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Fasano, ricci di mare a rischio: bisogna tutelarli

Fasano, ricci di mare a rischio: bisogna tutelarli

Forte sproporzione fra disponibilità e domanda dei degustatori

25 Giugno 2022

Redazione Salento

FASANO - Il riccio ormai frutto di mare simbolo di Fasano ed in particolare di «Ricciolandia» - la patria del riccio per eccellenza, ovvero la piccola frazione marinara di Forcatella e tutta la litoranea che va da Torre Canne a Savelletri - va tutelato e salvaguardato.

È, infatti, una risorsa in sofferenza per via della sproporzione fra domanda e offerta: la richiesta da parte dei consumatori è molto alta a fronte di una offerta incapace di soddisfare tale richiesta.

Sono sempre meno, infatti, i ricci pescati nelle acque fasanesi e pugliesi in generale, ma sempre più buongustai sono alla ricerca di questo prelibato frutto di mare.

La causa principale è da ricercarsi nel depauperamento dell’habitat marino locale avvenuto negli anni scorsi. Per legge i pescatori potrebbero pescare fino a 1 mille ricci al giorno ma, in condizioni ottimali, nella fascia costiera che va da Savelletri al Parco delle Dune Costiere, al massimo si riescono a pescare 300 ricci.

Come si supplisce a tale carenza? Chiaramente è necessario acquistare la risorsa da territori costieri più ricchi: in Italia i ricci arrivano dall’area del Nord Adriatico mentre le importazioni dall’estero riguardano prevalentemente la Croazia.

Per analizzare queste criticità è stato ideato «Tugeplal», che è un progetto di ricerca per valutare lo stato di salute e tutelare la biodiversità degli ecosistemi marini proponendo un insieme di buone pratiche di pesca sostenibile da adottare e replicare in altri territori nazionali. «Tugeplal» è l’acronimo del progetto finanziato dal Programma PO Feamp (Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca) 2014 – 2020 – Misura 1.40 «Protezione e ripristino delle biodiversità e degli ecosistemi marini e dei regimi di compensazione nell’ambito di attività di pesca sostenibili».

L’obiettivo è promuovere lo sviluppo di un sistema di tutela, gestione e valorizzazione dello stock dei «Paracentrotus lividus» e «Arbacia lixula» (ovvero dei ricci) nella zona d’interesse del «Parco Regionale delle Dune Costiere» da Savelletri a Torre San Leonardo, aumentando e massimizzando al contempo la competitività e redditività nel settore ittico regionale di riferimento.

«La vera sfida - ha dichiarato il prof. Francesco Bozzo del Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli studi Bari, capofila del progetto - sta nella ricerca di una sintesi tra due obiettivi: la conservazione e lo sfruttamento economico della risorsa. Solo una corretta gestione del patrimonio marino, supportata da adeguate politiche di regolamentazione e di marketing, potrebbe consentire il raggiungimento di buone performances aziendali nel rispetto degli equilibri complessi degli ecosistemi a cui fanno riferimento i ricci nei mari della Puglia».

Terminato lo studio normativo sul settore ittico e conclusasi l’indagine sul consumo consapevole dei ricci di mare, il progetto è entrato nel clou con le attività di campionamento dei fondali marini nel territorio che va da Savelletri a Torre San Leonardo.

I primi risultati saranno presentati nel corso di 4 iniziative che si svolgeranno a partire dal prossimo mese di luglio. Saranno l’occasione per presentare gli esiti scientifici della ricerca, promuovere una strategia di sensibilizzazione per cittadini sui temi della protezione degli ecosistemi marini. Gli eventi, inoltre, offriranno sessioni tecniche con pescatori per la condivisione di buone pratiche aziendali.

«La sostenibilità è la parola chiave per le scelte strategiche ed operative del Gal Valle d’Itria – ha dichiarato Giannicola D’Amico, presidente del Gruppo di Azione Locale Valle d’Itria, che è partner del progetto - in tal senso questo progetto è l’anello di contatto fra il pescatore responsabile e il consumatore attento all’alimentazione sostenibile e rispettoso delle specie a rischio e degli stock ittici più sfruttati. Con il consumo e la modifica delle abitudini è possibile condizionare il mercato e invertire la rotta supportando la pesca sostenibile e preservando il mare».

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