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di PINO CURCI

BARLETTA - L’ipotesi di «trasferire» un «parco urbano» nel parco fluviale dell’Ofanto (ipotesi che sembra tramontata), ha riportato d’attualità lo stato in cui versa il tratto pugliese del corso d’acqua. E dalla foce giungono segnali inquetanti: l’erosione in zona è diventata galoppante. Negli ultimi anni l’erosione costiera, già considerevole da almeno trent’anni, è diventata ancora più vistosa. Prova ne è l’arretramento registrato proprio sul lato Barletta della foce.
I laghetti costieri sono ormai spariti e la linea di costa è arretrata ancora per decine di metri intaccando anche l’argine che delimitava quella che un tempo era un’ampia foce a delta.

Tra l’argine e il mare vi era non solo una strada sterrata che consentiva l’accesso ai terreni presenti a ridosso della foce, ma anche un ampio arenile interrotto da alcuni stagni costieri. Tutto scomparso.
Si tratta di un fenomeno noto agli addetti ai lavori: la realizzazione di numerose dighe a monte (tra le quali la più grande è quella di Conza) ma anche il prelievo indiscriminato di materiali (ghiaia e sabbia soprattutto) ha di fatto diminuito l’apporto di detriti alluvionali in mare, per cui le correnti marine intaccano la linea di costa che arretra progressivamente. Si riteneva che il fenomeno fosse in attenuazione ma, invece, prosegue con una certa vistosità. Un fenomeno che tutti gli enti pubblici dovrebbero monitorare in quanto ogni anno il mare porta via una fetta di territorio e rischia di cancellare parte delle spiagge che da sempre si cerca di valorizzare.

A tale proposito va ricordato che nel corso dei secoli il fiume Ofanto ha «donato» ai comuni costieri ettari ed ettari di territorio. Significativi sono al riguardo due elementi caratteristici del territorio barlettano.
Torre Ofanto che, come le torri costiere per l’avvistamento dei pirati saraceni ed ottomani, fu realizzata in riva al mare adesso di trova a centinaia di metri dalla riva. A Barletta il fortino di Paraticchio agli inizi del Novecento, come testimoniano cartoline d’epoca, era lambito dalla risacca marina, ora il mare è ben lontano. Purtroppo tra dighe, prelievi di sabbia e ghiaia e cambiamenti climatici (si stima che il livello del mare possa salire di diverse decine di centimetri) vi è il rischio che il paesaggio costiero barlettano possa tornare in pochi anni al passato. Insomma quel che l’Ofanto nei secoli ha sottratto al mare quest’ultimo potrebbe riprenderselo. Un elemento sul quale chi decide il futuro urbanistico della città deve riflettere. Altrimenti vi è il rischio di compromettere non solo parte del territorio ma anche una fetta considerevole del futuro turistico.

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