Il business inarrestabile (e sempre più fiorente) della droga e la sicurezza nelle piazze; il fuoco sotto la cenere che cova tra i clan; l’uso dei social da parte dei giovani aspiranti boss e la violenza di genere, atroce ferita che non si rimargina. Il 174º compleanno della Polizia di Stato, che si celebra domani alle 10.30 nel Teatro Petruzzelli, diventa l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel capoluogo e in provincia dalle donne e dagli uomini in divisa, ma anche per accendere un faro su fenomeni criminali spesso invisibili. Ne fa un efficace affresco il questore di Bari Annino Gargano, ospite della Gazzetta del Mezzogiorno per l’intervista con il direttore Mimmo Mazza.
Signor questore, tema sicurezza. Cosa sta succedendo in città, quali le strategie in atto?
«Nel mirino ci sono spacciatori di droga e microcriminalità. C’è poi il fenomeno del bivacco nelle piazze che devono essere il biglietto da visita della città. Tutto questo incide sulla percezione della sicurezza dei residenti, dei cittadini e dei tanti turisti che attraversano queste piazze. Il nostro personale (unità cinofile, reparto mobile, i Falchi della Squadra mobile, l’ufficio immigrazione) è altamente specializzato. Le forze di polizia sono attive con servizi ad alto impatto disposti in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica c’è. Occorre determinazione ed equilibrio nel perseguire gli obiettivi a partire dal riappropriarsi di strade e piazze a qualunque costo».
Prevenzione e repressione, come cambia la percezione dal punto di vista del cittadino?
«Il nostro motto è “esserci sempre”. A volte, rispetto all’attività di repressione certamente più misurabile con il numero degli arresti o dei sequestri di armi e droga, la prevenzione viene percepita, nonostante la sua importanza ed efficacia, come meno evidente. Eppure, assicuro che, grazie ad essa, tante estorsioni, rapine e omicidi si sono potute evitare. Si tratta di una sfida da affrontare con determinazione, rassicurando i cittadini sul fatto che la Polizia di Stato e le forze dell’ordine ci sono. La nostra stella polare resta una sola: proteggere il cittadino».
Una delle emergenze è la violenza giovanile. Cosa si può fare a fronte di comportamenti clamorosamente illegali anche da parte dei minorenni?
«Eserciterò tutte le prerogative con determinazione, a partire dall’ammonimento e dall’avviso orale, efficaci strumenti di prevenzione anche in contesti come violenza di genere, le minacce commessi da minorenni, ad esempio in ambiente scolastico, le risse fuori dai locali della movida. Daspo Willy e Decreto Caivano ci danno la possibilità di intervenire in maniera pesante sui giovani devianti».
Criminalità, l’impressione è che rispetto al passato si spari molto meno in città. Cosa vuol dire questo dato?
«C’è un sottile fuoco che cova sotto la cenere, non si può di certo abbassare la guardia. Sono stato capo della squadra mobile a Bari nel 2017 e nel 2018, quando in particolare nel quartiere Japigia ci furono fibrillazioni che sfociarono in omicidi e tentati omicidi. Bisogna mantenere alta l’attenzione investigativa, ma abbiamo la fortuna di avere un’autorità giudiziaria e una Direzione distrettuale antimafia di altissimo profilo al pari degli apparati investigativi delle forze di polizia. Bisogna proseguire su questa strada».
Ci sono differenze da un quartiere rispetto all’altro?
«Nessuna zona di Bari è esente, gli equilibri sono labili e talvolta basta poco per farli saltare. La presenza delle forze di polizia sul territorio, i successi giudiziari, le operazioni, le collaborazioni di giustizia hanno rappresentato tanto nella lotta alla criminalità, in questo momento apparentemente inabissata e in modalità “meno clamore”. La ‘ndrangheta ha fatto scuola in questo. Eppure, qualcosa sta accadendo a Bari, dall’incendio di una pizzeria ad altre azioni criminali che abbiamo sventato grazie alla invisibile ma efficace attività di prevenzione».
Come sta cambiando il business della droga?
«La domanda è molto significativa e l’offerta si adegua con la conseguenza che, rispetto a qualche tempo fa, i prezzi delle dosi di cocaina, hashish, marijuana si sono molto abbassati. Sono tantissimi i sequestri di droga che facciamo ad esempio nel centro storico o nei luoghi della movida. E adesso sta prendendo piede anche il crack».
Un profilo basso che però non sempre viene osservato dalle giovani leve del crimine, almeno sui social.
«Le modalità di comunicazione influenzano i comportamenti. Prima c’era un modo di comunicare diverso, oggi si punta ad apparire mostrandosi impugnando una pistola su tiktok. Anni fa, quando ero capo della Mobile, ho visto la nascita di questo fenomeno con esponenti del clan Striusciglio. Penso che fiction in stile tipo Gomorra abbiano avuto un peso in questo. C’è il bisogno da parte di chi è più giovane di affermarsi, mostrandosi. Filmati di bravate e stese vengono ostentate».
E la presenza delle mafie straniere?
«C’è quella albanese molto attiva sul fronte del traffico internazionale di droga; quella georgiana ancora molto forte con i suoi maggiorenti che fanno base a Bari, ancora oggi capace di gestire i furti negli appartamenti; e si affaccia anche qui la mafia cinese attiva nello sfruttamento della prostituzione».
Già, le donne. Quanto è diffusa la violenza di genere?
«Purtroppo i casi di maltrattamenti, soprattutto all’interno del contesto famigliare, sono ancora molto diffusi. Proprio negli ultimi giorni siamo entrati in azione per tempo e siamo riusciti a disarmare un uomo che stava accoltellando la nipote».
















