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Sanità

Brindisi, al Pronto soccorso è allarme: all'appello mancano 24 medici

Pronto soccorso Perrino di Brindisi

Il Pronto soccorso del Perrino di Brindisi

Il sindacato Cimo Puglia dichiara lo stato di agitazione. Oliva: «È inimmaginabile chiedere ancora il nostro sacrificio»

09 Giugno 2022

Antonio Portolano

BRINDISI - Medici in rivolta. In tutta la Puglia in generale e a Brindisi in particolare. Quelli del 118 hanno minacciato, qualche giorno fa, le dimissioni di massa. Ieri invece sono stati i camici bianchi, degli ospedali a dichiarare lo stato di agitazione. Sono pochi e stanno scoppiando. In particolare al Pronto soccorso.

A farsi portavoce della vibrata protesta il sindacato dei medici Cimo Puglia, subito dopo l'annuncio del blocco delle assunzioni «appena stabilito dall’assessore regionale alla sanità Rocco Palese e dal direttore del dipartimento salute Vito Montanaro». Impedirà, prevedono, «anche la sostituzione – non è dato sapere fino a quando - dei dimessi e dei pensionati, e renderà impossibile coprire quei buchi d’organico che rendono la vita impossibile ai (pochi) medici in servizio e ai (tanti) pazienti che necessitano di aiuto in Pronto soccorso, destinati a interminabili attese».

Già nei mesi scorsi alla Gazzetta il segretario regionale del Cimo, Arturo Oliva – che è anche il presidente dell'Ordine dei medici provinciale – aveva rappresentato la gravità del problema. E il quadro oggi è a tinte ancora più fosche. Brindisi è una delle realtà messe peggio in tutta la Puglia. In tutta la provincia servirebbero almeno 24 medici in più al Pronto soccorso. Al Perrino di Brindisi su un fabbisogno di 23 medici al Pronto soccorso ce ne sono 5 a tempo indeterminato e 6 con incarico libero professionale. E gli altri 12? A Francavilla Fontana su un fabbisogno di 10 medici al Pronto soccorso ce ne sono 2 a tempo indeterminato e 1 con incarico libero professionale (peraltro dimissionario al 26 giugno prossimo). Ne mancano 7. A Ostuni su un fabbisogno di 9 medici al Pronto soccorso ce ne sono 2 a tempo indeterminato e 2 con incarico libero professionale. Ne mancano 5.

Nei Pronto soccorso pugliesi mancano almeno 90 medici, pari al 40% del fabbisogno complessivo calcolato per il triennio 2020-2022, secondo il quale nelle strutture analizzate sarebbero necessari 225 camici bianchi. «Il blocco delle assunzioni, stabilito dall’Assessore ignorando ancora una volta qualsiasi tipo di confronto con le sigle sindacali, è l’ultimo affronto a medici e professionisti sanitari – commenta Arturo Oliva, segretario CIMO Puglia -. La carenza di personale è grave in tutti i reparti ospedalieri, ma non si può continuare ad ignorare quello che sta accadendo nei Pronto soccorso: i colleghi sono costretti a turni massacranti che mettono a rischio la sicurezza delle cure. E se le ferie estive, cui il personale sanitario stremato da due anni e mezzo di emergenza sanitaria ha pieno diritto, non potranno che peggiorare la situazione, gli accessi in Pronto soccorso continueranno ad aumentare, considerato l’arrivo di migliaia di turisti. E non è immaginabile chiedere ancora una volta un sacrificio ai medici. Siamo stanchi, e rimaniamo basiti davanti a queste decisioni, che ci costringono a proclamare lo stato d’agitazione. È questo il modo con cui la Regione intende frenare l’inarrestabile fuga dal Servizio sanitario e, in particolare, dai Pronto soccorso? Cimo non farà alcuna concessione: pretendiamo il rispetto dei diritti dei medici».

La scorsa settimana a far sentire la loro voce erano stati i medici del 118. Segnalavano che 32 unità hanno abbandonato il servizio negli ultimi 2 anni. E minacciavano lo sciopero di massa. Chiedono di raggiungere condizioni lavorative che garantiscano dignità e tutele nello svolgimento delle loro funzioni, essenziali per la vita delle persone. «Siamo medici con un contratto in convenzione con la Asl (già privo di per sé di un adeguato trattamento economico, del riconoscimento dei vari rischi a cui quotidianamente vanno incontro e delle rispettive tutele) – ricordavano - e assolviamo i nostri compiti al pari dei colleghi ospedalieri. A differenza loro, svolgiamo turni gratuiti di reperibilità, non abbiamo congedi parentali o per la formazione, non abbiamo diritto allo studio e quindi nessuna possibilità di crescita professionale, non abbiamo tredicesima, nessun Tfr e una misera retribuzione di malattie e infortuni tramite un’assicurazione e l’Enpam».

Insomma la situazione tra Pronto soccorso e 118 è rovente. E non sono gli unici due fronti.

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