Il cambio in panchina ha prodotto una scossa, ma non ancora la svolta definitiva. Da quando sulla panchina del Bari siede Moreno Longo, il rendimento della squadra biancorossa racconta di un andamento altalenante, fatto di ripartenze incoraggianti e brusche frenate. Numeri che fotografano una squadra ancora sospesa tra la speranza di tirarsi fuori dalla zona calda e il rischio concreto di restare impigliata nella lotta per non retrocedere.
Il tecnico torinese, arrivato il 19 gennaio per raccogliere l’eredità di Vincenzo Vivarini - a sua volta subentrato a Fabio Caserta - ha guidato i biancorossi in dieci partite di campionato, dalla ventunesima alla trentesima giornata, cioè dal 24 gennaio a sabato scorso. Il bilancio complessivo parla di quattro vittorie, quattro sconfitte e due pareggi, per un totale di quattordici punti conquistati. La media è di 1,40 punti a partita, un dato che rappresenta un miglioramento sensibile rispetto alle gestioni precedenti, ma che non basta ancora a mettere al riparo la squadra dalle preoccupazioni di classifica.
Il cammino è cominciato con un segnale incoraggiante: il successo esterno per 2-1 sul campo del Cesena il 24 gennaio. Un debutto che sembrava poter dare slancio alla rincorsa dei Galletti. La settimana successiva, però, è arrivato il primo brusco stop: il pesante 0-3 incassato al San Nicola contro il Palermo, risultato che ha immediatamente ricordato quanto fosse fragile l’equilibrio della squadra.
Il Bari di Longo ha alternato momenti di buona competitività ad altri decisamente più complicati. Dopo la sconfitta di Mantova per 2-1 del 7 febbraio, i biancorossi hanno strappato un punto interno con lo Spezia (0-0) e poi sono caduti di nuovo al San Nicola contro il Sudtirol (1-2). Una fase difficile che ha rallentato la risalita. La squadra ha però reagito nelle settimane successive. Il pareggio esterno con il Padova (1-1) ha preceduto uno dei risultati più significativi della gestione Longo: il successo sul campo della Sampdoria il 27 febbraio. Una vittoria pesante, non solo per la classifica ma anche per il morale, un campo storicamente complicato.
Al San Nicola sono poi arrivati due successi che hanno rappresentato i momenti migliori di questo ciclo tecnico. Il 2-1 contro l’Empoli del 4 marzo e soprattutto il 4-1 rifilato alla Reggiana il 13 marzo scorso hanno dimostrato che il Bari possiede ancora risorse tecniche e caratteriali per reagire alle difficoltà. Tra queste due vittorie, tuttavia, si è inserita la pesantissima sconfitta di Pescara dell’8 marzo, un 4-0 che ha riportato alla luce tutte le fragilità della squadra. Un risultato che ha ridimensionato l’entusiasmo e ha ricordato quanto la strada verso la salvezza sia ancora lunga.
Nel complesso, i quattordici punti conquistati da Longo si dividono perfettamente tra casa e trasferta. Sette al San Nicola e sette lontano da Bari. Un equilibrio che racconta di una squadra capace di ottenere risultati anche fuori, ma che fatica ancora a trovare continuità.
Il confronto con i predecessori rende più chiaro il quadro. La breve gestione di Vivarini, durata otto partite tra fine novembre e metà gennaio, si era chiusa con quattro pareggi e quattro sconfitte, per una media di appena 0,50 punti a partita. Fabio Caserta, che aveva iniziato la stagione, aveva invece raccolto una media di 1 punto per gara nelle tredici partite alla guida dei biancorossi. Il passo di Longo è quindi più sostenuto rispetto a quello delle precedenti gestioni. Ma la domanda resta aperta: può bastare per salvarsi?
Con otto giornate ancora da disputare, la quota salvezza diretta viene stimata intorno ai 43 punti. Un riferimento che trova riscontro anche nella scorsa stagione quando il Frosinone chiuse quindicesimo proprio con 43 punti, evitando i playout grazie però alla penalizzazione inflitta al Brescia. Negli spareggi salvezza finirono invece Salernitana e Sampdoria, rispettivamente con 42 e 41 punti. Un dato che il Bari conosce bene anche per un altro motivo. Solo un anno fa i biancorossi avevano concluso il campionato al nono posto con 48 punti, restando fuori dalla zona playoff ma lontani dalle paure della retrocessione. Oggi lo scenario è completamente diverso.
La media di 1,40 punti a partita di Longo, proiettata sulle gare che restano, potrebbe consentire al Bari di avvicinarsi alla soglia ritenuta necessaria per la permanenza in categoria. Ma la matematica, da sola, non basta. Servirà soprattutto continuità, quella che finora è mancata. Le ultime otto partite diranno se la scossa portata dal tecnico torinese sarà stata sufficiente per cambiare davvero il destino della stagione. Perché nella lotta per restare in serie B non conta soltanto rialzarsi, ma riuscire a farlo e procedere con regolarità. E il Bari, adesso, non ha più margine per nuovi passi falsi.
















