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Carcere di Trani: troppi detenuti e poco personale

carcere di Trani

Il carcere di Trani

Gli osservatori dell’associazione Antigone elencano le criticità dell’istituto di pena. A fronte di 312 posti, la struttura ospita 379 persone. Invece di quattro educatori, soltanto uno è in servizio. Nel 2021 ci sono stati 11 tentativi di suicidio e 31 casi di autolesionismo

12 Agosto 2022

Linda Cappello

TRANI - Sovraffollamento, carenza di personale e strutture inadeguate. È questo il giudizio del carcere maschile di Trani dopo la visita del 4 luglio scorso da parte delle componenti dell’osservatorio regionale dell’associazione Antigone.
Si tratta della seconda casa circondariale più grande della Puglia, dopo quella di Lecce.

L’istituto ospita 379 persone detenute ( di cui 357 a regime pieno, 20 semiliberi e due in permesso) a fronte di una capienza regolamentare di 312.

Dunque, come accade in quasi tutte le carceri italiane, la struttura ospita più detenuti rispetto a quanti ne potrebbe effettivamente avere.

C’è poi l’altra grave criticità che è quella della carenza di personale.

In tal caso si fa riferimento tanto agli uomini della polizia penitenziaria, che si occupano della sicurezza, che alle altre figure che interagiscono con i detenuti per un loro futuro recupero a livello psichico e comportamentale.
A Trani, infatti, c’è in servizio una sola educatrice, a fronte delle quattro unità previste. Gli agenti, invece, dovrebbero essere 211 ma ce ne sono soltanto 182.

«Le condizioni dell’edificio si presentano complessivamente buone - spiega l’avvocato penalista Noemi Cionfoli, componente dell’osservatorio - sebbene vi siano rilevanti differenze fra le sezioni oggetto di recenti interventi manutentivi , come il padiglione Europa, e quelle più risalenti, come la sezione dedicata ai nuovi giunti e quella denominata ex semiliberi: in queste ultime si riscontrano le condizioni strutturali più critiche, con celle talvolta prive finanche di servizi igienici in ambiente separato. Le celle di tutte le sezioni, inoltre, pur rispettando i tre metri quadri calpestabili, risultano poco spaziose».
Particolarmente delicato è il problema della gestione sanitaria dei tanti detenuti con problemi psichici, a causa della carenza di posti nelle Rems.

Per chi non lo sapesse, le Rems sono sono strutture esclusivamente sanitarie, gestite da Asl, con una spiccata vocazione sanitario-trattamentale, nelle quali non c'è polizia. Ospitano i destinatari di misure di sicurezza affetti da disturbo mentale e socialmente pericolosi.

Per il personale medico in servizio, però, è estremamente difficoltoso trattare le patologie psichiatriche in un luogo non adeguato come il carcere.

Come eventi critici, nel 2021 si sono registrati 31 casi di autolesionismo, undici tentativi di suicidio, 22 aggressioni ai danni del personale e due trattamenti sanitari obbligatori.

«La piaga del sovraffollamento, che nelle strutture detentive pugliesi si attesta, come media, al 135% insieme alla inadeguatezza delle strutture, alla carenza di personale di sostegno e di sicurezza, genera una pena detentiva inumana», aggiunge l’avvocato Alessandro Stomeo di Antigone «la reclusione si sostanzia, così, in un inutile e passivo stato di limitazione della libertà che aggrava, anziché risolvere, i problemi di socializzazione del reo allontanandolo ancor di più da un modello comportamentale accettabile».

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