Martedì 07 Luglio 2020 | 21:08

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LECCE - Nel 2019, l’11 maggio, il presidente Saverio Sticchi Damiani ha festeggiato il compleanno al Via del Mare, ricevendo in regalo la promozione in serie A del suo Lecce. Oggi compirà 45 anni con il campionato fermo a causa del covid-19.

Dove brinderà presidente? C’è una settimana cruciale per la decisione sulle sorti della serie A 2019/2020?
«Lo farò in casa, com’è doveroso in un periodo nel quale occorre la massima cautela. Circa il futuro del torneo, il nodo da sciogliere è legato al protocollo ed in quest’ambito c’è da stabilire cosa accadrà nel caso in cui si registrasse il contagio di un tesserato. Se considerarlo alla stregua di un infortunato, facendo continuare gli altri, come prevede il modello tedesco, o se mettere in quarantena la squadra, il che significherebbe fermarsi nuovamente. Non so quando si stabilirà se portare a termine la stagione. Si tratta di una decisione complicata ed ho l’impressione che nessuno voglia assumersene la paternità. Ma prima o poi occorrerà prenderla, in un senso o nell’altro, senza tergiversare troppo a lungo».

Come ha visto i calciatori in questa prima settimana di allenamenti individuali?
«Inizialmente erano spaesati ed è comprensibile. Una quarantena di 60 giorni ha inciso, a livello psicologico, perché sono uomini e non robot. Pian piano, stanno ritrovando lo spirito giusto. Correre su quel manto erboso è una gran bella cosa».

Un anno fa ha festeggiato compleanno e promozione in A. Che ricordi ha?
«Straordinari. L’esperienza dell’attuale proprietà è costellata da coincidenze significative. Penso, ad esempio, al salto dalla C alla B giunto il giorno del compleanno di mister Liverani».
Ha avuto subito un enorme feeling con i tifosi. Come lo spiega?
«Ho scelto di dire sempre la verità, anche quando intravedevo il rischio che potesse non essere gradita, su ciò che il club fosse o non fosse in grado di fare, sulle strategie che avremmo seguito e sulle varie problematiche. Inoltre, non ho mai risparmiato le energie. Penso che sia stato apprezzato e ne vado fiero».

Risultati sportivi a parte, cosa vorrebbe realizzare nel medio termine?
«Dare al Lecce un centro sportivo e garantire maggiori investimenti al settore giovanile per riportarlo a certi livelli. Inoltre, è indispensabile continuare a mantenere i conti della società in ordine, cosa tutt’altro che facile stante la situazione in atto».

Lei è presidente dal novembre 2017. Ha vissuto un momento particolarmente critico?
«È coinciso con la settimana successiva al pareggio interno ottenuto col Siracusa (il 31 marzo 2018 ndr). A Roma, in ritiro, ho capito che diversi calciatori avessero perso la fiducia di potere centrare la promozione in B. Ma, tutti insieme, abbiamo trovato le energie per vincere la bruttissima partita esterna con la Reggina, che ci ha dato lo slancio per approdare tra i cadetti».

Quale dei traguardi raggiunti reputa più importante?
«La promozione dalla C alla B perché la proprietà la considerava come un obbligo morale, ma anche perché ho temuto che ci potesse sfuggire, dopo che ci era sembrato di averla in pugno. Il salto in A, invece, me lo sono goduto con gioia. Non avevamo l’obbligo di conquistarlo e ci siamo giocati le nostre carte con spensieratezza. Ora sarebbe bello ottenere la permanenza. Per il gruppo, che è composto da bravi calciatori e da uomini veri, per mister Liverani, che è bravissimo e ha un ottimo staff, per il direttore Meluso, che ha operato con acume in entrambe le sessioni di mercato, e per i tifosi, che hanno sempre seguito la squadra con affetto smisurato».

Com’è nata la sua passione per il Lecce?
«A 6-7 anni, mio padre Ernesto mi portava allo stadio. Il primo ricordo nitido, però, risale alla stagione 84/85, quella della prima promozione in A. Poi rammento le continue visite che i leccesi facevano al Via del Mare per verificare di persona come procedessero i lavori di adeguamento, che furono eseguiti a tempo di record, in vista dell’esordio in massima serie. Una sera ci andai con papà. Inoltre, anche mia moglie Marina ha sempre seguito la formazione giallorossa. Da quando sono impegnato in prima persona in seno alla società, mi è di grande supporto perché, con la sua sensibilità, è sempre attentissima ai risvolti umani legati alla vicenda calcistica e me li fa notare, evitando che mi possano sfuggire. Questo è un aspetto fondamentale perché il nostro sodalizio non intende prescindere da certi valori».

A quale allenatore ed a quale calciatore del passato è più legato?
«A Mazzone, che incarnava da par suo il tecnico che lotta contro lo strapotere del calcio dei potenti, esattamente come il presidente Iurlano. Sul manto erboso, ho ammirato tantissimo Barbas, ma anche Benedetti, capitano che non tutti ricordano come meriterebbe. Inoltre, mi ha divertito il Lecce di Zeman».

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