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Il delitto di Bisceglie

Omicidio Valente, droga
o movente «passionale»

Le ipotesi investigative all'indomani dell'omicidio di

Omicidio Valente, drogao movente «passionale»

GIANPAOLO BALSAMO

BISCEGLIE - Non un avvertimento. Doveva essere una vera e propria esecuzione. E, di fatto, si è concluso in un efferato omicidio. L’agguato teso lunedì mattina a Bisceglie nei confronti di Girolamo Valente di 57 anni e di sua moglie Caterina De Chirico, non lasciava infatti alcuna via di scampo.

I venti colpi di mitraglietta (18 esplosi e due inesplosi) skorpion sparati contro la Toyota «Aygo» sulla quale viaggiavano i due coniugi biscegliesi, dovevano uccidere. Forse per lavare una vecchia ruggine, per regolare conti in sospeso o per punire qualche ingerenza in affari illeciti. Sta di fatto che in certi ambienti, simili affronti si lavano solo col sangue. Ad avere la peggio è stato solo Girolamo Valente mentre la moglie, che era alla guida dell’auto, è stata colpita alle gambe ed al bacino. Ha avuto la forza di fermare l’auto ma, ferita, ha perso conoscenza qualche istante dopo. Trasferita d’urgenza presso l’ospedale «Bonomo» di Andria, è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico ma non è in pericolo di vita.

All’indomani dell’omicidio del «Magnacc» (come era noto Girolamo Valente negli ambienti della criminalità locale) proseguono serrate le indagini dei carabinieri della Tenenza di Bisceglie e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Trani, coordinati dal sostituto procuratore Mirella Conticelli del Tribunale di Trani. Per il momento gli investigatori preferiscono non sbilanciarsi ma l’impressione è che l’uccisione di Girolamo Valente (coinvolto con il figlio Giulio, a febbraio 2010, nell'operazione «The Big family» che consentì ai carabinieri di sgominare un'organizzazione criminale dedita allo spaccio di stupefacenti nel comune di Bisceglie) sia da collegare ad un altro omicidio. Quello del 25enne biscegliese Matteo De Gennaro, freddato con un colpo di pistola sparato in faccia in piazza Diaz nei pressi della stazione ferroviaria di Bisceglie, nella notte dello scorso 10 giugno.

Ad unire i due gravi fatti di sangue, secondo gli investigatori, ci potrebbero essere motivi di gestione del mercato locale della droga ma, non è escluso, potrebbe sussistere anche una ipotesi «passionale». L'omicidio di lunedì scorso, pertanto, potrebbe essere stata una «risposta» all’agguato di giugno ma, in questo caso, spetterà agli investigatori risalire ai mandanti della barbara esecuzione consumata in un afoso lunedì di agosto sulla trafficata via Ruvo che collega numerose aziende artigianali vicino al centro di Bisceglie.

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