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Custodita a Berlino

«Sì, facciamo tornare la Dea di Taranto»

«Sì, facciamo tornare la Dea di Taranto»

La battaglia di Corrado, senatrice archeologa

09 Agosto 2022

Fabio Venere

«Ora, volontà politiche permettendo, ci sono le condizioni per riportare in Italia la Dea di Taranto custodita al Museo di Berlino. Si è finalmente creato un precedente nei rapporti con la Germania». Ad affermarlo, in un colloquio con la Gazzetta, è la senatrice calabrese Margherita Corrado (gruppo Cal). Corrado, archeologa di professione, nelle settimane scorse, ha chiesto al ministro della Cultura, Dario Franceschini, di chiamare in causa gli esperti sul caso della Dea di Taranto, importantissima scultura del V secolo a. C. conservata all’Altes Museum di Berlino, ma uscita in circostanze non chiare dall’Italia negli Anni Dieci del Novecento. «Purtroppo - osserva in una pausa di una seduta di Palazzo Madama - lo scioglimento anticipato delle Camere, ha bloccato le risposte dei ministri in Aula durante i question time, ma le consente solo in forma scritta. In realtà, considerato il periodo elettorale, dubito di ricevere alcuna risposta dal ministro», chiosa sconfortata la senatrice che ha comunque il merito di aver rispolverato il caso emerso, per la cronaca, già nel 1997 durante il Governo Prodi.

Secondo la senatrice Corrado, dunque, si è aperto uno spiraglio per il ritorno in Italia della Dea di Taranto in considerazione del fatto che, ad aprile, il governo tedesco ha permesso il rientro nel nostro Paese della biccherna senese attribuita a Sano di Pietro, importante opera del 1441 che era stata illegalmente esportata in Germania per essere venduta all’asta. «Questo ritorno - spiega la senatrice archeologa - ha dimostrato che è possibile ottenere successi pieni, in tema di recupero di beni culturali usciti illecitamente dal nostro Paese, anche quando si ha a che fare con musei e collezionisti tedeschi. Eravamo stati abituati, finora, a rese incondizionate - sottolinea amaramente - o a compromessi al ribasso».

La soluzione della vicenda della biccherna, quindi, potrebbe segnare un cambio di passo, e la senatrice calabrese va in pressing sulle autorità italiane per far rientrare anche la Dea di Taranto.

La statua fu scoperta nel 1911 da alcuni operai che stavano lavorando attorno alla città per la costruzione di un palazzo, in un fosso in cui l’opera era stata nascosta nell’antichità. Secondo altri studiosi, invece, sarebbe stata rinvenuta alcuni anni prima, nel 1905, da un contadino ma in una vigna di Locri, in Calabria, e in seguito trasportata a Taranto. Raffigura una dea seduta frontalmente su di un trono ampiamente decorato, con lo sguardo fisso davanti a sé. I piedi, che calzano un paio di sandali, sono sistemati sopra un poggiapiedi, mentre le braccia sono levate in avanti, anche se alla statua mancano entrambe le mani. La dea veste un chitone a maniche lunghe, un himation (una specie di mantella) panneggiato in diagonale e un velo che copre la schiena e parte delle braccia. I capelli, divisi nel mezzo, sono raccolti in lunghe trecce. Sopra al capo si nota un diadema che, in passato, era ornato con metalli. Non si sa chi sia la dea raffigurata, forse Persefone, Era o Afrodite.

È sicuramente un’opera di grandissimo pregio dal momento che è una delle poche immagini di culto del V secolo a. C. a essere sopravvissute. La Dea di Taranto sarebbe, però, rimasta molto poco tempo in Italia: giunse infatti nelle mani del mercante Jacob Hirsch che, nel 1916, la vendette ai Musei di Berlino (lo riporta il sito internet della testata specializzata Finestre sull’arte). Le circostanze in cui l’opera finì fuori dai confini nazionali non sono state chiarite ma c’è il forte sospetto che l’uscita sia stata illecita.

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