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Frecciarossa, dopo Bari tocchi Lecce
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di FRANCO GIULIANO

BARI - Grazie, ma non basta. «Vogliamo anche al Sud treni più veloci». Fu questo il tema del Forum organizzato dalla Gazzetta del Mezzogiorno nel maggio del 2013, subito dopo la decisione delle Fs di isolare il Sud trasferendo sulle tratte del Centro-nord i treni Frecciargento e Frecciarossa utilizzati fino a quel momento sulla linea Lecce-Milano. Un evento al quale parteciparono i presidenti delle Regioni: Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, Marche, Gian Mario Spacca; Abruzzo, Gianni Chiodi; Molise, Paolo di Laura Frattura e Puglia, Nichi Vendola, insieme agli amministratori delegati delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti e di Ntv, Giuseppe Sciarrone.Il confronto (coi i cinque governatori e i due più potenti manager delle aziende ferroviarie del Paese) rappresentò l’inizio della nostra battaglia che ha coinvolto sindaci, ministri, parlamentari e soprattutto 40mila Lettori che hanno sottoscritto il nostro «Appello» consegnato nei mesi scorsi al Governo. Una iniziativa che aveva come obiettivo quello di verificare l’interesse della politica, e in particolare dei Governi delle regioni che si affacciano sull' Adriatico a sollecitare il progetto dell’Alta Velocità anche lungo la direttrice Lecce-Milano. «Solo attraverso l’individuazione di una strategia unitaria - dissero i partecipanti al forum - si può pensare di ottenere un qualche risultato concreto. Nello specifico, dovremmo porre le basi per presentare una proposta corale al Governo per spingerlo a combattere i maniera efficace la diseguaglianza che esiste attualmente nel sistema del trasporto ferroviario tra il nord e il resto del Paese».

A due anni di distanza da quell’iniziativa che ha rappresentato l’inizio di una battaglia condivisa da quella parte dell’Italia (cinque regioni) esclusa dall’infrastruttura dell’Alta velocità ferroviaria, adesso «solo adesso» (che quei Frecciarossa non servono più al Nord, avendo l’azienda acquistato treni ancora più veloci) Trenitalia ha annunciato che a partire dal prossimo 20 settembre restituirà i treni veloci (gli Etr 500) scippati al Sud per utilizzarli sulle linee ferroviarie delle Regioni del Centro-Nord.

Una sola coppia di treni Frecciarossa sulla tratta Milano-Bari e viceversa in partenza dal capoluogo lombardo alle 7,50 (arrivo alle 14,20) e da Bari part. alle 16,20 (arrivo a Milano alle 22,50).

Una «concessione» che risponde ad una sola delle nostre richieste avanzate al Governo in occasione dell’incontro a Palazzo Chigi tra l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio (oggi ministro dei Trasporti) e il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe De Tomaso in occasione della consegna delle 35mila firme. In quel documento chiedevamo (oltre alla infrastruttura) «il possibile». E cioè: «ridurre di ben un'ora e quindici minuti i tempi di viaggio sulla linea ferroviaria Milano-Pescara-Bari, se si utilizzassero treni moderni e adeguati che possano fruire dell'Alta Velocità esistente tra Milano e Bologna, invece di percorrere la tratta storica fra le due città, e che possano procedere ad una velocità superiore anche a sud di Bologna, lungo la linea Adriatica, grazie all'assetto variabile. In questa ipotesi, ad esempio, i tempi di viaggio Milano-Bari si ridurrebbero a circa 6 ore e mezza, Milano-Foggia a 5 ore e mezza e Milano-Pescara a meno di 4 ore».

Abbiamo impiegato anni per convincere i vertici delle Fs che anche senza l’infrastruttura dell’Alta Velocità sull’Adriatica qualcosa si poteva fare restituendo i treni veloci ed operando celermente sulla infrastruttura per aumentare la velocità commerciale della rete soprattutto con l’ausilio della tecnologia. Non una coppia però. Non fino a Bari. Troppo poco rispetto agli 80-90 treni che FS effettua giornalmente sull’Alta Velocità. Oggi il nostro amministratore delegato delle Fs, Michele Mario Elia (pugliese di Castellana Grotte) ci ha restituito solo una parte della nostra dignità di italiani contribuenti. Dignità fortemente compromessa rispetto a quella degli altri cittadini di serie «A» delle restanti regioni del centro-Nord che viaggiano da cristiani.

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