I dati al consumo dell’Istat hanno già certificato un aumento del 24% del carrello della spesa negli ultimi cinque anni, ben superiore a un’inflazione che comunque , nel 2025, è stata in Puglia la più alta d’Italia. Ora, a rinforzo, arrivano invece i dati elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc): un’indagine sugli alti e bassi dell’inflazione dello scorso anno che restituisce però un quadro paradigmatico - tra l’oro che schizza e l’olio che crolla - dell’andamento dei prezzi dal 2024 al 2025.
CHI SALE - L’impennata maggiore è quella di oro e argento, e dunque dei gioielli, che registrano un + 22%. Dato notevolissimo motivato dalla corsa ai «beni rifugio», un riflesso quasi pavloviano in tempi di incertezza geopolitica, tra guerra in Ucraina e instabilità nel Medio Oriente.
Ragioni diverse spingono verso l’alto il prezzo del caffè con +20,7% che i consumatori scontano sia tra gli scaffali dei supermercati che al bancone del bar. Qui pesano i prezzi della materia prima, accresciuti dalla crisi climatica e dall’insicurezza del contesto sudamericano, ma anche, in regioni come la Puglia, dall’aumento della domanda dovuto al moltiplicarsi dei flussi turistici (un fattore inflattivo generale, come suggerito dal Codacons). Non casualmente, galoppano in scia il cacao in polvere (+19,5%), il cioccolato (+ 10,9%) e alcuni segmenti - direttamente o indirettamente - legati al turismo, come i voli nazionali (+16,3%) e i pacchetti vacanza italiani (+9,4%). La medaglia di bronzo, comunque, se l’assicura l’energia elettrica nel mercato tutelato con risalite del 20,2%. D’altronde l’energia, insieme al carrello della spesa, anche secondo l’Istat, ha subito nell’ultimo quinquennio i più gravi rincari.
CHI SCENDE - Il dato che forse colpisce di più riguarda invece la flessione dei costi di gran parte del comparto tecnologico ed elettronico. Gli smartphone, innanzitutto, crollati del 14,5%, seguiti a ruota da tablet e portatili scesi del 13,6%. Calano anche gli apparecchi per la pulizia della casa, come gli aspirapolvere, più economici del 9,2% nonché tutte le macchine deputate alla riproduzione di immagini e suoni, dalle televisioni ai lettori musicali, giù dell’8,1%. Il rapido evolvere della tecnologie e l’avvicendarsi frenetico di modelli sempre nuovi hanno evidentemente tolto valore anche a prodotti da poco sul mercato.
Alle latitudini pugliesi, però, è il dato dell’olio di oliva a destare la maggior impressione con una discesa del 14,5% sul 2024 dopo i rincari degli ultimi anni. Numeri che, al di là della momentanea gioia dei consumatori, rivelano le difficoltà di un comparto «stressato» dalla concorrenza al ribasso di produttori come la Tunisia, non tenuti al rispetto degli standard europei in materia sanitaria, sociale e ambientale. Si risparmia, certo, ma da gioire c’è poco.
















