno dal cambiamento climatico e l’ambiente alla salute, dalla inclusione sociale e l’occupazione, l’istruzione, e la cultura alla trasformazione digitale, dalla difesa dei valori e della democrazia europea allo stato di diritto e la sicurezza, dalla migrazione al ruolo dell’Ue nel mondo.
Ma alcune condizioni sono necessarie.

Primo, le istituzioni Ue devono avviare un esame senza preconcetti e dimostrare la volontà politica di dare risposte credibili, concrete e tempestive alle raccomandazioni emerse dalla Conferenza.
Gli impegni presi dai leaders Ue nell’emiciclo del Parlamento europeo alla consegna formale del rapporto finale della Conferenza sono una buona base di partenza ma non risolutivi. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è impegnata a rendere sistematica la consultazione di panels di cittadini prima della finalizzazione delle proposte legislative, e a indicare entro settembre come intende dare seguito concreto a quelle raccomandazioni che non richiedono una modifica dei trattati. La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola si è detta pronta insieme alla sua istituzione a sostenere la convocazione di una Convenzione europea come premessa per una riforma dei trattati, questione per ora osteggiata da una maggioranza di Stati membri, se si considera anche l’Ungheria fra i recalcitranti.

Il presidente Macron, in quanto presidente di turno del Consiglio Europeo, si è impegnato ad approfondire le piste per una Ue più indipendente ed efficace già nel Summit dei capi di Stato o di governo di giugno. A titolo personale ha evocato l’idea, non nuova, di una Comunità politica europea. Per quanto i dettagli non siano stati esplicitati, l’idea di Macron sembra orientata alla creazione di un nuovo sistema di governance con una Ue allargata nel suo perimetro geografico di associazione ma stratificata quanto al livello di condivisione di obblighi giuridici e benefici.


Secondo, la necessità di riformare il sistema di decisione del Consiglio europeo nelle sue varie formazioni per quelle materie cruciali quali la politica estera e di sicurezza comune, la difesa e la politica fiscale, passando dalla regola attuale dell’unanimità alla maggioranza qualificata dei 27 Stati membri.

Terzo, è arrivato il tempo di approfondire la possibilità di articolare nuove forme di architettura federatrice che permetta di allargare la sfera di influenza dell’Ue sul continente europeo, senza dimenticare l’altra sponda del Mediterraneo; di dare una prospettiva realistica a quei Paesi che hanno chiesto l’adesione, ancorandoli gradualmente al progetto europeo; e di evitare l’immobilità decisionale dei veti incrociati che uno status quo comporta anche attraverso l’estensione della cooperazione rinforzata fra quegli Stati membri che desiderano procedere verso una maggiore integrazione.
Quarto, occorre colmare il deficit di una informazione rilevante, tempestiva e comprensibile ai più sulle possibilità effettive e sulle attività dell’Unione.

Infine, augurarsi che l’emozione trasmessa dai partecipanti alla cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa non si fermi a Strasburgo e dia ad altri la voglia di costruire una Europa migliore.

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