Quella con la Roma, all’Olimpico, per il Lecce è stata sempre una sfida durissima. L’unico successo dei salentini risale alla prima gara giocata tra le due squadre nella capitale ed ebbe del clamoroso, trasformandosi in una sorta di psico-dramma per gli avversari, che erano lanciati verso la conquista dello scudetto. Lo persero proprio a causa della sconfitta patita alla penultima giornata di campionato contro la formazione all’epoca allenata da Eugenio Fascetti, che tra l’altro era già retrocessa senza alcuna possibilità di appello in B. Da quel lontano 20 aprile 1986, nei 18 incontri seguenti, il club oggi presieduto da Saverio Sticchi Damiani ha rimediato 16 batoste a fronte di 2 pareggi (1-1 il 23 ottobre 1988 e 2-2 il 22 settembre 2004).
«Del match del 1986 ho ricordi indelebili perché fece scalpore - racconta il trainer di Viareggio -. Era la nostra prima stagione in A e, sulla carta, oramai avevamo ben poco da dire in un torneo che aveva già sancito il nostro declassamento tra i cadetti. Tutti ci davano per spacciati senza se e senza ma. Il gruppo che allenavo, però, dopo un girone di andata in grande affanno, era cresciuto parecchio. A questo si aggiunga che era composto da calciatori bravi ed orgogliosissimi. Trovammo un Olimpico imbandierato e già in festa, un clima che influì senz’altro sulla prestazione dei nostri avversari che, dopo avere sbloccato subito il risultato con Francesco Graziani, pensarono probabilmente che sarebbe stato tutto sin troppo facile. Invece, segnammo con Alberto Di Chiara e due volte con Beto Barbas, in uno stadio incredulo per quanto stava accadendo. La rete firmata sul finale della contesa da Roberto Pruzzo non cambiò le cose. Così saltò fuori uno di quei risultati fuori da ogni pronostico. Ma accade, ogni tanto, che chi è più debole batta chi è di gran lunga più forte. È il bello del nostro sport».
Una sorpresa che fece parlare l’Italia: «Lo fu per tutti, ma solo in parte per me: ero consapevole del salto di qualità compiuto dal Lecce nel ritorno e ritenevo che fossimo in grado di regalarci qualche bella soddisfazione. Peccato per i troppi punti lasciati per strada all’andata, altrimenti magari avremmo potuto avere carte migliori da giocare nella corsa-permanenza».
Domani (ore 18) il Lecce affronterà di nuovo la Roma all’Olimpico e, come sempre, il divario tra i due team è notevole, a tutto vantaggio dei capitolini: «Sulla carta è così. Del resto, i salentini hanno l’obiettivo di restare in A, mentre i loro rivali ambiscono a conquistare uno dei primi quattro posti e ad eccedere alla prossima Champions. La squadra diretta da Eusebio Di Francesco, però, è in palla. Non molla mai, è solida, lotta su ogni pallone. Peccato per qualche erroraccio che è costato qualche punto. Insomma, mi aspetto che Ylber Ramadani e compagni vendano a caro prezzo la pelle. Poi potrà accadere che al triplice fischio dell’arbitro vinca comunque la Roma, come da pronostici, imponendo la propria superiore caratura. Ma i salentini proveranno senz’altro a strappare un risultato utile, cosa che dovranno tentare di fare in ogni gara, da qui alla conclusione del campionato».
La Roma è reduce dalla maratona di 120’ disputata contro il Bologna in Europa League e dovrà fare i conti anche con la delusione di essere stata eliminata dai felsinei, perdendo per 3-4 in casa: «Gli uomini allenati da Giampiero Gasperini hanno speso tantissime energie, sia a livello fisico che sul piano mentale, in quanto il match è stato molto tirato e nessuna delle due contendenti si è potuta mai permettere di rifiatare. I capitolini, inoltre, sono stati costretti a rimontare, dallo 0-1 e dall’1-3. Quindi, hanno dovuto spingere senza sosta sull’acceleratore. Per il Lecce questo potrebbe essere un vantaggio».
Mile Svilar e compagni sono usciti momentaneamente dalla zona Champions, dopo essere stati quasi sempre nei primi quattro posti, e sono stati estromessi dall’Europa League: «L’ambiente sarà senz’altro in fibrillazione, in quanto a Roma le pressioni sono enormi. Vedremo come reagiranno i calciatori ed anche la tifoseria».
Nonostante queste considerazioni, per il Lecce, domani, la strada sarà tutta in salita: «È così. La differenza dei valori è netta. Per tornare a casa con un risultato positivo, ai salentini serviranno una prova di grande spessore, priva di sbavature, ed anche un pizzico di fortuna. Le due cose dovranno coniugarsi con una prestazione non al top dei rivali. Quando si affrontano una big ed una pericolante perché il risultato sorrida a quest’ultima non esistono altre strade».
La bagarre-permanenza è ancora apertissima: «Pisa e Verona sono ultime e staccate, ma non mollano. Il Lecce ha tre lunghezze di margine sulla terz’ultima, che è la Cremonese. Proprio i grigiorossi sembrano in crisi nera. Capiremo presto se il cambio dell’allenatore servirà a dare una scossa. La Fiorentina vanta una rosa di ben altro livello e sembra in crescendo, ma dovrà dimostrarlo ogni domenica sul campo, sino a quando non sarà fuori dalla zona-rischio. Nemmeno il Cagliari è del tutto al sicuro».
















