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In Puglia e Basilicata

cultura

Sud ed Europa, le scritture inquiete di Franco Cassano

Bari, convegno Franco Cassano

E l’Università di Bari intitola all’«amato maestro» il palazzo di Corso Italia

21 Maggio 2022

Maria Grazia Rongo

BARI - «Quelli che... non te lo perdonano», «Quelli che ti ringraziano», «Quelli che... l’avevano già detto loro», «Quelli che... gli hai tolto le parole di bocca», «Quelli che... facciamo un partito?». La cifra profondamente ironica e giocosa di Franco Cassano è tutta in due pagine scritte al computer su modello di una nota canzone di Enzo Jannacci, Quelli che..., che riportano le reazioni da lui riscontrate al tempo della pubblicazione de Il pensiero meridiano (Laterza, 1996). A ritrovare le due pagine in un cassetto, dopo la scomparsa del sociologo barese poco più di un anno fa, è stata la moglie, Luciana De Fazio, che ieri mattina le ha lette, suscitando grande commozione nei presenti, durante il convegno «Lungo la via meridiana. L’itinerario sociologico, civile e politico di Franco Cassano», organizzato a Bari dall’Università.

Ieri mattina si è svolta anche la cerimonia di intitolazione a Franco Cassano del Palazzo dell’Università in corso Italia 23, che ha ospitato lo studio del professore negli ultimi anni della sua attività accademica. Alla presenza di Luciana De Fazio Cassano, del rettore Stefano Bronzini e del vicesindaco di Bari, Eugenio Di Sciascio, è stata scoperta la targa che recita: «Amato maestro, studioso inquieto della società e dell’uomo, padre del pensiero meridiano».

Nella seconda giornata del convegno che ha visto gli interventi di Gianni Cuperlo, Giuseppe Provenzano, Gianfranco Viesti, Franco Chiarello, Onofrio Romano, Maurice Aymard, Iain Michael Chambers, Giuliano De Felice, Giuseppe Gonnella, Armida Salvati, Laura Marchetti, Marina Comei, Francesca Recchia Luciani, Gaetano Piepoli, Alessandra Sardoni, Mario Tronti, Tonino Perna, Piero Fantozzi, Luigi Cazzato, Carlo Galli, Maria Luisa Boccia, c’è stato anche un panel dedicato alle «Scritture di Franco Cassano». Con la conduzione di Alessandro Laterza che ha sottolineato la sintonia tra il modo di pensare e il modo di scrivere di Cassano, sul tema si sono confrontati il direttore della «Gazzetta», Oscar Iarussi, il regista Alessandro Piva e i giornalisti Maddalena Tulanti e Felice Blasi. Nel pubblico anche l’onorevole Massimo D’Alema, tra i relatori nella giornata inaugurale del convegno.
«La scrittura di Cassano è l’anti-storytelling – ha detto Iarussi -. È l’antidoto a questo tipo di scrittura.

Franco ha scandagliato autori come Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Theo Angelopulos, i quali a loro volta erano anti-narrativi. In Levi c’è una modernità impressionante che Cassano coglie proprio nella mistura degli stili. Pasolini è autore corsaro, irregolare per definizione, interseca poesia, saggistica, cinema. Angelopulos fa della contemplazione del mondo un elemento di sacralità anti-cinematografico per eccellenza. Tutto questo è l’anti-storytelling. In tutti i suoi libri c’è una linea narrativa forte, non occasionale, nella quale cogliamo l’imperfezione e l’ossimoro. In Cassano l’ossimoro diventa una opportunità conoscitiva e narrativa». Ci sono anche delle narrazioni che riguardano Cassano, ha ricordato Iarussi: «Ad esempio l’equivoco del Cassano soltanto meridiano. Cassano non è un pensatore mediterraneo, non è l’erede perfetto di Camus, è un pensatore terribile del ‘900, dell’Europa, del dilemma europeo nel definire la sua identità. Va alla radice delle cose, si pone i temi essenziali. Ecco perché occorre rilanciare la dimensione tragica del suo pensiero».

Tulanti ha ricordato il periodo (1999) in cui Cassano aveva la sua rubrica «Lettera rubata» sulle pagine de «L’Unità» diretta da Peppino Caldarola, evidenziando quanto la sua scrittura corrispondesse alla sofferenza del suo pensare. Alessandro Piva, che inserì il commento di Franco Cassano nel suo documentario Perotti point del 2006 girato nelle ore dell’abbattimento dell’ecomostro sul lungomare di Bari, una volta la tentò grossa col professore. Quando decise di girare uno dei suoi film cult, Mio cognato, incentrato sulle bizzarrie della malavita barese nei primi anni Duemila, chiese a Cassano di interpretare una parte nel film. «Cosa mi vuoi far fare?» – chiese lo studioso -. Il regista rispose: «ll boss», ma ovviamente, Cassano declinò l’invito e la sua carriera d’attore finì ancor prima di iniziare. Infine, Blasi, ha evidenziato lo stile che percorre la produzione letteraria di Cassano con le sue caratteristiche dicotomie.

Oggi l’ultima sessione del convegno a partire dalle 9.15, nell’Aula Aldo Moro della Facoltà di Scienze Politiche, con la partecipazione di: Giuseppe Cascione, Enrico Scoditti, Franca Papa, Andrea Riccardi, Pasquale Serra, Giuseppe Cotturri, Biagio De Giovanni.

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