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In Puglia e Basilicata

La storia

Dall'Inghilterra a Quasano ecco i drink senza alcol di Giuseppe e Donatella

Dall'Inghilterra a Quasano ecco i drink senza alcol di Giuseppe e Donatella

Una piccola idea di impresa che punta anche a diventare volano per sensibilizzare i più giovani ad uno stile di vita alternativo, dove l'alcol ha meno spazio a favore di salute e sicurezza

26 Luglio 2022

Rita Schena

«L'esperienza che ho avuto lavorando nei bar in Inghilterra mi ha indicato la strada. Lì il problema del bere è molto sentito, per primo dai gestori dei locali. Si promuove molto l'alternativa di drink e bevande analcoliche. In ogni locale l'offerta è molto variegata, per cercare di intercettare quanti più giovani ed indirizzarli ad un modo di bere più sano». Giuseppe Rubini e sua sorella Donatella, che insieme non raggiungono neanche 50 anni, da qualche mese stanno promuovendo un piccolo carrello con il quale realizzano drink rigorosamente analcolici, una piccola idea di impresa che punta anche a diventare volano per sensibilizzare i più giovani ad uno stile di vita alternativo, dove l'alcol ha meno spazio a favore di salute e sicurezza.

«Subito dopo i miei studi superiori in informatica mi sono messo a lavorare, prima nella gelateria della mia famiglia, poi aprendo una mia yogurteria – racconta Giuseppe -, ma dopo qualche anno ho deciso di trasferirmi in Inghilterra. Ho vissuto oltre la Manica per due anni e quanti ne ho visti di giovani completamente cotti dall'alcool! Ma ho anche assorbito tutti gli stimoli di pub e locali che promuovevano una alternativa alcolfree. Sono tornato a casa a Mariotto poco prima che scoppiasse il lockdown e non sono più riuscito a tornare in Inghilterra, sia per il Covid, sia per il cambiamento imposto dopo la Brexit. Ed è stato durante questi due anni di stop imposto che ho progettato la mia idea: un chiosco mobile che preparasse drink analcolici e nello stesso tempo lavorasse sulla sensibilizzazione».

Giuseppe e sua sorella Donatella con il loro carrellino nei fine settimana lavorano a Quasano. «Bevyamo, il nostro progetto d'impresa, è molto ampio – spiegano -. Per questo siamo andati in giro per Comuni a promuovere la nostra idea. Sinceramente ci aspettavamo una accoglienza più favorevole, non chiediamo solo un posto per vendere, ma per promuovere un nuovo modo di intendere il bere, la movida, sia per i più giovani sia per gli adulti. Anche per questo sviluppiamo drink composti con prodotti di alta qualità. I nostri mocktail hanno tutto uno studio dietro, proprio per dare maggiore equilibrio al bere e farne una esperienza intensa almeno quanto una bevanda alcolica. Però, non abbiamo trovato molte porte aperte al nostro progetto, noi puntiamo più a vendere il servizio del racconto rispetto al prodotto e per farlo abbiamo bisogno di visibilità e sostegno. Una sponda l'abbiamo trovata in Avis. A settembre ci hanno coinvolti in una loro manifestazione a Corato. Il filo conduttore è: noi proponiamo un bere sano e solo chi è sano può donare il sangue. Sono questi i progetti ai quali puntiamo».

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