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Ofanto, il futuro
non solo nel Parco

La riscoperta del territorio. Enti e idee a confronto per rilanciare il fiume di Puglia

fiume ofanto

di PAOLO PINNELLI

Ofanto, tra una grande passato fatto di storia, presente segnato dall’istituzione di un «Parco», e futuro legato a suo sviluppo come ricchezza per il territorio. Il fiume pugliese con il suo paesaggio è stato al centro della «due giorni» di studi e riflessioni organizzata dal «Polo museale della Puglia», e che ha coinvolto gli enti aderenti al Parco Naturale regionale dell’Ofanto, dalla Provincia ai comuni di Barletta e Canosa, fino alla «Fondazione archeologica canosina».

Ma qual è il presente e il futuro del Parco e dell’Ofanto stesso? «Del fiume spesso si è parlato non di progetti o speranze o capacità di costruire in maniera condivisa, ma di denunce asettiche, spesso senza ipotesi o prospettive, dalle colture in alveo fino alla guerra dell’acqua - lamenta Mauro Iacoviello, direttore del “Parco” - C’è però una realtà da cui non possiamo più prescindere: l’Ofanto ha una scala ampia, è un insieme di “parchi urbani”, ognuno con approcci diversi: da Canosa, a Cerignola, Ascoli Satriano e via via verso la fonte. Tutti “parchi nel parco”, uno diverso dall’altro».

Il futuro, allora, passa da una diversificazione o parcellizzazione della gestione. «Smetterò di raccontare suggestioni e scenari e di pensare ai fenomeni e alle denunce che arrivano. Da oggi per dare vita al parco - dice il direttore - vorrei ascoltare e discutere solo di proposte perchè, fino ad ora, gli imprenditori, che sono soggetti interessati, fino alle associazioni, non hanno ancora avuto la capacità di arrivare al Parco proponendo e questo ha reso difficoltoso l’operato del parco che ha invece il ruolo di costruire in maniera condivisa uno scenario e coadiuvare e assistere. Ma - conclude - non può essere sempre l’esecutore, soprattutto in un sistema complesso, esteso e problematico come il nostro».

La difficoltà del progetto è certamente dovuta alla estensione del fiume Ofanto, il cui territorio coinvolge 3 regioni, 5 province e 51 Comuni.

«Il parco è una idea grandiosa da un lato, ma è evidente che un po’ stenta a decollare - sottolinea l’assessore all’urbanistica del Comune di Canosa, Sabina Lenoci - il lavoro grosso però è stato fatto. Bisogna ora sdoganarlo: bisogna cambiare registro e considerare la realtà del Parco non nel totale ma considerarla per “pezzi” di territorio».

Ma non solo: «Bisogna ripopolare il fiume di persone - continua Lenoci - stiamo incontrando per questo le associazioni che si occupano del fiume, nella parte canosina, e le associazioni sportive perchè insieme dobbiamo cancellare l’idea del fiume che crea solo problemi ma trasformarlo in un luogo da vivere e da far conoscere. Se lo reimmaginiamo popolato daremo un apporto importante a far rivivere l’Ofanto».

«L’opportunità della esistenza di una “Parco” è importante per il territorio e soprattutto per Canne delle Battaglia, una zona che soffre di solitudine. Si dovrebbero sviluppare circuiti di cicloturismo o sportivi su fiume e preso il fiume, dove si possa fare fare trekking o anche rafting, canoa e canottaggio- dice la direttrice dell’Antiquarium di Canne della Battaglia, Miranda Carrieri - e si può cominciare proprio dalla “maglia” Canosa-Canne, da un piccolo tratto, con una pista ciclabile e percorsi attrezzati con cartellonistica, con punti di sosta e sentieri che portino al fiume: così potrebbe essere utilizzato e vissuto dai ragazzi, come stiamo facendo attraverso un progetto scuola lavoro con il Liceo Casardi di Barletta. Poi bisogna creare un “marchio”, un brand e realizzare iniziative quasi ogni settimana. Dopo l’incontro di settembre su “Cultura e natura”, il Polo museale è pronto a dare una spinta a questo progetto, partendo dalle piccole cose. Poi una volta partiti si andrà avanti con più speditezza».

Le iniziative? «Fare una settimana “istituzionale” dedicata al fiume nelle scuole - propone la vicepresidente di Confagricoltura Donne Puglia, Gabriella Manzari - dobbiamo far riscoprire il fiume ai nostri giovani, attraverso attività stagionali non sporadiche, per far studiare i nostri ragazzi all’aria aperta e avvicinarli al fiume»

Il futuro più vicino è la realizzazione un itinerario lungo l’Ofanto del gruppo scout regionale «ma dobbiamo superare l’attraversamento della ex statale in zona Salinelle» avverte Iacoviello, ricordando la «complessità» del sistema Ofanto, mentre sono in arrivo attività di orienteering e attività sportive del Coni, che partiranno da Canne della Battaglia, già in occasione delle «Giornate del Fai di Primavera», la prossima settimana.

Anche così l’Ofanto comincia a rivivere. 

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