Domenica 21 Aprile 2019 | 00:37

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«Cesco» era diventato per i giornali del «Paese del Sol levante» un «ponte tra il Giappone e l’Italia».
Un ponte prematuramente interrotto dopo quel maledetto 12 luglio scorso quando lo scontro fra due treni tra Andria e Corato strappò alla vita 23 individui. Tra essi, anche il 17enne coratino Francesco Tedone (Cesco come era chiamato in Giappone), il piccolo «samurai» dai capelli rossi, tanto innamorato della cultura orientale che sognava davvero di tracciare un ponte ideale e culturale tra la sua terra pugliese e quella nipponica che per un anno l’aveva ospitato.
A poco più di un mese da quel luttuoso evento che ha segnato per sempre la Puglia ed il Nord Barese, lasciando un ricordo doloroso indelebile nell’anima di tutti gli italiani, la famiglia Tedone di Corato ha pensato bene di continuare subito l’opera avviata dal loro Francesco.
Vincenzo Tedone, imprenditore coratino nel settore delle confezioni tessili, sua moglie Angela Iodice e gli altri due loro figli, Natale e Tiziana, non sono indifferenti alle attestazioni di stima, alle molteplici manifestazioni di cordoglio e affetto, agli innumerevoli messaggi che continuano ad arrivare. Per loro, però, Francesco è ancora lì.
«Per noi Francesco - dice mamma Angela - è ancora ospite della famiglia Yokono. Vogliamo pensare che nostro figlio sia ancora ad Ōita, preso dai suoi studi, dalle sue conquiste culturali che stava facendo in Giappone. Vogliamo mantenere sempre vivo il suo ricordo e proseguire a realizzare quello che era il suo sogno».
Per questo quindi, di comune accordo, la famiglia Tedone ha deciso dare vita ad una associazione che, basandosi sull’intercultura e sullo scambio tra culture, riesca a trasferire qui da noi una parte della cultura giapponese. «A tal riguardo - aggiunge l’avv. Michele Losapio, legale della famiglia -, proprio per proseguire l’opera avviata dal giovane e ricordarlo in maniera duratura, i familiari di Francesco mettono a disposizione un terreno di loro proprietà (ubicato in zona “Bracco” a Corato) di circa un ettaro ed un capannone di circa 900 metri quadrati dove, con la collaborazione delle istituzioni e di di chi volesse condividere il progetto, si potrebbe dar vita all’associazione e creare impianti sportivi per la crescita culturale e per lo sviluppo psico fisico dei giovani».
«Francesco - spiega Vincenzo Tedone - quando lo andammo a prendere a Roma lo scorso 10 luglio, di ritorno dal Giappone, era così contento e ricco di propositi ed idee che ci palesò l’intento di diventare volontario di Intercultura, quell’ente che costruisce il dialogo interculturale attraverso gli scambi scolastici e che ha reso possibile l’esperienza di un anno di Francesco in Giappone».
Appassionato soprattutto di informatica, Francesco è definito dal fratello Natale «un genio a scuola senza che avesse il bisogno di aprire un libro». «Con lui - racconta la sorella Tiziana - potevamo parlare di qualunque cosa. La sua intelligenza era poliedrica ed era un piacere dialogare con lui nonostante fosse il “piccolo” della famiglia».
Il piccolo «samurai» che, ora, solo attraverso i suoi cari continuerà la «corsa» verso il coronamento del suo sogno. «Sai che ti dico? - scrive Rosanna Calò, un’amica di Francesco firmando una commovente lettera indirizzata al cielo e consegnata ai genitori del ragazzo -. Nemmeno noi ci fermeremo. Nessuno di noi si fermerà, noi continueremo questa corsa con te e per te».

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