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Acque Chiare: fuori dal villaggio tutti i titolari dei beni confiscati In arrivo l’ordinanza del sindaco

Acque Chiare: fuori dal villaggio tutti i titolari dei beni confiscati In arrivo l’ordinanza del sindaco

Ok invece ai 160 proprietari ritenuti «terzi in buona fede»

13 Agosto 2022

Antonio Portolano

Tutti fuori dal Villaggio di Acque Chiare. Eccetto i 160 proprietari di villette che avevano rogitato davanti ad un notaio - e che dopo i pronunciamenti della Corte d’Appello e della Corte di Cassazione che disponeva la confisca - erano stati dichiarati «terzi in buona fede», tutti gli altri dovranno uscire dal Villaggio che fu sequestrato dalla Guardia di finanza nell’estate del 2008 per l’accusa di lottizzazione abusiva.

È l’effetto dell’ordinanza (la numero 41 dell’11 luglio 2022) emanata dal sindaco Riccardo Rossi che impone (come si evince anche dalla planimetria in foto) «a chiunque il divieto di accesso, di transito veicolare e pedonale e di stazionamento, per qualsiasi ragione o causa nelle aree «A» - fatti salvi il percorso pedonale, evidenziato in fucsia, che dalle unità immobiliari non confiscate consente l’accesso al mare così come il corridoio per i terzi, evidenziato in azzurro, ed indicato in loco da apposita cartellonistica - «C», «D» ed «F» (per le aree evidenziate in giallo nella foto) comprendenti le zone del locale minimarket-bar.

In seguito all’ordinanza della Corte di Appello di Lecce Sezione Unica Penale e della sentenza (n. 7445 - 2021 R.G. del 27.05.2021) emessa dalla Corte Suprema di Cassazione - Terza Sezione - di rigetto del ricorso, i beni confiscati passano al Comune di Brindisi.

Si tratta di tutti quegli immobili rimasti all’atto della sentenza nella disponibilità della Società «Acque Chiare Srl» dell’imprenditore Vincenzo Romanazzi.

Con l’ordinanza della Corte d’Appello era stata dichiarata la confisca definitiva dei seguenti fabbricati facenti parte del complesso costruito dalla Società Acque Chiare Srl: «un fabbricato in costruzione da adibire ad albergo, due locali tecnici, un minimarket bar, 50 villette ancora non accatastate e non oggetto di rogito notarile, alcune cedute a promittenti acquirenti, di proprietà della Acque Chiare Srl, ed una villetta regolarmente accatastata, identificata come Lotto F n. 12, anch'essa di proprietà della predetta società». Pertanto, ope legis, il Comune di Brindisi, per effetto della confisca, è divenuto proprietario dei beni in questione siti in località «Case Bianche». Per effetto dell’ordinanza emanata dal Comune nelle prossime settimane saranno circa 35 i proprietari (meglio promissari che ancora non avevano rogitato davanti al notaio prima del sequestro delle Fiamme gialle all’epoca) che dovranno sgomberare.

A rimanere nelle loro villette saranno i circa 160 proprietari - la gran parte dei quali assistiti dagli avvocati Rosario Almiento e Vittorio Rina, oltre che da altri legali del Foro di Brindisi che possono vedere la fine di un contenzioso lunghissimo durato quasi 14 anni. Se si calcola la media di 150 mila euro a villa, il patrimonio immobiliare «salvato» dalla confisca ammonta a quasi 24 milioni di euro.

Nelle premesse dell’ordinanza sindacale, tra i presupposti per la sua emissione, si fa riferimento al fatto «che le parti comuni del vasto comprensorio interessato possono costituire “fonte di pericolo”», viene ricordato che «aree limitrofe al comprensorio conosciuto come “Acque Chiare” nei primi giorni di giugno sono state interessate da un incendio»; e che «le parti del comparto in questione occupate dal fabbricato in costruzione da adibire ad albergo e quella costituente la spiaggia, in quanto in totale abbandono, possono rappresentare un pericolo concreto ed attuale per la incolumità di quanti possono accedervi liberamente, stante la assenza di barriere e/o di idonee segnalazioni del pericolo con conseguente inibizione».

Nell’ordinanza il Comune avverte i proprietari che dovranno lasciare gli immobili confiscati e che «in caso di inottemperanza, si procederà a carico del responsabile alla denuncia all’autorità Giudiziaria ai sensi dell’articolo 650 del Codice penale».

L’ordinanza prevede infine che ai proprietari delle villette sia consentito il passaggio pedonale per arrivare a mare.

Quanto tempo avranno i destinatari dello «sfratto» da parte del Comune per abbandonare gli immobili occupati non è ancora definito. Le notifiche devono ancora partire e - sulla base della prassi - se i tempi dovessero essere celerissimi si arriverebbe probabilmente alla fine del mese.

Intanto «i dirigenti dei settori competenti (Opere e Lavori pubblici e Comando di Polizia locale) dovranno adottare e porre in opera tutti gli elementi materiali e le misure idonei ad inibire l’accesso ed il transito nelle aree oggetto della presente e ad apporre in loco specifica cartellonistica».

Infine avverso all’ordinanza sindacale sono ammessi: «il ricorso giurisdizionale al Tar di Lecce entro 60 giorni dalla notifica»; il «ricorso straordinario al Capo dello Stato per i motivi di legittimità rientranti nella giurisdizione del giudice amministrativo entro 120 giorni dalla notifica» e «che, dalla data di notificazione del provvedimento, tuttavia, l’opposizione non sospende l’esecuzione, salvo che l’autorità competente, accertando gravi motivi, disponga diversamente con apposito atto».

Quale sarà il futuro invece degli immobili entrati nella disponibilità del Comune a seguito della confisca è tutto da stabilire. Una delle possibilità è che possano essere rivendute a privati attraverso una asta pubblica.

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