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In Puglia e Basilicata

La storia

Brindisi, un viaggio in moto per aiutare i bimbi che lottano contro il cancro

Vincenzo Iaia

Vincenzo Iaia partirà domenica prossima. Per cinque anni raccoglierà fondi per il reparto di oncoematologia pediatrica della Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo

11 Maggio 2022

Stefania Franciosa

BRINDISI - Si chiama «Inseguendo il sole» l’ambizioso progetto di Vincenzo Iaia, il ventiseienne di Torre Santa Susanna che domenica prossima, 15 maggio, inizierà un lungo viaggio a bordo della sua moto, una Honda Transalp 600, con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Sulla sua «Maya», per cinque anni, percorrerà un giro intorno al mondo durante il quale sensibilizzerà la gente su quanto sia importante che un reparto, che salva la vita dei bambini, sia dotato di attrezzature ed apparecchiature idonee e all’avanguardia, ma anche di elementi di comfort per le famiglie che devono necessariamente assisterli.

Vincenzo quel reparto lo ha frequentato per più di un anno; aveva, infatti, soltanto dodici anni quando fu operato, presso la Casa di Cura Bernardini, a Taranto, per l’asportazione di un germinoma cerebrale, una massa tumorale nella zona della ghiandola pineale; il coma, la momentanea perdita della vista e poi il trasferimento a San Giovanni Rotondo per le cure successive, ovvero le sedute di chemioterapia e radioterapia. Vincenzo, che frequentava l'ultimo anno delle scuole medie, lì ha trovato il sostegno, le cure e la professionalità di medici e sanitari che lui definisce angeli ed ora vuole ringraziare la struttura, il personale attraverso un’opera umanitaria e, senza dubbio, lodevole.
Oggi Vincenzo è un uomo a cui la vita ha dato una seconda possibilità.

Dopo essersi laureato in Scienze economiche a Roma, ha iniziato a pensare al progetto che lo porterà nei cinque continenti, un'idea nata quando era ancora un adolescente: «Tu non puoi donare! Come non posso donare? Io voglio donare! Fu con queste parole che la dottoressa rifiutò la mia volontà di inserirmi nella lista volontari dei donatori di midollo – ci racconta Vincenzo -. Allora, poco più che tredicenne, non presi affatto bene tale rifiuto. Fu come un brutto fallimento, o almeno lo era nella mia testa. Quando ogni cellula del tuo corpo è intenzionata a dare una mano non prendi affatto bene un rifiuto. Raccontai l’accaduto alla mia dottoressa di reparto alla quale ero molto affezionato sicuro che avrebbe accolto le mie istanze e avrebbe fatto in modo che io potessi donare. Ricordo molto bene come sul suo volto si disegnò un sorriso compiaciuto quasi a dirmi quanto fosse orgogliosa di quello che cercavo ostinatamente di fare. Mi prese in disparte e mi disse: "Guarda Vincenzo, ci sono tanti modi con cui puoi aiutare!". In un primo momento non capii bene cosa volesse dire. Riflettei a lungo sul significato di quelle parole. Modi? Ma, quindi, non c’è un solo modo per aiutare. Questo progetto nasce da questo, dalla continua ricerca di quel modo speciale che mi appartenesse personalmente».
Un progetto sul quale Vincenzo sta lavorando da almeno tre anni, raccogliendo, nel mondo, le adesioni di coloro che credono come lui nella sua missione.

In ogni città in cui farà tappa, il giovane torrese racconterà la propria testimonianza, parteciperà ad incontri organizzati da associazioni del posto, sensibilizzerà la gente ad effettuare una donazione che sarà possibile solo online attraverso siti di crowdfunding, ma Vincenzo parteciperà anche a progetti di volontariato, si dedicherà a lavori socialmente utili, aiuterà persone in difficoltà. Tanta la gente che si è già offerta di ospitarlo; la prima tappa sarà quella di Cerignola dove sarà accolto dalla mamma di un bambino malato oncologico, poi si sposterà in una famiglia di San Giovanni Rotondo per poi proseguire a Salerno. Per un po’ di tempo si fermerà in Italia, spesso rientrerà in Puglia per raccontare i suoi viaggi e le sue esperienze.

«Quelle parole cambiarono totalmente il mio punto di vista e, a pensarci bene, hanno cambiato tutta la mia vita. Da allora le domande che ho continuato a farmi sono state: cosa posso fare io per il “mio” reparto? Cosa posso fare io per il prossimo? Certo che non sono né un dottore e non ho grandi capitali da devolvere. Questo progetto è la risposta a quelle domande». E aggiunge: «Mi sono detto “perché non essere un messaggio di speranza? Perché non portare gioia e allegria per il mondo, fare una grande raccolta fondi per il “mio” reparto e testimoniare quello che vedo attraverso i miei occhi?!».

«“Inseguendo il sole” è il risultato delle risposte a quelle domande - prosegue -. Questo progetto descriverà il mio giro del mondo in motocicletta della durata di 5 anni a bordo di “Maya” una Honda Transalp del 1997 al fine di raccogliere fondi utili all’acquisto di beni per il reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo». 

E consegna gli hastag: « #inseguendoilsole #maya #adventuremotorcycle #transalp600gioia e allegria per il mondo, fare una grande raccolta fondi per il MIO reparto e testimoniare quello che vedo attraverso i miei occhi?!”»

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