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Stasera alle 21

Se la musica aiuta a sconfiggere la violenza di genere: Milena Mancini in scena ad Aradeo

Se la musica aiuta a sconfiggere la violenza di genere: Milena Mancini in scena ad Aradeo

Con lo spettacolo «Sposerò Biagio Antonacci», regia di Vinicio Marchioni

28 Maggio 2022

Angela Leucci

In scena donne e uomini, ma con un punto di vista femminile. Stasera alle 21 al teatro Modugno di Aradeo, per la rassegna «Altare degli Dei» con la direzione artistica del regista Giovanni Minerba, c’è la piece «Sposerò Biagio Antonacci», scritta e interpretata da Milena Mancini, con la regia di Vinicio Marchioni e le musiche originali dello stesso Antonacci. L’opera esplora la tematica attualissima della violenza a secondo i dettami dell’intersezionalità. «Mi faceva piacere - ha commentato Mancini - che ci fosse il punto di vista delle donne ma anche un punto di vista femminile degli uomini». Introducono Marianeve Arcuti e Simona Mosco.

Di cosa tratta la «piece» e perché questo titolo?

«Il testo affronta la violenza sulle donne attraverso il ritratto e il racconto di una donna 40enne negli anni 2000, che subisce la violenza che la società può fare in maniera gratuita. All’interno della piece la protagonista trova conforto e forza attraverso le canzoni di Antonacci: nella vita di una donna la musica è una via di fuga attraverso la quale si può ridere attraverso le lacrime».

Questa rassegna nasce all’insegna dell’inclusione. L’arte, in questo caso il teatro, è un modo per sollevare le coscienze e sensibilizzare?

«Ovviamente sì, qualunque espressione artistica, in particolare il teatro che è una delle espressioni più antiche, aiuta a prendere coscienza sull’essere umano. Il teatro ha anche il compito di far riflettere, di mettere il pubblico davanti a uno specchio, di permettergli di riconoscersi. Come nella caverna di Platone l’ombra sono gli attori, quello che avviene sul palco. Credo che finché esisteranno due esseri umani, uno sul palco e l’altro spettatore, il teatro non morirà mai».

La violenza di genere è antica. Nella fiaba di Barbablù il femminicidio viene giustificato con la punizione per una colpa. Poi Angela Carter ne ha scritto una versione femminista, «La camera di sangue». Sono maturi i tempi per un cambiamento?

«Prima di scrivere il monologo il mio studio sono stati proprio questi testi. È fondamentale avere un’altra visione di Barbablù, ovvero la visione delle donne in questo periodo storico. C’è un prima e un dopo, e solo attraverso uno studio obiettivo si può dare al pubblico una propria visione».

Cosa può fare ognuno di noi contro la violenza di genere?

Mancini: «È necessario denunciare e rispettare sempre il prossimo. I numeri sulla violenza sono inaccettabili: è arrivato il momento di avere rispetto, ogni persona sta combattendo una battaglia e dobbiamo usare gentilezza».

Marchioni: «Educare i nostri figli al fatto che non è normale che in una famiglia la mamma debba occuparsi di tutte le urgenze che una professionista ha, e poi tornare a casa e occuparsi di tutto. Il punto di vista maschile ha creato danni enormi: bisogna insegnare a guardare il mondo con una sensibilità, profondità e leggerezza femminile, altrimenti credo che resteremo un Paese maschilista nel Una. Credo che i tempi non siano assolutamente maturi, questo Dna è difficile da estirpare».

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