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In Puglia e Basilicata

L'iniziativa

Quelli che litigano per la pace e dimenticano i dittatori

Chiesa Russa, Corso Benedetto Croce, 130, 70125 Bari, Italia

La Chiesa Russa a Bari

I pacifisti baresi e l’idea di organizzare una fiaccolata dalla Basilica di San Nicola fino alla Chiesa russa

14 Marzo 2022

Michele Cecere, pacifista

Mentre le Tv mandano in onda l’infinita diretta della catastrofe umanitaria ucraina, in Italia, sdraiati su comodi divani, noi discettiamo delle mire espansionistiche della Nato e delle ragioni storiche del conflitto, mi riferisco in particolare ad intellettuali come lo stimato prof. Luciano Canfora (e parlo da umile sedicente pacifista che ha sempre gridato nei cortei «Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!») al quale, dopo averlo sentito definire «passanti» i profughi ucraini intervistati dalle varie Tv, chiedo di tranquillizzare la mia amica Ilaria, giovane e generosa infermiera barese che attende, trepidante ma pure preoccupata, l’arrivo di una donna ucraina con due bambini, nella sua modesta casetta di 100 metri quadri.

Professore, glielo dica che non sono profughi ma semplici passanti, così Ilaria li accoglierà per qualche giorno e poi tutti a casa!
Discettiamo pure di come ci eravamo dimenticati del Donbass o di oltre vent’anni in cui l’Occidente ha più o meno candidamente tollerato le atrocità putiniane, a partire dalla Cecenia del 1999, ma pure di tante altre guerre dimenticate e lontane da noi, forse perché sono conflitti che non portano il prezzo dei carburanti a quello dei vini, quelli buoni naturalmente. E intanto, alla faccia dei cambiamenti climatici, piccoli e grandi dittatori crescono sul pianeta e li facciamo crescere anche noi, con i nostri stili di vita che se ne fregano delle buone pratiche del chilometro zero.

Siamo un po’ tutti per la pace, noi italiani, ma c’è chi la vuole ottenere inviando armi e chi con un semplice comunicato stampa, chi vuole improvvisare improbabili marce verso Kiev e chi, pur di apparire solidale con gli aggrediti, vorrebbe cancellare secoli di cultura russa, magari cominciando da Fedor Dostoevskij.

Dice bene una mia amica, «si litiga per la pace!» ma sempre restando al calduccio, finché arriva il gas dalla Russia, mentre la maratona televisiva dei profughi si mescola alla pubblicità, è proprio vero che tutto fa spettacolo in questo crepuscolo del mondo, dove sullo spauracchio del conflitto nucleare fra un po’ magari cominceranno a scommettere i bookmaker di Londra.
Bari, considerata la porta d’oriente, è la città di San Nicola e nel suo nome da quasi mille anni c’è un filo diretto con la chiesa ortodossa, tanto che c’è una piccola cappella proprio nella cripta sotto la Basilica del santo e un’altra chiesa più grande, San Gregorio Armeno, ancora più antica e proprio di fronte alla grande basilica, tutta dedicata al culto ortodosso. Ma da oltre un secolo c’è un vero pezzo di Russia nella città, perché nel 1911, ai tempi del lo zar Nicola II, l’ultimo prima della rivoluzione di ottobre 1917, la Società Imperiale Ortodossa di Palestina  incaricò un architetto russo della progettazione, con la costruzione che si concluse nel 1918.

Novant’anni dopo, nel 2008 la chiesa Russa è stata ceduta dal governo Prodi alla Russia, per cui si può ben dire che c’è un piccolo pezzo di Russia a Bari. Qualche giorno fa i pacifisti cristiani baresi avevano pensato di organizzare una fiaccolata dalla basilica di San Nicola alla Chiesa Russa, ma la questura li ha vivamente «sconsigliati»: meglio oscurarla per un po’, non si sa mai, dovesse alzarsi in volo un caccia F16 della Nato dall’aeroporto di Gioia del Colle per bombardare questo pezzo di Russia in terra pugliese. Eppure, soprattutto dopo le ultime sparate del patriarca ortodosso a Mosca Kirill, in favore dell’invasione contro gli «infedeli gay» di Occidente, una marcia a Bari da San Nicola alla chiesa Russa assumerebbe forti significati simbolici, soprattutto perché russi e ucraini continuano a pregare insieme in queste chiese.

Sempre a Bari, proprio nel piazzale della Basilica, c’è una statua di san Nicola donata alla città, non dal vecchio zar Nicola ma proprio da «quello» attuale, Vladimir Putin, nel 2003. Accanto alla statua una dedica, firmata proprio da Putin, in cui si esaltano i valori della pace e cooperazione fra Bari e la Russia, nel segno di San Nicola. Ora in città si raccolgono firme per rimuovere la scomoda dedica, ma basterebbe una piccola aggiunta accanto con una presa di distanze dalla guerra da parte di chi accettò quel dono. E in ogni caso vi prego, non accostate il grande DostoevskiJ al piccolo dittatore del Cremlino, non lo merita nessuno dei due!

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